Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Università Cattolica del Sacro Cuore
Trattamenti tradizionali
11.02.2008
Negli ultimi 15 anni hanno ricevuto un notevole impulso i trattamenti chirurgici, che sono stati sistematizzati, mentre sono state sperimentate con ottimi risultati nuove terapie meno invasive.

Una più adeguata interpretazione della sintomatologia e il perfezionamento dei mezzi diagnostici hanno portato a una più approfondita comprensione delle cause dell’incontinenza e, quindi, a una selezione sempre più precisa dei pazienti da indirizzare alle diverse modalità terapeutiche. Sono infatti sufficientemente bene individuabili quelle forme di incontinenza fecale secondaria a danni subiti durante interventi di “sfinterotomia” (sezione parziale dello sfintere interno o di quello esterno praticata a scopo terapeutico di patologie anali, quali ragade o fistola), a quelli conseguenti al parto (per esempio un’episiotomia incongrua, lacerazioni spontanee, uso del forcipe)  o a manovre non ortodosse nel corso di trattamenti proctologici (per esempio fistole perianali, ragadi anali, emorroidi). In molti di questi casi la terapia chirurgica più indicata può essere la cosiddetta “sfinteroplastica”, ossia una ricostituzione della continuità dello sfintere proprio nella sede ove è avvenuta la lesione.

Nei casi in cui non siano gli sfinteri a essere lesionati, ma piuttosto siano danneggiati i nervi che inviano gli stimoli per un’adeguata contrazione dei muscoli della pelvi e per la discriminazione sensitiva del contenuto fecale, si assiste ad progressivo, eccessivo rilassamento degli sfinteri e/o ad una profonda alterazione della sensibilità del retto e dell’ano, fino al manifestarsi dell’incontinenza fecale. Una tale evenienza può verificarsi in seguito a una lunga storia di sforzi evacuativi (tipici delle persone stitiche), o in seguito a un travaglio prolungato con un parto complesso, o come conseguenza di forti contusioni delle pelvi. In queste situazioni è stato suggerito e praticato il cosiddetto “post anal repair” (ossia una riparazione dei muscoli della parte posteriore della pelvi con punti di plastica che ne dovrebbero aumentare la consistenza). Quest’intervento non riscuote, al momento, molti consensi anche per i non brillanti risultati dimostrati a lungo termine.


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