21.12.2006
Il Lupus Eritematosus Sistemico
Una malattia autoimmune che colpisce organi e tessuti umani, le cui possibilita' di cura si arricchiscono con una scoperta italiana che ha individuato alcuni marcatori tipici, predittivi del successo della terapia.

La malattia
Il lupus eritematosus, in sigla LES, è una malattia che può colpire tutti gli organi e i tessuti e insorge perché il sistema immunitario non è più in grado di riconoscere le proprie cellule da quelle estranee. Per questa ragione le attacca come attaccherebbe un agente patogeno, distruggendole. Di qui il nome di malattia autoimmune.

Colpisce soprattutto giovani donne (con una proporzione di circa otto donne ogni uomo). Nella grande maggioranza dei casi (più del 90%) la terapia contro il lupus è efficace.

La nefrite lupica
Se la malattia colpisce il rene si parla di nefrite lupica, e la prognosi diventa peggiore: si guarisce solo nel 75% dei casi. Negli altri casi i pazienti vanno incontro a insufficienza renale cronica.

Per riuscire a combattere efficacemente la malattia, inoltre, è necessario diagnosticarla entro 5-6 mesi dall'esordio. In caso contrario, la possibilità di recupero è scarsa.

Non basta: in circa un terzo dei casi guariti, il paziente va incontro a una ricaduta, anche dopo molti anni.

In sostanza, dunque, nella metà dei casi complessivi di nefrite lupica c'è la remissione della malattia, nell'altra metà si sviluppa una insufficienza renale.

Il futuro della terapia
Il futuro della terapia del lupus eritematosus e della nefrite lupica si arricchisce con una scoperta di un gruppo di ricercatori dell'Unità Operativa di Reumatologia del Policlinico A. Gemelli di Roma e dell'Università di Udine, che hanno individuato degli importanti marcatori per migliorare la diagnosi delle forme più gravi della malattia.

Concentrandosi sul danno a carico del tessuto interstiziale del rene anzichè, come in passato, sui glomeruli renali, i ricercatori hanno studiato l'espressione di due proteine: l'HGF (hepatocyte growth factor), e il TGFß1 (transforming growth factor ß1).

L'HGF è una proteina che ha una funzione antinfiammatoria, favorisce la crescita dei vasi sanguigni, stimola la rigenerazione delle cellule epiteliali del tubulo renale e in definitiva impedisce l'evoluzione verso la fibrosi, cioè la formazione di cicatrici. Al contrario, il TGFß1 è una proteina immunoregolatrice e, quando viene espressa in maniera eccessiva, ha una azione contraria a quella dell'altra proteina: favorisce la formazione di tessuto cicatriziale ostacolando, quindi, il recupero della funzionalità renale.


I ricercatori hanno scoperto che, se nei pazienti malati di Lupus vi è un determinato squilibrio fra l'espressione di queste due proteine, la terapia tradizionale non funziona. Di conseguenza, l'analisi del rapporto fra HGF e TGFß1, che può essere effettuata grazie a biopsie renali, ha un valore predittivo del successo delle terapie.

Da qui, due le future strade: da un lato, la ricerca di esami diagnostici che permettano di individuare il rapporto tra le due proteine in questione tramite una più semplice analisi delle urine; dall'altro, lo studio di terapie specifiche per aumentare l'espressione di HGF e ridurre quindi l'evoluzione verso l'insufficienza renale, eventualmente attraverso la terapia genica.