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Intelligenza Artificiale in Medicina: una potenziale rivoluzione, ma serve una “algor-etica”

11 Dicembre 2019
Eventi

Questa mattina, mercoledì 11 dicembre, si è tenuta al Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS una riflessione a più voci su sviluppo tecno-scientifico e implicazioni etiche dell’intelligenza artificiale in sanità (#AI4DOCS “Opportunità e Rischi dell’Intelligenza Artificiale in Medicina”). Gli interventi – tra gli altri – di Roberto Cingolani, Chief Technology&Innovation Officer di Leonardo, Mauro Ferrari, presidente European Research Council, Hassan Sawaf, Director AI @Facebook, Paolo Benanti, membro Task Force MISE per l’AI, Marco Simoni, Presidente Human Technopole. Ha partecipato Sandra Zampa, Sottosegretario di Stato alla Salute. Le conclusioni dell’Arcivescovo Edgar Peña Parra, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato della Santa Sede: “tocca a noi – ha detto – sviluppare tecnologie e al tempo stesso contribuire ad orientarle in modo squisitamente umano e a proporle per la cura integrale della persona”. L’evento è stato promosso dalla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS in collaborazione con la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica.

L’intelligenza artificiale è la prossima rivoluzione anche in campo medico: contribuirà sempre più ad anticipare e migliorare la diagnosi di malattie e a curare sempre meglio i pazienti, ma solo se guidata da un’”algor-etica”, elaborata dall’uomo e per l’uomo. L’intelligenza artificiale, infatti, integrerà il ruolo dei clinici nelle attività medico-sanitarie, al servizio del paziente, apportando un valore aggiunto all’expertise medica, senza mai sostituirla.

È quanto emerso in sintesi all’evento #AI4DOCS “Opportunità e Rischi dell’Intelligenza Artificiale in Medicina”, tenutosi oggi 11 dicembre, presso la Sala Medicinema del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS (piano 8°, ala A), promosso dalla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS in collaborazione con la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica.

L’evento ha visto la partecipazione di istituzioni accademiche e di ricerca nazionali ed europee, scienziati ed esperti in machine learning, rappresentanti di company leader nel settore ICT e biomedicale e bioeticistisu sfide e rischi da affrontare, vantaggi, infrastrutture necessarie e sistema normativo di cui la sanità dovrebbe dotarsi per gestire l’applicazione di intelligenza artificiale nel migliore dei modi in un’ottica di reale evoluzione della società.

Il Convegno è stato aperto dal Rettore dell’Università Cattolica Franco Anelli e dall’Assistente Ecclesiastico Generale dell’Università Cattolica Mons. Claudio Giuliodori. E’ intervenuta Sandra Zampa. Ha concluso l’Arcivescovo Edgar Peña Parra, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato della Santa Sede.

Il convegno nasce da un’idea di Rocco Bellantone,Preside della Facoltà Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica, Massimo Massetti, Direttore Area Cardiovascolare e UOC Cardiochirurgia della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e ordinario di Cardiochirurgia all’Università Cattolica, e Monsignor Mauro Cozzoli, Ordinario Teologia Morale Pontificia Università Lateranense, insieme alla giornalista, autrice e tecnologa Barbara Gasperini.

“L’obiettivo primario ben evidenziato da questo convegno – ha sostenuto il Rettore Anelli – è quello di accompagnare il progresso tecnologico digitale con uno sforzo culturale che consenta di definire e impostare nel modo migliore l’interazione fra le azioni dei dispositivi tecnologici dotati di AI e le azioni umane. Se con l’avvento dell’AI – ha proseguito Anelli – potranno venir meno alcune professioni sanitarie, è altresì verosimile che ne emergeranno di nuove, che richiederanno competenze trasversali. Diviene dunque ancora più importante offrire ai futuri operatori della salute una solida base educativa che li porti non solo a comprendere e applicare correttamente le nuove tecnologie, ma che rafforzi quella capacità di empatia che è propria dell’uomo e che nessuna complessa opera di automazione riesce a riprodurre sino in fondo. Vi sono dunque oggi – ha concluso il Rettore Anelli – tutte le premesse perché il rapporto tra uomo e tecnologia non sia conflittuale, ma collaborativo e al servizio delle persone e del bene comune”.

