Al Gemelli cura, preghiera e cinema

Via Crucis e film nel segno del bene comune.
Nel pomeriggio di ieri, al Policlinico Agostino Gemelli IRCCS, la cura ha assunto due forme complementari: quella raccolta della preghiera e quella narrativa del cinema. Due linguaggi diversi, ma uniti da uno stesso respiro umano e spirituale: non lasciare nessuno solo.
Nell’ambito della settimana promossa dall’Istituto Toniolo, con l’Università Cattolica e la Fondazione Policlinico Gemelli, il Gemelli ha vissuto un pomeriggio che ha tenuto insieme cura clinica e attenzione alla persona, sofferenza e speranza. In un ospedale, ogni gesto di presenza acquista un significato più profondo.
La Via Crucis, presieduta da mons. Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, si è snodata dalla statua di san Giovanni Paolo II al Centro Nemo. Nel presentarla, ha ricordato che l’ospedale è il luogo in cui ogni giorno si intrecciano fragilità e speranza, dolore e dedizione, e che Dio non resta lontano dalla sofferenza umana, ma la attraversa e la trasforma con l’amore. Con e per gli ammalati, per gli operatori sanitari e per quanti attraversano ogni giorno la fragilità, è stata molto partecipata e si è fatta invocazione per la pace. Nel volto di Cristo sofferente si sono riflessi, ancora una volta, i volti concreti di chi soffre.
Ad aprire la prima stazione è stato Giuseppe Fioroni, vicepresidente della Fondazione Policlinico Gemelli, accanto a malati, familiari, operatori, volontari e studenti. Presenti Daniele Piacentini, direttore generale della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, Maria Antonietta Gambacorta, vicepreside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica, Anna Fagotti, Direttrice UOC Ginecologia oncologica, Gian Franco Zannoni, Direttore UOC Anatomia Patologica. Ospiti per l’occasione Licia Colò, Veronica Maya, Roberto Ciufoli, accompagnati dal dottor Giorgio Meneschincheri, che hanno fatto sentire ai pazienti la loro vicinanza. Nelle ultime due stazioni, presso il Centro Nemo, erano presenti anche il neurologo Mario Sabatelli, direttore del Centro Clinico, e Rocco Papaleo.
Alle 16, nella sala MediCinema del Gemelli, è stato proiettato Il bene comune, ultimo film di Rocco Papaleo, presente insieme ad Andrea Fuorto, Giuseppe Fioroni e ai ragazzi delle associazioni Yuppiter e Opera Don Calabria. Marina Morra di MediCinema, ha introdotto l’incontro sottolineando il valore del cinema come esperienza di relazione e attenzione alla persona. Prima della proiezione, Papaleo ha fatto visita al Centro Nemo, con un gesto discreto e pienamente coerente con il senso dell’intera giornata.
Giuseppe Fioroni ha offerto la chiave culturale del pomeriggio, riportando tutto al bene comune: non una formula astratta, ma il cuore di una tradizione civile fatta di cattolici impegnati nel sociale, che ha pensato l’impegno pubblico come servizio alle persone e alle comunità più fragili. Da qui la scelta di riunire l’ospedale, la Fondazione Policlinico Gemelli, associazioni, ragazzi, mondo della cura e della cultura attorno a un film capace di interrogare tutti sul senso di ciò che si fa: non usare ciò che si fa per sé, ma farne un gesto di servizio.
Anche Rocco Papaleo ha richiamato, con il suo stile lieve e mai superficiale, il valore terapeutico dell’arte, della musica e del cinema. Il riferimento al pino loricato, figura simbolica del film, ha dato al suo intervento una densità ulteriore: quell’albero antico, aggrappato alla roccia e capace di resistere al vento, è diventato immagine di un’umanità che regge, si piega, ma non si spezza. E nei guizzi ironici, nelle battute scambiate con i ragazzi delle associazioni, si è colto come anche la leggerezza, quando è autentica, possa diventare una forma di cura. Il giovane attore Andrea Fuorto, da parte sua, ha rimesso i ragazzi al centro della scena con parole schiette e calde: il bene comune, in fondo, erano proprio loro, la loro presenza, il loro sorriso, la possibilità di condividere storie che non si esauriscono sullo schermo, ma continuano nei legami.
Tra la croce della preghiera e la luce del cinema, il Gemelli ha consegnato un messaggio essenziale: la cura si compie davvero quando, oltre la competenza, sa farsi presenza e ascolto. Così la Via Crucis e il film si sono raccolti in un’unica immagine: compassione che accompagna, racconto che umanizza. Perché si custodisce davvero solo ciò che si sceglie di non lasciare solo.
Angelo Palmieri



























