MIOLive 2026: a Roma la radiologia interventistica disegna la “chirurgia del futuro” contro i tumori del fegato

Procedure mini-invasive trasmesse in diretta, nuove tecniche contro i tumori epatici e il confronto tra esperti internazionali. Oggi e domani all’Auditorium dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma) torna MIOLive, il congresso che mette al centro la radiologia interventistica come alternativa sempre più efficace e meno invasiva alla chirurgia.
Alcolizzazione, ablazione, chemio-embolizzazione, radio-embolizzazione per il trattamento di tumori epatici primitivi (carcinoma epatocellulare, colangiocarcinoma intraepatico) e secondari (metastasi), andranno in onda ‘live’ al congresso MIOLive, giunto all’11° edizione e che si svolge lunedì 26 e martedì 27 gennaio presso l’Auditorium e il Centro Congressi Europa dell’Università Cattolica (Largo Francesco Vito, 1). Vi prenderanno parte opinion leader internazionali provenienti soprattutto dall’area Mediterranea.
“La radiologia interventistica – anticipa il professor Roberto Iezzi,docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore, Direttore UOC di Radiologia Interventistica Avanzata, Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, ideatore e condirettore di MIOLive, insieme alla professoressa Evis Sala e al professor Luigi Natale – si candida a diventare per molti ambiti la “chirurgia del futuro”: stessa efficacia, ma senza interventi invasivi. Anzi. Grazie a tecnologie di imaging avanzate, i medici possono raggiungere tumori e organi malati con estrema precisione e in modo mini-invasivo. Si entra nel corpo attraverso vie naturali (come le arterie del polso o dell’inguine), mediante piccoli accessi percutanei, riducendo dolore, rischi e tempi di recupero, senza tagli e cicatrici”. La radiologia interventistica sta dunque prendendo sempre più piede per il trattamento dei tumori, dal fegato ai polmoni, dai reni alle ossa. L’obiettivo può essere curare il tumore o di migliorare la qualità di vita del paziente, riducendo sintomi e rallentando la malattia. Le tecniche di radiologia interventistica si vanno ad affiancare, senza contrapporsi agli altri trattamenti oncologici possibili, quali quelli chirurgici o i trattamenti tradizionali di chemioterapia e radioterapia. È insomma una preziosa opzione terapeutica aggiuntiva.
“Il Policlinico Gemelli – prosegue Iezzi, componente anche del comitato scientifico di MIOLive, insieme ai professori di Università Cattolica e Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS Antonio Gasbarrini, Maria Antonietta Gambacorta, Felice Giuliante e ad altri esperti mondiali – è un punto di riferimento internazionale, con oltre 8.500 procedure eseguite ogni anno. La nostra forza sta nel lavoro di squadra: ogni paziente viene valutato collegialmente da specialisti diversi, in un contesto davvero multidisciplinare. Ricerca e innovazione mettono inoltre a disposizione nuove tecniche e materiali sempre più sicuri ed efficaci. La Radiologia Interventistica del Policlinico Gemelli svolge inoltre un ruolo importante nello sviluppo delle procedure oncologiche, collaborando con centri di eccellenza italiani ed europei, introducendo nuove tecniche, che possono migliorare il trattamento oncologico. E così, anche pazienti con malattia in stadio avanzato, un tempo senza opzioni chirurgiche possibili, oggi trovano nuove risposte e possibilità di trattamento”.
Mini-invasività già dall’approccio
“Il nostro Centro – ricorda il professor Iezzi – è stato tra i primi ad aver introdotto l’approccio transradiale nell’interventistica oncologica. In questo modo, gli strumenti per trattare i tumori del fegato (ad esempio per la chemio-embolizzazione e radio-embolizzazione (rispettivamente una sorta di chemioterapia e di radioterapia locali) ‘entrano’ nel corpo passando da un’arteria del polso. Questa tecnica è sicura ed efficace e dà risultati sovrapponibili all’approccio tradizionale (approccio femorale, cioè entrando dai vasi dell’inguine). Il principale vantaggio è il minore dolore e disagio dopo la procedura. Il paziente può muoversi subito, senza dover restare a letto per ore.
L’approccio transradiale è particolarmente indicato nei pazienti ad alto rischio di sanguinamento.
Viene utilizzato di routine, ma dopo un’attenta selezione. È un modello di medicina personalizzata, pensato su misura per il paziente”.
“Insieme agli specialisti epatologi del gruppo HepatoCatt del Policlinico Gemelli (coordinato dai professori Antonio Gasbarrini e Maurizio Pompili), abbiamo inoltre sviluppato una tecnica innovativa, la segmentectomia termica percutanea, che combina termoablazione e chemio-embolizzazione per trattare tumori del fegato di grandi dimensioni e non operabili”.
Le procedure vengono eseguite senza ricorrere ad un intervento chirurgico, con anestesia locale e lieve sedazione. La degenza media è di appena 2–3 giorni e questi trattamenti si sono dimostrati sicuri, senza complicanze rilevanti. Questa combinazione amplia le possibilità di cura anche nei casi più complessi. I risultati sono stati pubblicati su riviste scientifiche e presentati in congressi internazionali.
L’importanza dei registri internazionali
Infine, una sessione di MIOLive 2026 sarà dedicata ad un simposio congiunto con la Cardiovascular and Interventional Radiological Society of Europe (CIRSE), nell’ambito del quale si parlerà di registri europei, ossia di raccolte di casistiche, fondamentali per la validazione e la definizione di sicurezza, efficacia ed indicazione delle procedure di radiologia interventistica oncologica.
“A fare da contraltare alla rapida evoluzione tecnologica dell’interventistica oncologica – ricorda il professor Iezzi – purtroppo è una carenza di evidenze scientifiche robuste, in particolare di studi randomizzati controllati di grandi dimensioni. Le difficoltà organizzative, etiche e logistiche nel condurre trial multicentrici tradizionali rendono complessa la produzione di dati ad alto livello di evidenza in questo ambito. Soprattutto perché il “ricambio rapido dei materiali” rende qualunque studio ormai non più considerato “stato dell’arte”. In questo contesto, i registri multicentrici assumono un ruolo strategico fondamentale. Essi permettono di raccogliere dati real-world su ampie popolazioni di pazienti, standardizzare criteri di selezione, tecniche e outcome, valutare sicurezza, efficacia e riproducibilità delle procedure, generare ipotesi scientifiche solide per studi prospettici futuri, costruire basi di evidenza utili alla definizione di linee guida e raccomandazioni cliniche”.
“I registri – sottolinea Iezzi – non sono solo strumenti di raccolta dati, ma veri e propri motori di conoscenza, capaci di trasformare l’esperienza clinica quotidiana in informazione scientifica strutturata.
In questo scenario si inserisce il ruolo strategico di NEXT Research, iniziativa promossa dalla CIRSE, con l’obiettivo di creare una rete internazionale di ricerca collaborativa in radiologia interventistica, rete in cui il Policlinico Gemelli è parte integrante e propulsiva, per favorire la costruzione di registri multicentrici internazionali. I registri multicentrici non sono un’alternativa agli studi randomizzati, ma una base indispensabile per costruire il futuro della ricerca clinica in interventistica oncologica. Un futuro fatto di collaborazione, dati condivisi e medicina sempre più guidata dall’evidenza”.
Maria Rita Montebelli