 “L’intelligenza artificiale è uno strumento e, come tutti gli strumenti, dipende dall’uso che se ne fa e non può prescindere dalla relazione con l’uomo – ha sottolineato Paolo Benanti, teologo, esperto di bioetica e nuove tecnologie e membro Task Force MISE per l’AI -. Nessuna AI può prendere il posto di una persona. Le intelligenze artificiali sono un qualcosa e non un qualcuno”.

L’intelligenza artificiale pone una nuova sfida: “dobbiamo sviluppare un ‘algor-etica’ – ha aggiunto – in quanto le AI sono dotate di caratteristiche di agency – possono cioè compiere scelte anche senza la supervisione umana; se vogliamo che queste scelte siano in favore dell’uomo – ha precisato Benanti – devono essere impostate secondo ciò che è ritenuto buono e desiderabile per l’uomo. Allora si tratterà di pensare e progettare questa agency perché rispecchi il voluto umano all’interno del suo agire. Per fare questo siamo chiamati a scrivere un nuovo capitolo nella nostra riflessione etica: pensare modi per rendere le istanze etiche, proprie dell’umano, come vincolanti e comprensibili per la macchina e rendere l’etica computabile, per così dire, dalla macchina”.

“Solo ottemperando a questa nuova etica si potrà progettare, implementare e adottare una AI utile per i pazienti” ha sottolineato Benanti durante il dibattito dal titolo “Quali futuri possibili per la medicina?” cui sono intervenuti Massimiliano Boggetti, Presidente Confindustria Dispositivi Medici, Roberto Chareun, Managing Director & VP Italy Getinge, Gianluca Garziera, Digital Business Lead J&J Medical Spa, Michele Perrino, Presidente e AD Medtronic Italia Spa e Massimo Massetti. “Sappiamo che alcune aree della medicina beneficeranno maggiormente dell’applicazione dell’intelligenza artificiale – ha spiegato il cardiochirurgo Massetti – abbiamo già esperienze virtuose nella nostra organizzazione: un gruppo di nostri specialisti sta sperimentando un nuovo sistema di robotica chirurgica avanzata messo a punto da Google e Johnson&Johnson, siamo stati protagonisti della progettazione di una soluzione che memorizzando e disponendo di una serie di dati di comportamento durante interventi chirurgici, sulla base di modelli di machine learning, riuscirà a guidare i nostri chirurghi in futuro”. L’intelligenza artificiale, ha aggiunto, rappresenterà sicuramente un elemento di progresso e una sfida da cogliere e declinare nella pratica clinica quotidiana; “tutto questo dovrà naturalmente essere accompagnato dalla dimostrazione che l’intelligenza artificiale, in tutte le sue applicazioni, garantisca la sicurezza per il paziente, la semplificazione del lavoro dei clinici e il potenziale progresso verso nuove frontiere nell’ottica di un miglioramento della qualità delle cure”. L’intelligenza artificiale non rappresenta un pericolo per i medici, ha sottolineato, ma solo una risorsa a beneficio dei pazienti, migliorando la qualità della diagnosi, raffinando tecniche e terapie e quindi sarà un elemento di progresso medico-scientifico, nel rispetto della centralità del paziente e del prendersi cura oltre che curare.

La futura chirurgia digitale sarà il prossimo fattore di innovazione in chirurgia, è infatti il punto di vista della Johnson&Johnson e ha in sé il potenziale per creare la prossima rivoluzione dopo l’avvento della laparoscopia. La chirurgia digitale utilizza tecnologie avanzate per tutti i tipi di procedure chirurgiche e impatta quanto avviene prima, durante e dopo la chirurgia, sfruttando l’intelligenza artificiale connessa per offrire esperienze e migliori outcome per pazienti, chirurghi e sistemi sanitari. Radicata nella profonda comprensione di bisogni insoddisfatti, la piattaforma della chirurgia digitale ha il potenziale per ridurre al minimo la variabilità che esiste ancora oggi in chirurgia tra pazienti curati in paesi diversi o nello stesso: la piattaforma della digital surgery consentirà, grazie all’AI, ai chirurghi e agli ospedali di raccogliere, identificare e diffondere le migliori pratiche per avere un impatto positivo sugli esiti, che ci si trovi in un grande istituto universitario o in un ospedale di rete. La chirurgia digitale supporterà il decision making grazie a informazioni integrate e accurate, ma lascerà la decisione finale all’operatore clinico.

