Fertilità e tumori pelvici: al Gemelli primo caso in Italia di trasposizione uterina

Obiettivo dell’intervento realizzato da un’equipe multidisciplinare del Gemelli è la preservazione della fertilità in giovani donne affette da patologia oncologica colorettale.
Primo caso in Italia di trasposizione uterina e successivo riposizionamento dell’utero in una giovane donna che doveva affrontare una chemio-radioterapia per un tumore del retto. È stato realizzato con successo nelle scorse settimane presso la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS da un’equipe multidisciplinare. Il complesso intervento ha permesso alla paziente di affrontare le cure salvavita e di preservare la fertilità non negandole la possibilità, in futuro, di diventare madre. Il video-articolo relativo al trattamento della paziente è stato pubblicato sulla rivista “International Journal of Gynecological Cancer”.
“Curare un tumore può avere un impatto sulla possibilità di avere figli in futuro – sostiene Anna Fagotti, direttrice della UOC di Ginecologia Oncologica del Policlinico Gemelli, professore ordinario di Ginecologia e Ostetricia all’Università Cattolica del Sacro Cuore -. Le terapie oncologiche, pur essendo fondamentali per guarire da tumori del retto, dell’ano e del collo dell’utero, possono compromettere in modo permanente la normale funzionalità di utero e ovaie”.
I dati epidemiologici dimostrano infatti che l’incidenza dei tumori nei giovani sotto i 40 anni è in aumento (+2.6% all’anno), soprattutto nelle donne, a cui si associa (in Europa) anche un aumento della mortalità (+49%).
L’intervento di trasposizione uterina
Con la trasposizione uterina, l’utero e le ovaie vengono temporaneamente spostati più in alto, fuori dalla zona che deve essere irradiata, per proteggerne la funzionalità. L’operazione è stata realizzata con una tecnica robotica mini-invasiva, meno traumatica per la paziente. Dopo la cura del tumore, l’utero è stato riportato nella sua posizione naturale e la donna ha ripreso il normale ciclo mestruale. “Questo caso dimostra come le tecniche chirurgiche avanzate e la sinergia multidisciplinare possano aprire nuove possibilità di trattamento, offrendo alle giovani pazienti oncologiche non solo una prospettiva di guarigione, – spiega la professoressa Fagotti – ma anche la possibilità di realizzare un futuro progetto di maternità con i propri organi riproduttivi. Al momento questo intervento è stato effettuato solo su una ventina di donne in tutto il mondo e due sono riuscite a portare a termine una gravidanza. Siamo orgogliosi – sottolinea la professoressa Anna Fagotti – di essere stati i pionieri di questa tecnica in Italia”.
Un lavoro di squadra
Il risultato è stato possibile grazie alla collaborazione tra diversi specialisti: ginecologi oncologi, radioterapisti e chirurghi generali. L’intervento, a oggi eseguito solo in pochi centri nel mondo, è stato effettuato senza complicazioni ed è già stato ripetuto al Gemelli su una seconda paziente con esito altrettanto positivo.
“Siamo contenti di essere riusciti a completare l’intervento tramite tecnica mini-invasiva e senza complicanze, grazie a un lavoro di squadra multidisciplinare arricchito da collaborazioni internazionali (tramite le quali abbiamo appreso questa tecnica) – afferma Nicolò Bizzarri, dirigente medico presso l’UOC di Ginecologia oncologica, ricercatore in Ginecologia e ostetricia all’Università Cattolica, primo operatore degli interventi di trasposizione e riposizionamento uterino -. E questo è solo l’inizio di un percorso che speriamo possa aiutare molte altre donne. Ovviamente, la selezione della paziente candidata a questa procedura prevede una valutazione attenta dello stadio e delle potenzialità riproduttive della donna”.
“La significativa risposta alla radioterapia ci ha permesso di intervenire con la sola asportazione locale della cicatrice tumorale, senza necessità di effettuare tagli o resezioni intestinali” – spiega Roberto Persiani, direttore della UOC di Chirurgia Oncologia Mini-invasiva del Policlinico Gemelli, professore associato di Chirurgia generale all’Università Cattolica, che ha trattato la paziente per il tumore al retto.
“Oggi la radioterapia permette di preservare sempre più gli organi a rischio – spiega Maria Antonietta Gambacorta, direttrice del Dipartimento Diagnostica per Immagini e Radioterapia Oncologica del Policlinico Gemelli IRCCS, professore ordinario di Diagnostica per immagini e radioterapia all’Università Cattolica -. Questo è un requisito fondamentale per poter conservare la fertilità delle giovani pazienti con patologia oncologica, soprattutto quando viene integrata con procedure chirurgiche innovative come la trasposizione uterina. È così che riusciamo a proteggere non solo la salute, ma anche il futuro progetto di maternità delle nostre pazienti.Inoltre, questo intervento non solo consente di guarire le pazienti preservandone la fertilità, ma ha anche un forte valore per la salute pubblica riducendo il rischio di menopausa precoce con un risparmio di risorse per il sistema sanitario”.
Nell’occasione di questo risultato clinico ottenuto, tutta l’equipe coinvolta nel trattamento ha voluto ricordare con affetto, profonda stima e sincera gratitudine il professor Giovanni Scambia, che è stato fonte di ispirazione per questo e per numerosi altri progetti di ricerca dedicati al miglioramento della salute delle donne.
Verso il futuro
Il Policlinico Gemelli è il primo centro in Italia e tra i pochi al mondo a offrire la trasposizione uterina per preservare la fertilità e sta conducendo uno studio clinico prospettico (“DISPLUT trial”) per valutarne l’efficacia, la sicurezza e i risultati ostetrici.
Per l’invio di segnalazioni relative a pazienti potenzialmente candidate alla trasposizione uterina presso il Policlinico Gemelli, è possibile contattare l’indirizzo: sportello.oncofertilita@policlinicogemelli.it
Emiliana Stefanori










