La storia di una neonata e delle terapie che hanno riscritto il suo futuro

Un esperto lavoro d’équipe, un tandem virtuoso tra ostetrici e chirurghi pediatrici di Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, sostenuto dal prezioso accompagnamento di una psicologa, ha consentito di invertire la rotta di un inizio drammaticamente difficile. Diagnosi precisa, parto programmato, intervento post-natale immediato: così è stata gestita una situazione ad alto rischio. Restituendo un’esistenza normale a una bimba e ai suoi genitori.
Nascere con una massa grande quanto una testa, che spunta dalla fronte è un’evenienza rara e drammatica. Un’immagine che toglie il fiato, che devasta l’idea idilliaca del primo incontro di una madre con sua figlia. Eppure, spesso la medicina riesce cambiare il corso degli eventi. Questa è la storia di Anna (nome di fantasia) e di come l’incontro con un’équipe di medici esperti abbia rimesso la sua vita sul binario giusto.
La bimba è arrivata al Policlinico Gemelli a poco più di un mese dal parto; inizialmente era seguita presso un altro ospedale, dove ai suoi genitori era stato detto che quella massa, scoperta all’ecografia morfologica del terzo trimestre fosse una lesione della placenta. Un’ipotesi che avrebbe portato a programmare un parto vaginale. Ma la realtà era diversa, e molto più delicata.
“Se non avessimo capito che la lesione originava dalla fronte della piccola e non dalla placenta – spiega il professor Tullio Ghi, Ordinario di Ginecologia e Ostetricia all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore dell’UOC di Ostetricia e Patologia Ostetrica del Gemelli – il rischio sarebbe stato quello di un travaglio ostruito (con un parto naturale la massa si sarebbe impegnata nel canale del parto, andandolo ad ostruire) e sarebbe stato necessario ricorrere a un cesareo d’urgenza, tecnicamente complesso e potenzialmente pericoloso”.
Una serie di successive ecografie effettuate al Policlinico Gemelli ha infatti permesso di appurare che la neoformazione partiva dalla parte alta della fronte della neonata. La dottoressa Anita Romiti, UOC Ostetricia e Patologia ostetrica del Policlinico Gemelli, esperta di medicina fetale, ha utilizzato le più avanzate tecnologie disponibili presso l’ospedale (ecografia 3D, Doppler ad alta sensibilità) per caratterizzare al meglio prima del parto la morfologia, la sede e la vascolarizzazione della lesione.
“La grande massa – spiega il professor Lorenzo Nanni, Ricercatore di Chirurgia pediatrica e infantile all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore della UOSD di Chirurgia Pediatrica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, che ha operato la piccola subito dopo la nascita – fortunatamente non aveva un’ampia base di impianto, ma era collegata alla volta cranica della piccola con un peduncolo esteso per circa 7 cm e del diametro di circa un centimetro. Crescendo inoltre, si era parzialmente ripiegata su sé stessa, andando incontro a una parziale ischemia: un dettaglio che in seguito avrebbe facilitato la rimozione chirurgica, riducendo il rischio di sanguinamento”.
Ma a determinare il successo in questa storia non c’è stata solo l’eccellenza medica. Fondamentale è stata anche la gestione della dimensione emotiva. Una malformazione così visibile può avere un impatto profondo sui genitori, soprattutto se inattesa.
“Identificare correttamente il problema – continua il professor Ghi – ci ha permesso di preparare la coppia. Nelle settimane che separavano l’ecografia dal parto, insieme alla nostra psicologa di riferimento, la dottoressa Anna Maria Serio, hanno potuto rielaborare l’immagine della loro bambina e prepararsi all’idea di un percorso di cura”.
Il papà della bimba era presente in sala parto e ha partecipato a tutti gli incontri con la psicologa. Nulla è stato lasciato al caso: dalla scelta della modalità di parto più sicuro, alla pianificazione del percorso di cura successivo alla nascita, alla gestione dell’impatto visivo per la madre e il padre al momento della nascita. Un elemento determinante in situazioni come questa.
Ma c’era un altro elemento di preoccupazione. La malformazione si era sviluppata rapidamente all’inizio del terzo trimestre, crescendo in poche settimane fino a dimensioni importanti. C’era dunque una possibilità concreta che potesse trattarsi di una lesione maligna.
A intervenire, subito dopo la nascita nella sala operatoria della Terapia Intensiva Neonatale, è stato il chirurgo pediatrico, il professor Lorenzo Nanni.
“Si trattava di un miofibroma (ma questo lo avremmo scoperto solo dopo l’esame istologico) esofitico di grandi dimensioni, esteso dalla volta cranica alla regione prefrontale – racconta Nanni –. Era adeso superficialmente e collegato attraverso un peduncolo. Questo ha reso possibile una rimozione più agevole, limitando il sanguinamento nonostante fosse una massa ipervascolarizzata”.
L’intervento riesce alla perfezione, senza impatto sull’estetica del volto della piccola. E l’esame istologico porta un sollievo immenso: la lesione è benigna. Oggi Anna è una neonata come tutte le altre, senza esiti estetici evidenti.
“La storia di Anna – commenta il professor Ghi – racconta cosa significa medicina di precisione: una diagnosi prenatale accurata, una programmazione condivisa, un’équipe multidisciplinare pronta ad agire e un accompagnamento psicologico capace di sostenere i genitori passo dopo passo. Per questo è così importante che queste gravidanze complicate vengano riferite a centri d’eccellenza. Perché, anche quando l’inizio è complesso, con le competenze giuste e la giusta preparazione è possibile restituire serenità a una nascita e continuità a una vita che ha tutto il futuro davanti”.
Maria Rita Montebelli
Nella foto in alto da sinistra: Tullio Ghi, Anita Romiti, Lorenzo Nanni












