Dove nascono i farmaci: la ricerca farmacologica oncologica di frontiera, insieme ai pazienti

Non solo nuovi farmaci, ma nuove priorità. Al Policlinico Gemelli la sperimentazione di Fase 1 guarda oltre l’efficacia e mette al centro la voce dei pazienti: qualità della vita, time toxicity e valore reale delle cure. Perché nella lotta al cancro, il tempo speso in terapia conta quanto il tempo guadagnato. Al Gemelli è attiva un’Unità dedicata alla Fase 1 di sperimentazione dei farmaci tra le più grandi d’Italia. A colloquio con il suo direttore, il dottor Gennaro Daniele direttore della UOC di Fase 1 che ricorda anche come l’approccio “Common Sense” alla progettazione dei nuovi farmaci, stia plasmando la ricerca sulle reali necessità dei pazienti. Mettendo qualità di vita, sostenibilità e umanità al centro dello sviluppo dei farmaci.
Oltre 15 anni di lavoro, miliardi di dollari di investimenti e migliaia di molecole studiate per arrivare, nella migliore delle ipotesi, a un solo nuovo farmaco approvato. È questo il percorso complesso e selettivo dello sviluppo dei farmaci oncologici, un cammino che oggi vede la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS tra i principali protagonisti in Italia e in Europa, grazie a una delle più importanti Unità di Fase 1 oncologica del Paese.
“Sviluppare un farmaco oggi è un processo lungo, non lineare e ad altissimo tasso di fallimento: in oncologia solo il 5% dei farmaci in sviluppo arriva all’approvazione – spiega Gennaro Daniele, Direttore della UOC di Fase 1 e del Programma di Fase 1 del Gemelli, oltre che Direttore della Ricerca e Sviluppo del Clinical Trial Center -. Ma è proprio all’inizio della sperimentazione clinica, la cosiddetta fase 1, che si costruisce il futuro delle cure”.
Il Gemelli: un’eccellenza italiana ed europea nelle sperimentazioni di Fase 1
Al Gemelli è attivo uno dei Programmi di Fase 1 più importanti d’Italia, in possesso dei requisiti richiesti da AIFA per questo tipo di studi e dotato di competenze e infrastrutture altamente specializzate. “Oggi, in Italia circa l’80% delle sperimentazioni cliniche di Fase 1 riguarda la patologia tumorale e la nostra Unità – ricorda il dottor Daniele – è in grado di offrire sperimentazioni di Fase 1 in tutte le principali patologie tumorali, con i farmaci più innovativi: immunoterapie di nuova generazione (anticorpi bispecifici, T-cell engager), farmaci a bersaglio molecolare, degradatori di proteine, nanoparticelle e terapie legate a radionuclidi”.
Un punto di forza unico è l’integrazione con tutte le strutture della Fondazione, in particolare con il Comprehensive Cancer Center, il programma di sequenziamento molecolare e il Molecular Tumour Board, che consentono di selezionare i pazienti sulla base delle caratteristiche biologiche del tumore, aumentando le possibilità di beneficio.
Anche i numeri raccontano questa storia di successo: oltre 40 studi oncologici di Fase 1 attivi (su circa 60 totali), un’équipe dedicata di 6 medici, 7 study coordinator, 9 infermieri di ricerca, personale di laboratorio e il coinvolgimento complessivo di oltre 200 professionisti del Policlinico, impegnati a vario titolo nel Programma Fase 1 della Fondazione, aperto a studi in quasi tutte le patologie.
Accesso precoce all’innovazione
“Condurre studi di Fase 1 – ricorda il dottor Daniele – significa offrire ai pazienti un’opportunità unica: accedere a farmaci altamente innovativi fino a dieci anni prima della loro approvazione. Le sperimentazioni, in questa fase, coinvolgono piccoli gruppi di pazienti selezionati e prevedono un monitoraggio estremamente attento della sicurezza”.
La maggior parte dei farmaci testati nasce dalla ricerca industriale: il Gemelli è partner privilegiato di numerose aziende multinazionali produttrici di farmaco provenienti da tutto il mondo.
La rivoluzione del “Common Sense” e l’attenzione alla time toxicity
Negli ultimi anni la ricerca oncologica ha cambiato paradigma. “Molti nuovi farmaci sono mirati ai punti deboli del tumore e meno tossici – sottolinea Daniele – e questo ci ha portato a ripensare il disegno degli studi clinici, enfatizzando il senso di “nuovi obiettivi”. Nasce da qui l’approccio “Common Sense”, una corrente metodologica che pone l’accento sulla valutazione del valore dei farmaci, già dalla Fase 1, non solo in termini di sicurezza, ma anche di efficacia clinica, durata della vita (Overall Survival) e soprattutto di qualità della vita (Quality of Life).
Un’attenzione crescente è dunque rivolta alla voce dei pazienti, attraverso i Patient Reported Outcomes (PROs) e a una nuova dimensione di valutazione: la “time toxicity”, ovvero il tempo che il paziente deve dedicare alla sperimentazione e alle terapie, vissuto come un possibile effetto collaterale.
Ricerca, valore e accesso alle cure
“Grazie alla ricerca non solo riusciamo a garantire un accesso precoce alle cure innovative – conclude Daniele – ma, in molti casi, essa consente direttamente di porre le basi per questo accesso, in un contesto in cui i costi rischiano altrimenti di ritardare o vedere negato l’ingresso delle nuove terapie nella pratica clinica”. Valutare il valore complessivo di un farmaco, mettendo insieme efficacia, qualità della vita e sostenibilità, diventa quindi una sfida centrale per il sistema sanitario.
Anche grazie al lavoro dei ricercatori del Gemelli, la ricerca oncologica si traduce giorno per giorno in una speranza concreta per i pazienti: quella di vivere più a lungo e meglio, grazie a terapie sempre più mirate, umane e sostenibili.
I numeri della ricerca oncologica
La ricerca oncologica rappresenta oggi circa il 50% della ricerca clinica in Italia e il 60% dei farmaci in sviluppo a livello mondiale. Dopo una lunga fase preclinica su cellule e modelli animali, il candidato-farmaco entra nella sperimentazione clinica sull’uomo: un percorso che dalla fase 1 alla fase 3 dura mediamente 10 anni.
Le tre fasi di sperimentazione clinica hanno obiettivi chiave:
- Fase 1: individuare la dose ottimale e iniziare a valutare la sicurezza;
- Fase 2: verificare l’attività e la sicurezza del farmaco contro la malattia;
- Fase 3: dimostrare l’efficacia clinica e il beneficio per il paziente.
Maria Rita Montebelli