 “Il sapere medico è stato e sarà sempre più travolto dall’esplosione dell’intelligenza artificiale, da tutto quello che comporta il digital health, che sta dando grande supporto alla medicina”, ha affermato il Preside di Medicina e Chirurgia della Cattolica Rocco Bellantone nel corso del dibattito dal titolo “Come governare l’Intelligenza Artificiale?” introdotto da Mauro Ferrari, presidente designato per il 2020 European Research Council, che ha illustrato lo stato dell’arte su etica ed intelligenza artificiale in Europa. 

“Questo convegno – ha aggiunto Bellantone – nasce dall’obiettivo strategico della nostra Facoltà di interrogarsi pubblicamente su pericoli e limiti dell’intelligenza artificiale immaginando anche scenari futuri. Come docenti di medicina sentiamo il dovere di preparare i nostri studenti all’uso di queste tecnologie evitando il rischio di trasformare il concetto di ‘human with technology in technology with human’”.

“L’impiego dell’intelligenza artificiale rappresenta uno strumento preziosissimo, poichè offre risparmio e maggiore qualità al sistema salute, ma richiede anche un grande investimento nella formazione del personale sanitario” – ha detto Sandra Zampa, Sottosegretaria alla Salute. “Non possiamo rischiare che la diseguaglianza aumenti poichè subentra l’intelligenza artificiale.  Dobbiamo sviluppare una ‘algor-etica’, in quanto le intelligenze artificiali sono dotate di caratteristiche di agency, possono cioè compiere scelte anche senza la supervisione umana. Se vogliamo che queste scelte siano in favore dell’uomo devono essere impostate secondo ciò che è ritenuto buono e desiderabile per l’uomo. Per fare questo siamo chiamati a scrivere un nuovo capitolo nella nostra riflessione etica: pensare modi per rendere le istanze etiche come vincolanti e comprensibili per la macchina, rendendo l’etica computabile dalla macchina”.

“Gli strumenti basati sull’intelligenza artificiale hanno e avranno sempre più poteri diagnostici e curativi – ha ribadito Mons. Mauro Cozzoli,Ordinario Teologia Morale Pontificia Università Lateranense -. Potranno essere usati a beneficio dei pazienti nella misura in cui restino sottoposti alla verifica e al controllo della persona dei medici opportunamente formati al loro uso sotto il profilo nel contempo tecnico ed etico – ha aggiunto -. Si tratta di volgere le AI alla ottimizzazione e umanizzazione delle cure mediche, includendo le humanities ovvero dati valoriali e sapienziali (drivers etici) nei calcoli e nei computi di queste intelligenze”, ha precisato Mons Cozzoli, anch’egli intervenuto nel dibattito “Come governare l’Intelligenza Artificiale?” insieme a Marco Elefanti, Direttore Generale della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, Irene Sardellitti, Programme officer in the Unit Robotics and Artificial Intelligence DG Connect European Commission e Marco Simoni, Presidente Human Technopole.

“L’introduzione di nuove tecnologie, tra cui anche sistemi di intelligenza artificiale – ha rilevato Marco Simoni – porteranno a nuove terapie e nuove cure in particolar modo per quello che riguarda lo sviluppo della medicina personalizzata. Human Technopole, per esempio – ha anticipato l’esperto intervenuto nel dibattito – lavorerà all’integrazione di dati su larga con l’analisi genomica permettendo di sviluppare nuove terapie diagnostiche su misura per ciascun individuo. Questo sarà possibile anche grazie ad un approccio sempre più multidisciplinare alla ricerca scientifica che mira a coinvolgere scienziati con profili e competenze diverse”. Più in generale, ha concluso l’esperto, in ambito sanitario, l’augurio è che lo sviluppo e l’introduzione di tecnologie dell’intelligenza artificiale consentiranno di rendere le cure sempre più accessibili, riducendo i costi e le disuguaglianze tra i cittadini.

