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Gravidanza e caldo estremo: il decalogo del ginecologo Tullio Ghi per proteggere mamma e bambino.

8 Luglio 2026
Assistenza

Le ondate di calore che caratterizzano l’estate Mediterranea, sempre più ‘tropicalizzata’, rappresentano un disagio e, a volte, un fattore di rischio spesso sottovalutato per le donne in gravidanza. Le modificazioni fisiologiche che accompagnano la gestazione — dall’aumento del volume ematico ai cambiamenti nella termoregolazione — rendono l’organismo materno particolarmente vulnerabile alle temperature elevate, con possibili ripercussioni sulla salute della madre e del feto. Numerosi studi hanno evidenziato un’associazione tra l’esposizione a temperature estreme durante la gravidanza e un aumento del rischio di parto pretermine, basso peso alla nascita e altre complicanze ostetriche. Diventa quindi essenziale fornire alle future mamme indicazioni chiare su come proteggersi durante i mesi più caldi dell’anno. Ne abbiamo parlato con uno dei massimi esperti italiani, il professor Tullio Ghi, Ordinario di Ginecologia e Ostetricia Università Cattolica del Sacro Cuore Campus di Roma e Direttore della UOC Ostetricia e Patologia Ostetrica Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS

Quali sono i momenti più delicati della gravidanza, nel periodo del gran caldo?

Certamente una delle fasi più delicate è l’inizio della gravidanza, il primo trimestre. In questo periodo, complice la nausea e il vomito (la cosiddetta iperemesi della gravidanza) le donne tendono a bere meno e a disidratarsi e questo aspetto può essere aggravato dalle alte temperature e dalla sudorazione profusa. Lo stato di disidratazione può comportare squilibri idro-elettrolitici e complicazioni potenzialmente gravi per la funzione del cuore e del cervello. Le donne gravide, insieme ai bambini e agli anziani, sono le persone più a rischio disidratazione con il caldo. Per questo, è molto importante, in simili condizioni, assumere regolarmente dei liquidi, preferenzialmente acqua, in quantità non inferiori ai 2.5 litri al giorno; in caso di nausea intensa e vomito si può inizialmente provare a controllare i sintomi con sostanze naturali (complessi a base di vitamina B1 e B6, preparati a base di zenzero) o con l’agopuntura; lo step successivo è rappresentato da farmaci anti-emetici (oggi ci sono tante soluzioni sicure a base di antistaminici). Se tutto questo non dovesse funzionare, si può ricorrere ai farmaci per via intra-muscolare (antagonisti della dopamina o della serotonina) ed eventualmente valutare l’opportunità di un ricovero in caso di grave disidratazione e necessità di nutrizione o infusione di soluzioni saline per via endovenosa

L’altro momento delicato per la gestante esposta al caldo e alle alte temperature è quello della fase finale della gravidanza, il terzo trimestre avanzato, quando già fisiologicamente la donna presenta una riduzione dei valori di pressione arteriosa, un meccanismo messo in atto dalla natura per proteggere la salute della gestante e per garantire un maggior flusso di sangue alla placenta. Se a una condizione di pressione bassa legata allo stato di gravidanza in sé, si aggiunge la vasodilatazione e la disidratazione legata al caldo estivo, l’ipotensione può accentuarsi, aumentando il rischio di episodio lipotimici, perdita di coscienza, con tutti i rischi collegati ad una eventuale caduta.

Quali altri problemi possono verificarsi con il caldo?

La dilatazione delle vene degli arti inferiori può facilitare il ristagno di sangue in periferia e quindi di edemi delle gambe che accentua il disagio della deambulazione e porta ad un aumento di peso. Questa stasi venosa, associata ad una minore attività fisica, può a sua volta favorire fenomeni trombotici. Le trombosi venose sono tra gli eventi avversi più temuti in gravidanza e possono ulteriormente complicarsi con un’embolia polmonare, evenienza potenzialmente fatale È importante riconoscere precocemente i segnali d’allarme, fare un eco-doppler venoso nelle donne con gonfiore, rossore, dolore delle gambe e in caso di trombosi, assumere tempestivamente e sotto stretta sorveglianza medica i farmaci anti-coagulanti (eparina a basso peso molecolare).

La disidratazione espone a rischi anche il bambino?

