Patologie oncologiche nelle persone con HIV: un congresso per fare chiarezza

La sindrome HIV/AIDS è stata definita oltre 45 anni fa e da allora molte cose sono cambiate. Più prevenzione, meno casi incidenti e soprattutto una sopravvivenza ormai sovrapponibile a quella della popolazione generale. Questo fa emergere nuove comorbilità e nuovi need nelle persone con HIV, il più importante dei quali riguarda le patologie oncologiche e il loro trattamento. Il professor Carlo Torti e la dottoressa Antonella Cingolani hanno organizzato il primo congresso nazionale dedicato all’argomento (9 giugno, Centro Congressi Europa, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma). Per fare chiarezza e rimuovere lo stigma anche dalla prevenzione e dalle terapie oncologiche per le persone con HIV.
Oggi, le persone con HIV, che effettuano regolarmente e correttamente la terapia antiretrovirale hanno un’aspettativa di vita sostanzialmente sovrapponibile a quella della popolazione generale. Ma, con l’invecchiamento, anch’esse diventano più esposte al rischio di malattie cronico-degenerative e di tumori. E questo fa emergere nuovi need, che riguardano l’ambito degli screening oncologici, della prevenzione (vaccinale e attraverso gli stili di vita) e dell’accesso ai trattamenti innovativi oncologici. Argomenti complessi che saranno affrontati durante il congresso “HIV and cancer in 2026: equity, innovation and care networks”, in programma a Roma domani, martedì 9 giugno, presso il Centro Congressi Europa dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
“L’HIV oggi grazie alle terapie anti-retrovirali è diventata una patologia cronica – afferma la dottoressa Antonella Cingolani, ricercatore in Malattie Infettive dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, responsabile della UOS Diagnosi e cura delle malattie infettive da immuno-deficit e nosocomiali di Fondazione Policlinico Agostino Gemelli IRCCS -. E, all’interno delle comorbilità correlate all’invecchiamento, le patologie oncologiche rivestono un ruolo fondamentale”.
Come dimostrano i dati della coorte ICONA (coorte nazionale di > 20.000 persone con HIV (PWH) seguite longitudinalmente dal 1997) in Italia l’incidenza complessiva di tumore nelle PWH è più alta del 60% rispetto alla popolazione generale, con eccessi più rilevanti per il sarcoma di Kaposi, il carcinoma anale, il linfoma di Hodgkin, il carcinoma della cervice uterina e i linfomi non-Hodgkin. Inoltre, nel tempo, si è assistito ad un cambiamento del profilo oncologico, con la comparsa di una quota crescente di neoplasie non virus-relate (come il tumore del polmone o del colon).
“E non è solo un problema di incidenza, ma anche di mortalità – prosegue la dottoressa Cingolani -. Sempre nella coorte ICONA si è osservato un tasso grezzo di mortalità oncologica di 2,63 per 1.000 anni-persona nelle PWH, più che doppia rispetto a quella attesa nella popolazione generale e tale eccesso di mortalità è sostenuto soprattutto dalle neoplasie virus-relate. Anche se l’eccesso di mortalità per tutti i tumori si sia ridotto negli anni, rimane tuttavia superiore all’atteso anche nel periodo 2019-2024”.
Tra i problemi fondamentali della patologia oncologica nelle persone che vivono con HIV bisogna evitare il ritardo diagnostico rispetto alla popolazione generale. “Questo è legato al fatto che la popolazione con HIV accede per meno della metà, rispetto alla popolazione generale, agli screening oncologici ed effettua meno le vaccinazioni che possono prevenire alcune patologie oncologiche, quali quella contro l’HBV, che protegge dal tumore del fegato o quella contro il papillomavirus (HPV), che protegge dal carcinoma della cervice e dal carcinoma penieno e anale – spiega la dottoressa Cingolani –.” L’altro aspetto penalizzante è che, anche quando il tumore viene diagnosticato precocemente, le persone con HIV hanno spesso un minor accesso alle terapie oncologiche standard e innovative. “Bisogna evitare qualsiasi bias culturale, sia da parte degli oncologi che degli infettivologi, che reputano che queste persone abbiano un rischio aumentato di tossicità dalle terapie e una minor risposta terapeutica agli standard di cura – afferma il professor Carlo Torti, Ordinario di Malattie Infettive, Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore della UOC di Malattie Infettive di Fondazione Policlinico Agostino Gemelli IRCCS -. Questa è una fake news da scardinare assolutamente. I pazienti con HIV, infatti, rispondono molto bene alle terapie oncologiche, naturalmente quando l’infezione da HIV sia ben controllata viro-immunologicamente. Ma per evitare questo pregiudizio è necessario fare rete e creare una consapevolezza sul fatto che le persone che vivono con HIV debbono avere garantite le stesse opportunità di trattamento della popolazione generale”.
Se l’infezione da HIV è ben controllata dunque, queste persone possono essere sottoposte con successo alle terapie innovative, come i trattamenti immunoterapici e questo sia con l’immunoterapia propriamente detta, che addirittura con le CAR-T. “In collaborazione con colleghi onco-ematologi italiani stiamo raccogliendo i dati dei primi pazienti con HIV e linfoma non Hodgkin recidivante o refrattario, trattati con CAR-T in Italia – rivela la dottoressa Cingolani – soprattutto per dare un segno anche a livello nazionale che tali terapie sono sicure e fattibili nelle persone con HIV”.
Proprio per fare informazione e awareness tra specialisti di diverse discipline è stato organizzato l’evento ‘HIV and cancer in 2026: equity, innovation an care networks’, che si terrà presso il Centro Congressi Europa dell’Università cattolica del Sacro Cuore, il 9 giugno prossimo. “È un evento multidisciplinare che riunirà infettivologi, specialisti oncologi, onco-ematologici, radioterapisti e la community delle persone con HIV. È il primo congresso di questo genere organizzato in Italia –afferma il professor Torti –.” Dopo un focus sulle comorbilità in HIV e sull’importanza del carico oncologico in questa popolazione (Lene Ryom, Copenaghen HIV Program), si parlerà di nuove terapie legate al sistema immunitario (Michele Maio, Siena), di accesso dei pazienti con HIV alle terapie innovative e dell’esperienza della Gran Bretagna (Alessia Della Pria, Londra). Verranno dunque affrontati i singoli aspetti della terapia oncologica, sia da un punto di vista di casi clinici e revisione di esperti, che degli screening, delle terapie specifiche, dell’immuno-modulazione indotta dalla radioterapia. I lavori si chiuderanno con una tavola rotonda alla quale prenderanno parte centri clinici, AIFA, società scientifiche (Simit, Aiom, Airo, Fil), Airc, Lila.
“Al termine dell’evento – conclude la dottoressa Cingolani – i partecipanti metteranno a terra una Call to Action condivisa, volta a promuovere l’equità nell’assistenza oncologica per le persone che vivono con l’HIV. Il documento sintetizzerà le principali lacune, priorità e soluzioni emerse nel corso della giornata, tra cui l’accesso tempestivo alla diagnosi e alle cure, il rafforzamento delle reti cliniche, l’integrazione dei percorsi HIV-oncologia e il coinvolgimento attivo della comunità. L’obiettivo è definire impegni concreti e misurabili per garantire che tutte le persone che vivono con HIV possano ottenere esiti oncologici ottimali e non inferiori a quelli della popolazione generale”.
Maria Rita Montebelli










