Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Università Cattolica del Sacro Cuore
Il trattamento delle patologie corneali nelle età pediatriche
03.07.2007
I trapianti in età infantile, tradizionalmente più complicati, devono essere eseguito il prima possibile (da 6 mesi a un anno di vita), perchè l'assenza della funzione visiva nei primi mesi di vita porta all'ambliopia (il cosiddetto “occhio pigro”).

Il trapianto di cornea nei bambini fino a 10 anni è sempre stato considerato un intervento complicato, dall'esito incerto e di difficile gestione nel periodo postoperatorio. Oggi grazie ai risultati decisamente migliori, i trapianti in età infantile vengono eseguiti con maggiore frequenza, anche se la prognosi è meno favorevole di quella dell'adulto, specie per la frequente associazione con patologie malformative complesse comprendenti il glaucoma secondario.

Se un bambino nasce con una cornea opaca, l'intervento deve essere eseguito il prima possibile (da 6 mesi a un anno di vita), perchè l'assenza della funzione visiva nei primi mesi di vita porta all'ambliopia (il cosiddetto “occhio pigro”). Eseguire un trapianto di cornea a 3-4 anni può essere scarsamente efficace in termini di recupero visivo, perché a quella età l'occhio non ha più la capacità di riacquistare del tutto la funzione visiva.

 

La scelta della più adeguata tecnica chirurgica

Le tecniche di trapianto utilizzate sono le stesse dell'adulto, ma sicuramente la chirurgia perforante presenta un maggior rischio di rigetto. Infatti, l'occhio del bambino ha una reattività immunologica più alta, per cui le percentuali di successo dell'intervento risultano più basse del soggetto adulto”. A distanza da 0 a 5 anni si ha circa il 50 per cento di rigetti, da 5 a 10 anni il 33 per cento e da 10 anni in poi il 17 per cento. Ecco perché in alcuni casi si preferisce posticipare il trapianto dopo i 7-8 anni. Deve essere comunque il medico oculista a valutare caso per caso la situazione e proporre la terapia.

 

Se l'occhio ha ancora una visione discreta (2-3 decimi), la decisione è più difficile. In caso di insuccesso dell'intervento il piccolo paziente può arrivare a vedere anche meno dei 2-3 decimi. Pertanto è preferibile valutare i rischi e i benefici dell'intervento caso per caso, magari ritardando il trapianto fino a 12-13 anni quando si ottengono percentuali di successo maggiori. In teoria, si può eseguire più di un trapianto, ma ogni volta il rischio di rigetto aumenta.

 

In casi particolari, quando l'opacità corneale non è totale, è possibile eseguire anche interventi in cui la cornea del paziente viene “ruotata” per spostare l'opacità dall'asse visivo. In tal modo essendo un “autotrapianto” il rischio di rigetto viene annullato.

 

 


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