Alla sessione intitolata “Verso il dominio dell’algoritmo?” sono intervenute personalità d’eccezione: Roberto Cingolani, Chief Technology&Innovation Officer Leonardo SPA, Fabio Moioli, Head Consulting & Services @Microsoft, Agostino Santoni, AD CISCO Italy, Hassan Sawaf, Former Director of AI Amazon & eBay, Daniela Scaramuccia, Direttore Health & Life Science IBM Italia, Alexander Waibel, della Carnegie Mellon University and Karlsruhe Institute of Technology, nonché Massimo Chiriatti di IBM Italia con un talk su “Intelligenza aumentata”.

“L’intelligenza artificiale – ha dichiarato durante la tavola rotonda Daniela Scaramuccia – insieme alle nuove tecnologie, può e potrà sempre più supportare i medici nella diagnostica e nello sviluppo di piani di cura personalizzati, e i pazienti nel seguirli. Inoltre l’AI sta mostrando grande potenzialità nell’aiutare i ricercatori nella scoperta di nuove terapie. Grazie a ciò che in IBM chiamiamo ‘intelligenza aumentata’, connubio tra tecnologia e professionalità, saremo così capaci di dare maggiore supporto alla cura delle persone. In ambito terapeutico Food and Drug Administration dal 2014 a oggi ha autorizzato oltre 30 algoritmi di intelligenza artificiale per la medicina. Di recente in Germania è stata approvata la prima legge che autorizza la prescrizione e il rimborso di terapie digitali”, ha aggiunto Scaramuccia sottolineando “come in tutte le grandi trasformazioni non è possibile anticipare con esattezza il futuro, mentre è fondamentale definire e perseguire obiettivi etici a cui attenersi. Per IBM sono chiari: lo scopo dell’AI è quello di aumentare l’intelligenza umana e non di sostituirla e tutti i sistemi dotati di AI devono essere trasparenti e spiegabili; inoltre, dati e idee appartengono e devono restare al loro creatore. Non si deve poi dimenticare il ruolo fondamentale della formazione e delle competenze, affinché nessuno sia lasciato indietro e tutti possano cogliere a pieno i vantaggi del cambiamento in atto”.

Le startup italiane Allelica, E-Lisa, Huxelerate hanno presentato alcune soluzioni di avanguardia nel mondo della salute grazie all’implementazione dell’intelligenza artificiale.

L’evento ha visto inoltre il dibattito di Fabio Filocamo, Founder & CEO Dnamis, Giovanni Scambia,Direttore Scientifico Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, Marco Trombetti, Founder & Ceo Translated.

“Abbiamo davanti a noi una sfida immensa: unire maggiormente il mondo digitale, che procede veloce ma corre il rischio di andare avanti in modo autoreferenziale, con quello dell’etica”. Ha concluso l’arcivescovo Edgar Peña Parra, sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato della Santa Sede. Dopo avere sottolineato l’urgenza di superare il profondo divario tra nord e sud del mondo, Peña Parra ha avvertito: “Non possiamo dimenticare i valori che dovrebbero essere considerati nel sistema algoritmi non solo in forma di sanzioni postume ma come accompagnatori costanti al fine di umanizzare processi che altrimenti rischiano di cosificare le relazioni”. Per “tutelare la dignità della persona; preservare il lavoro; assecondare uno sviluppo equo, integrale e sostenibile; corroborare l’alleanza medico-paziente; essere salvaguardati da forme di algor-crazia abbiamo bisogno di algor-etica come ha ricordato Papa Francesco lo scorso 14 novembre”, ha detto ancora. Dunque, ha concluso, “tocca anche a noi sviluppare tecnologie e al tempo stesso contribuire ad orientarle in modo squisitamente umano e a proporle per la cura integrale della persona”.

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