“Preghiamo per te!”, i bambini ricoverati al Gemelli scrivono al Papa

Angelo, Giorgia e la mamma di Eleonora hanno fatto recapitare i loro pensieri a Leone XIV, ricoverato nello stesso Policlinico. Negli scritti il racconto della malattia che stanno vivendo e l’augurio di una pronta guarigione.
Prendere la penna, buttare giù qualche pensiero, ricopiarlo in bella e poi spedirlo. A volte anche questa sequenza può apparire faticosa dopo una giornata di cure e magari di abbattimento. A volte invece questa serie di gesti dona entusiasmo soprattutto perché il destinatario di una lettera è Papa Leone al quale si vuole regalare anche un incoraggiamento visto che lui, come chi scrive, è ricoverato in ospedale.
I piccoli del reparto di Oncologia pediatrica del Policlinico Universitario Agostino Gemelli, diretto dal professor Antonio Ruggiero. mostrano così la loro vicinanza al Pontefice soprattutto Angelo che di anni ne ha sette ed è ricoverato da 36 giorni. Racconta nella sua lettera di venire da Taurisano, in provincia di Lecce, di stare anche lui come il Papa al decimo piano e di aver subito un intervento in testa. “Io e la mia mamma preghiamo per te tutte le sere, – è il regalo di Angelo – ti auguro una buona guarigione”. Parole accompagnate dal disegno di un albero con le foglie che cominciano a cadere, di un prato, tanti uccelli che volano ma soprattutto un sole giallo grande che spicca, quasi a mandare vie due nuvole nel cielo. In quel sole si può vedere la speranza del cuore di Angelo e di quella di tanti bambini determinati a riprendersi la normalità.
“La fede smuove le montagne”
Tanta speranza anche nei pensieri della mamma di Eleonora, cresciuta in una famiglia italo-cilena, che sta seguendo un percorso di cura nel reparto di Neurochirurgia e Oncologia dell’ospedale pediatrico. La piccola è sana ormai e Maria Graziela per questo scrive che “la fede smuove le montagne. Dio – prosegue – ha ascoltato le nostre preghiere” grazie all’intercessione di san Francesco di Assisi, la Madonna di Fatima e l’arcangelo Raffaele. A loro affida il Vescovo di Roma, “Papa Leone le nostre preghiere sono per te. Che Dio, la Vergine Santissima, gli angeli custodi ti proteggano sempre”.
La vita cambia all’improvviso
Più lunga la lettera di Giorgia, 18 anni, che scrive in inglese perché l’ha studiato tutta la vita. La sua riflessione matura non può non toccare, tra le righe racconta di un prima e un dopo l’avvento della malattia che certamente toglie leggerezza alla vita di una neomaggiorenne indipendente, con la passione per i viaggi, entusiasta delle città visitate come Los Angeles, Londra, Dublino e Granada. “Sono sempre stata una persona molto indipendente, quindi è stato difficile passare dal riuscire a vivere facendo affidamento solo sulle mie forze al dover dipendere dagli altri”. Giorgia scrive che il suo mondo si è capovolto, che ha dovuto mettere in pausa i suoi sogni per preoccuparsi della sua salute. Ma in questo scopre la gratitudine per “essere accudita e avere la possibilità di guarire”, scopre la portata dell’amore della sua famiglia e degli amici e scopre “che se c’è qualcosa che voglio fare nella vita, è salvare le vite delle persone. Voglio essere proprio come i medici che stanno salvando la mia”.
“Credo sia vero quello che dicono, che si possa trovare qualcosa di buono in ogni cosa. La malattia mi ha cambiata, in peggio e in meglio. Vedo i cambiamenti fisici nel mio corpo, ma sento che è cambiato anche il mio modo di pensare. Le cose che prima davo per scontate hanno acquisito valore”. L’ultimo pensiero è rivolto a Papa Leone, “quando ho sentito al telegiornale parlare di te e della tua situazione, l’ho sentito mille volte più intensamente, perché in qualche modo stiamo attraversando la stessa cosa, e questo mi ha fatto sentire più vicina a te”. “Prego Dio affinché possiamo guarire entrambi e ti chiedo di pregare insieme a me. Giorni migliori arriveranno. Sono certa che siamo uniti nella preghiera, per noi stessi e per tutti coloro che stanno affrontando la stessa situazione”.







