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La dieta migliore per le persone in terapia con i nuovi farmaci anti-obesità

26 Maggio 2026
Assistenza

Dal Congresso Europeo ECO2026 il punto con la professoressa Esmeralda Capristo.

Non solo farmaci: per combattere l’obesità serve un approccio olistico comprendente anche una dieta e un programma di esercizio fisico personalizzati e l’attenzione alla salute mentale. Un documento di consenso europeo presentato di recente al Congresso Europeo dell’Obesità (ECO2026) fa il punto della situazione. Il commento della professoressa Esmeralda Capristo, direttrice della UOS di Medicina della grande obesità di Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS.

Le principali società europee dedicate all’obesità e alla nutrizione hanno redatto un nuovo documento di consenso, sull’uso dei farmaci anti-obesità basati sulle incretine settimanali attualmente disponibili (tirzepatide e semaglutide), sempre più impiegati nel trattamento dell’obesità. Il documento, presentato al European Congress on Obesity 2026 di Istanbul (ECO2026), è stato coordinato da Laurence Dobbie insieme a un gruppo internazionale di 26 esperti afferenti a società scientifiche e associazioni pazienti di settore (EASO-European Association for the Study of Obesity, EFAD- European Federation of the Associations of Dietitians e ECPO-European Coalition for People Living with Obesity).

Secondo gli autori, questi farmaci sono rivoluzionari nella gestione dell’obesità, ma possono comportare rischi nutrizionali, funzionali e psicologici, che richiedono un approccio multidisciplinare. Il paziente insomma non va lasciato da solo con la prescrizione del farmaco; intorno a questa va costruito un percorso ben articolato, coinvolgente diversi specialisti. Assolutamente centrale è la prescrizione dietetica, che va adattata e costruita intorno alla terapia con farmaci basati sul GLP-1.

La dieta chiave del successo (o del fallimento) della terapia con GLP-1 analoghi

La consensus sottolinea che la terapia nutrizionale personalizzata, prescritta da dietologi/dietisti qualificati, deve sempre accompagnare l’uso dei farmaci. Gli specialisti hanno il compito di garantire un corretto apporto di proteine, vitamine e minerali con la dieta, ma anche di aiutare i pazienti a ridurre gli effetti collaterali gastro-intestinali attraverso una prescrizione dietologica ad hoc, che deve andare di pari passo con l’aumento graduale del dosaggio dei farmaci.

“L’efficacia di questi farmaci – sottolinea la professoressa Esmeralda Capristo, associata di Scienza dell’Alimentazione all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttrice della UOS di Medicina della grande obesità di Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS – è condizionata alla loro somministrazione all’interno di una strategia terapeutica integrata, per far sì che il risultato sia valido e duraturo. All’interno di questa strategia la prescrizione dieto-terapica è fondamentale e va personalizzata sul singolo paziente. In particolare, i soggetti che assumono incretine devono fare pasti piccoli, seguire e assecondare il segnale di sazietà e la riduzione del desiderio per gli alimenti indotti da questi farmaci. Devono ridurre al minimo gli alimenti ricchi in zuccheri semplici che possono anche scatenare disturbi gastro-intestinali correlati all’assunzione di questi farmaci e aumentare leggermente l’apporto di proteine (intorno a 1,2-1,5 grammi per Kg di peso corporeo, sempre in funzione della funzionalità renale del singolo paziente) e di fibre. Il paziente deve inoltre essere ben idratato perché spesso questi farmaci si associano a disidratazione. Noi consigliamo di bere acqua non frizzante a piccoli sorsi, non tanto duranti i pasti, ma durante tutto l’arco della giornata. L’altra attenzione alimentare è l’astensione dalle bevande alcoliche perché si è visto che l’alcol, soprattutto se assunto a digiuno, può essere responsabile di fastidi gastro-intestinali molto intensi (gastrite, pirosi retrosternale, vomito, ecc). Nella strategia integrata, insieme alla dieto-terapia, va inserito un programma di attività fisica, commisurato alle possibilità del paziente, ma che includa anche esercizi di resistenza (con pesi, bande elastiche anche a casa o macchinari in palestra). Questa duplice strategia (dieta leggermente iperproteica ed esercizio fisico di resistenza) aiuta a preservare la massa magra, che può ridursi in ogni programma di calo ponderale e che è invece fondamentale per il metabolismo energetico e il consumo calorico (anche a riposo) del nostro paziente”.