Tra le possibili conseguenze di un’eccessiva disidratazione nel terzo trimestre, legata a sudorazione profusa e ad una scarsa idratazione, c’è il fatto che si possa ridurre la quantità di liquido amniotico all’interno della cavità uterina. Questo perché esiste un equilibrio osmotico tra la quantità di acqua presente nei tessuti materni e il volume di liquido che circonda il feto contenuto in utero.  Non è dunque insolito che, soprattutto in estate, ai controlli ecografici del terzo trimestre si possa rilevare la condizione che chiamiamo oligoamnios o oligoidramnios. Questo non è motivo di grave allarme ma comporta la necessità di sorvegliare con maggior attenzione il benessere del bambino perché la riduzione del liquido amniotico, fa sì il bambino non goda di quella protezione meccanica che il liquido amniotico esercita rispetto ai traumi dell’addome e alla compressione del cordone ombelicale. Soprattutto quando le giornate sono molto calde e la disidratazione è una minaccia costante, il ginecologo deve sempre incoraggiare la donna ad idratarsi, bevendo almeno 2,5 litri di acqua al giorno, proprio allo scopo di garantire questo equilibrio.

Il decalogo della gravidanza al caldo

  1. Bere almeno 2,5 litri di liquidi (preferibilmente acqua) al giorno
  2. Non ridurre l’attività fisica, ma continuare a fare delle lunghe passeggiate (mezz’ora di camminata, almeno a giorni alterni) nelle ore più fresche (mattina presto o dopo il tramonto), evitando le ore centrali della giornata, quando il rischio di colpo di calore è massimo anche per un’attività fisica moderata. L’attività fisica aiuta la circolazione delle gambe e l’adattamento del cuore alla gravidanza
  3. Limitare l’esposizione al sole (da evitare nelle ore centrali della giornata) e sempre con una protezione solare molto alta. La donna in gravidanza produce grandi quantità di MSH (ormone melanocito-stimolante), un ormone che stimola la produzione di melanina, ma questo oltre a facilitare l’abbronzatura, può provocare la comparsa di macchie sulla pelle (melasma gravidico)
  4. Non rimanere in piedi o sedute per molte ore (quando sedute, avere cura di tenere le gambe leggermente sollevate) e, se possibile, soggiornare in ambienti con aria condizionata.
  5. In caso di viaggio aereo di durata superiore alle 3 ore alzarsi di frequente e, in presenza di fattori di rischio per trombosi come l’eccesso di peso o le varici delle gambe, concordare col proprio medico un’eventuale anti-coagulazione profilattica (con eparina a basso peso molecolare). Fare soste frequenti per mettere in movimento la circolazione delle gambe anche in caso di viaggi in auto prolungati
  6. Usare le calze elastiche (ce ne sono di apposite per le donne in gravidanza), soprattutto in presenza di varici, per contrastare il ristagno di liquidi ed evitare edemi alle gambe. Fare docce o pediluvi con acqua tiepida-fresca (non gelata, per evitare vasocostrizione brusca) per ridurre la temperatura corporea e il gonfiore alle gambe. Indossare capi d’abbigliamento leggeri, ampi, di fibre naturali (cotone, lino) e di colore chiaro, che riflettono la radiazione solare e favoriscono la traspirazione.
  7. I massaggi drenanti possono aiutare ma è importante ricordare che in gravidanza vanno tassativamente limitati alle gambe, dalla caviglia alla coscia. I massaggi non devono mai interessare né l’addome, né la schiena, perché questo può scatenare delle contrazioni uterine
  8. Evitare cibi piccanti che accentuano la sudorazione e le bevande che possono facilitare la diuresi (limitare bevande contenenti caffeina); evitare inoltre gli sbalzi termici legati a cibi e bevande molto fredde, che possono causare disturbi gastrointestinali
  9. Seguire la dieta Mediterranea, ricca di frutta e verdura, pesce, carni bianche, olio d’oliva; i carboidrati (pane, pasta, pizza e dolci) vanno limitati. I pasti inoltre andrebbero frazionati in più spuntini nel corso della giornata; da evitare invece i pasti particolarmente pesanti, soprattutto in estate
  10. No assoluto all’alcol in qualunque momento della gravidanza e in particolare con il caldo. L’alcol, anche se assunto in piccole quantità è pericoloso perché ha una grande affinità per la placenta, che attraversa rapidamente, raggiungendo il feto e danneggiandolo

Maria Rita Montebelli

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