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Trapianto cuore da maiale geneticamente modificato. Massetti: “Presto per capire se funzionerà”

11 Gennaio 2022
Assistenza

Impiantato a Baltimora nel petto di un 57enne. Il professor Massimo Massetti, direttore della UOC di Cardiochirurgia e del Dipartimento di Scienze Cardiovascolari del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS: “Dobbiamo aspettare per vedere se ci sarà o meno rigetto dell’organo”

Speranza. E cautela. Sono due stati d’animo solo apparentemente ambivalenti, ma perfettamente in linea con il progredire della ricerca, quelli che muove la notizia del primo xenotrapianto di cuore, con l’organo di un maiale ‘umanizzato’ che solo tre giorni fa è stato impiantato a Baltimora nel petto di David Bennett Sr, 57 anni.

L’operazione è durata otto ore ed è stata eseguita a Baltimora. Il nuovo organo “crea il battito, crea la pressione, è il suo cuore – ha detto Bartley Griffith, direttore del programma di trapianti del centro medico di Baltimora, autore dell’intervento. – Funziona e sembra normale ma non sappiamo cosa succederà domani, non è mai stato fatto prima”.

L’intervento

Si è trattato di un intervento compassionevole e per questo autorizzato dalla Food and Drugs Adiministration (FDA), perché non erano disponibili alternative come un trapianto da donatore o comunque la possibilità di portare avanti almeno una soluzione ‘ponte’ come quella di un dispositivo in grado di vicariare la funzione del ventricolo sinistro, che deve spingere il sangue in tutto l’organismo.

Serve tempo per capire cosa accadrà

“E’ un passo avanti importante soprattutto in chiave di conoscenza e di avanzamento biologico – spiega Massimo Massetti, direttore della UOC di Cardiochirurgia e del Dipartimento di Scienze Cardiovascolari presso il Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS a Roma. – Due sono a mio parere gli elementi che offrono spazio alla speranza. Uno riguarda il ricevente, l’altro l’organo da impiantare. Da quanto si sa, occorre sempre attendere la pubblicazione scientifica per avere informazioni precise, i ricercatori sono riusciti a comprimere al minimo la possibilità che l’organo di maiale possa stimolare, attraverso gli antigeni, una risposta immunitaria massiccia e tale da distruggere il cuore animale. Ma è anche importante sapere che sul fronte del ricevente, si è indotta attraverso una strategia di modulazione genetica una condizione tale da limitare la reazione difensiva da parte dell’organismo nei confronti del cuore di un’altra specie. Si tratta insomma di un grande progresso in chiave biologica. Ora dovremo vedere quanto e come questo approccio possa durare nel tempo e quali possono essere i problemi, in termini di qualità di vita legata ai trattamenti immunosoppressivi, per il ricevente”.

Massimo Massetti

Il patrimonio genetico

A parte il fascino della vicenda, che colpisce anche sotto l’aspetto dell’immaginazione, il passo avanti va visto non tanto in chiave chirurgia, ma sotto l’aspetto biologico. E ci vuole tempo per capire cosa accadrà. Lo xenotrapianto, ovvero il trapianto interspecie, prevede innanzitutto l’inserimento nel patrimonio genetico dei maiali di geni di origine umana capaci di ridurre il rischio perché in grado di ridurre l’intensità della risposta immunologica nell’organismo del ricevente.

Altrimenti il sistema immunitario dell’ospite, per quanto ‘frenato’ da terapie mirate, rischia di rigettare più o meno rapidamente l’organo ricevuto. Ma c’è un altro rischio da non sottovalutare. Occorre pensare alle infezioni causate da ceppi virali presenti nei maiali ma non nell’uomo, che potrebbero essere capaci di superare la barriera di specie, come quelle da retrovirus suini.

Capire se l’organo verrà o meno rigettato

“Tutto questo ha fino ad ora frenato le opportunità offerte dallo xenotrapianto: per questo è un’ottima notizia quella che viene da Baltimora, ma occorre cautela nel valutarla – riprende Massetti – . Si tratta comunque di un ulteriore passaggio ‘strategico’ nella logica di poter rispondere ai crescenti bisogni di trapianti cardiaci che non possiamo ancora soddisfare. Dopo aver puntato sul miglioramento delle tecniche di rianimazione per conservare il cuore e gli altri organi di chi si trova in stato di morte cerebrale e quindi può donare e del miglioramento delle terapie anti-rigetto, in questo senso, oggi si lavora molto anche su strade alternative”.

Il cuore artificiale

Quali sono le altre soluzioni sulle quali la ricerca sta lavorando? “Ad esempio esistono dispositivi di ‘cuore artificiale’ basati su turbine che possono sostituire la funzione del ventricolo sinistro assicurando un valido flusso di sangue all’organismo, e possono essere impiegate sia come soluzioni ‘ponte’ sia come sostituzioni di lunga durata. In questo senso, l’opportunità dello xenotrapianto si propone come prospettiva interessante, ma tutta da valutare, per far fronte ad una necessità clinica e sociale sempre più pressante. Grazie al miglioramento dei trattamenti per le patologie cardiache acute e in seguito al progressivo invecchiamento della popolazione, oggi sempre più persone giungono ad una condizione di insufficienza cardiaca terminale. Per loro il trapianto è l’unica terapia. Ed anche il cuore di maiale, se ulteriori dati confermeranno nel tempo la bontà di questo approccio e le possibilità di tenere sotto controllo la reazione immunitaria dell’organismo del ricevente, potrebbe essere un’interessante opportunità in prospettiva”.

Le cellule staminali

Di certo c’è, in ogni caso, che questa strada della ricerca per rispondere ai bisogni di un numero crescente di persone è sempre più battuta. Solo qualche tempo fa si è provato a far crescere cellule staminali umane in animali (per esempio maiali, ma anche mucche) per utilizzare questi ultimi come fabbriche di organi pronti all’uso, da trapiantare in chi ne ha bisogno.

Per citare qualche esempio, Nature ha riportato una ricerca condotta sui topi all’università di Stanford in questo senso e uno studio apparso su Cell di biologi del Salk Institute of Biological Studies in California è stato invece realizzato su embrioni di maiale che ospitavano cellule staminali umane. La biologia e la genetica, insomma, potrebbero essere sempre di più al centro delle ricerche per aumentare la disponibilità di organi, ed in particolare di cuori.

Fonte: repubblica.it

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