L’obiettivo finale di questo programma integrato è quello di favorire cambiamenti duraturi nello stile di vita (che vadano anche oltre il periodo della perdita di peso) e promuovere un approccio rispettoso e non stigmatizzante nei confronti delle persone con obesità.

Gli esperti della Consensus sottolineano inoltre che, sebbene questi trattamenti e la conseguente perdita di peso siano spesso associati ad un miglioramento del benessere psicologico delle persone, la rapida perdita di peso può riattivare fragilità emotive pre-esistenti. Per questo viene raccomandato uno screening psicologico prima dell’inizio della terapia, compresa la valutazione di eventuali disturbi legati all’uso di alcol.

Rischio perdita di massa muscolare

Uno degli aspetti più rilevanti della Consensus riguarda la composizione del peso perso. Secondo gli studi analizzati, tra il 24% e il 30% del dimagrimento ottenuto con questi farmaci riguarda massa magra, soprattutto i muscoli. Gli esperti suggeriscono quindi di monitorare non solo il BMI (indice di massa corporea), ma anche circonferenza vita, forza muscolare e composizione corporea, soprattutto nelle persone più avanti con gli anni, le più vulnerabili alla sarcopenia.

L’obiettivo indicato dalla Consensus è mantenere un rapporto di circa 3 a 1 tra perdita di grasso e perdita di massa magra: ovvero perdere almeno 3 kg di grasso per ogni 4 kg complessivi di calo ponderale.

A questo proposito, come visto è fondamentale è promuovere, accanto ad una dieta leggermente iperproteica, anche l’esercizio fisico, in particolare gli esercizi di resistenza e potenziamento muscolare, per preservare la massa muscolare e ossea durante il dimagrimento. L’attività aerobica resta molto importante per la salute cardio-vascolare e mentale, ma l’allenamento con i pesi viene considerato cruciale durante la terapia farmacologica.

Disuguaglianze nell’accesso alle cure

La Consensus denuncia anche le forti disparità economiche e sociali nell’accesso ai trattamenti. Le persone appartenenti a gruppi socio-economici più fragili o a minoranze etniche hanno minori possibilità di accedere sia ai farmaci, che ai servizi specialistici. Secondo gli autori, persiste inoltre uno stigma, che porta a trattare l’obesità solo quando siano già presenti complicanze come diabete o malattie cardiovascolari, anziché riconoscerla pienamente come patologia e trattarla adeguatamente prima della comparsa delle complicanze, con l’obiettivo di prevenirle, anziché rincorrerle.

Gli autori del documento segnalano anche che gli studi clinici disponibili sono ancora incompleti: meno del 20% dei trial ha valutato alimentazione e biomarcatori nutrizionali, mentre meno del 5% ha analizzato effetti su ossa, micronutrienti o funzionalità fisica. Tra le priorità future figurano studi sugli effetti psicologici a lungo termine, definizione di strategie ottimali per preservare muscoli e ossa, quale sia l’apporto proteico ideale e individuazione di strumenti per prevenire malnutrizione e carenze nutrizionali durante il trattamento.

Gli esperti della Consensus concludono dunque che i farmaci anti-obesità rappresentano “un cambiamento di paradigma” nella cura dell’obesità, ma il loro successo dipende dall’integrazione tra terapia farmacologica, nutrizione, supporto psicologico, esercizio fisico e monitoraggio continuo.

Maria Rita Montebelli

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