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Stare ‘sul pezzo’ anche in mezzo alla tempesta. La rivoluzione culturale della COVID-19

26 May 2020
Research

Linee guida aggiornate online, sintesi quotidiane della letteratura scientifica, repository di lavori scientifici pubblicati senza revisione. Sono solo alcuni degli aspetti della rivoluzione culturale provocata dalla COVID-19. E in questo panorama in pieno fermento arrivano le linee guida SIMIT-Lazio.  Scritte in maniera corale dagli esperti del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, dell’INMI Spallanzani e di tutti gli esperti di malattie infettive regionali, rappresentato al momento il documento di indirizzo più aggiornato e completo sulla COVID-19. In 82 pagine sono riportare tutte le ultime evidenze e gli indirizzi diagnostico-terapeutici sulla malattia, le raccomandazioni per la gestione delle infezioni lievi o asintomatiche, delle polmoniti da lieve a grave, della ARDS. E ancora, l’utilizzo del plasma iperimmune, della terapia antipertensiva e anti-trombotica. La sintesi di un panorama di conoscenze in continuo aggiornamento, come impone questo argomento studiato dolorosamente sul campo durante questa memorabile primavera del 2020.

Tra le varie rivoluzioni scatenate dalla COVID-19, ce n’è anche una ‘culturale’, più da addetti ai lavori forse, ma sostanziale, che è quella relativa alle pubblicazioni scientifiche e alle linee guida. Un tempo documenti dotati di una loro compassata sacralità, cesellati all’inverosimile e destinati ad essere aggiornati con cadenza annuale (o più), le linee guida ai tempi del coronavirus hanno assunto un carattere molto più informale da work in progress, con la fluidità caratteristica di tutte le pubblicazioni online, passibili di aggiornamenti – al limite della ‘smentita’-  anche da un giorno all’altro. Che l’argomento COVID-19 non si prestasse a certezze apodittiche lo avevamo già intuito da tempo, con quello che è successo anche alle pubblicazioni scientifiche. Il certosino esercizio del peer-reviewed, cioè della minuziosa revisione di un lavoro scientifico, fatta da esperti in materia e che a volte portava a rallentare l’uscita di una ricerca anche di diversi mesi, è stato cancellato da un momento all’altro dai server di ‘preprint’ come l’ormai celebre medRxiv.org (si pronuncia ‘med-archives’), un sito che pubblica articoli scientifici appena ‘sfornati’ dalla penna dei ricercatori e non ancora sottoposti a revisione da parte dei referees delle riviste scientifiche. Quello che un tempo sarebbe stato guardato con sussiego, in questi mesi è diventato una fonte gettonatissima di idee non solo da parte della stampa laica, ma anche dal mondo della scienza, affamata di idee o anche solo di spunti per una possibile soluzione al ‘caso’ COVID-19.

E quelli che ci siamo appena lasciati alle spalle, sono stati mesi di lotta sul campo, che non hanno però portato a trascurare l’importanza della condivisione delle evidenze disponibili, per fornire una guida quanto più possibile autorevole, sebbene fluida come il magma, alla pratica clinica quotidiana nei reparti COVID.

E’ su questo filone che si innestano le linee guida SIMIT (Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali)-Lazio, redatte in maniera corale dagli esperti del Gemelli, dell’INMI Spallanzani e dei principali centri di malattie infettive del Lazio. Un documento-guida prezioso, realizzato a tempo di record, messo online ‘in chiaro’ a disposizione della comunità scientifica e in aggiornamento rapido, man mano che si rendono disponibili nuove evidenze scientifiche.

Prof. Roberto Cauda
Professor Roberto Cauda

“Siamo abituati ad aggiornare in maniera molto puntuale le linee guida (come quelle sull’HIV, alla stesura delle quali partecipo da diversi anni) a cadenza annuale, sulla base di articoli che hanno ricevuto ampio consenso sulle riviste internazionali. Con la COVID-19 – ammette il professor Roberto Cauda, Direttore UOC Microbiologia e Malattie infettive del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS e Ordinario di Malattie Infettive presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, Campus di Roma – ci siamo trovati ‘impreparati’ culturalmente, perché non ci aspettavamo uno tsunami di questo tipo e di questa portata, che ha prodotto milioni di contagiati e che in Italia ha colpito pesantemente le regioni del nord, portando ad un lockdown così duro e prolungato, un evento per me inedito, nel corso delle otto epidemie che ho vissuto.” Questa malattia ha cambiato molte cose, anche per quanto riguarda l’approccio scientifico. Oggi le notizie vengono divulgate e veicolate – spesso per volontà dei ricercatori stessi – attraverso i media, oltre che su queste piattaforme non peer reviewed. Questo aiuta a raggiungere un vasto pubblico di laici, come di addetti ai lavori. “Certo – ammette il professor Cauda –  c’è il rischio che, non essendo state vagliate dalla comunità scientifica, possano essere diffuse anche notizie che non troveranno poi conferme scientifiche. Le linee guida sono importanti soprattutto per chi è sulla linea del fuoco e abbiamo vissuto soprattutto all’inizio giorni drammatici in cui le informazioni di cui disponevamo erano molto scarse. Queste nuove linee guida verranno aggiornate molto frequentemente, certamente non a cadenza annuale, perché per COVID-19 un anno è un tempo lunghissimo che non ci possiamo permettere.

Tuttora – ammette il professor Cauda – non disponiamo di alcun farmaco specificamente disegnato per il COVID-19, stiamo ancora utilizzando farmaci che erano stati disegnati e utilizzati per altre patologie (clorochina, lopinavir/ritonavir, remdesivir). Altri elementi importanti che in questi mesi ci hanno fatto cambiare l’approccio alla malattia sono stati il riconoscere il ruolo importante che svolgono nelle forme più gravi della malattia l’infiammazione (e quindi il ruolo dei l’importanza dei farmaci anti-infiammatori, come il tocilizumab e non solo) la coagulazione (e dunque l’utilizzo dell’eparina a basso peso molecolare)”. E se eparina e anti-infiammatori hanno cambiato il volto di questa malattia, all’orizzonte, molto promettente appare il trattamento con gli anticorpi neutralizzanti presenti nel plasma dei convalescenti.

“La COVID-19 ci ha insegnato che c’è una tumultuosa acquisizione di informazioni, che ha portato la nostra UOC di Malattie Infettive da otto settimane a svolgere un meticoloso lavoro di sintesi bibliografica. Un vero e proprio bollettino scientifico che viene inviato tutte le mattine ai componenti dell’Unità di Crisi e ai responsabili dei reparti. Ma che ormai ha travalicato i confini del Gemelli. Oltre ad essere presente sul sito della Regione Lazio, viene inviato anche all’estero, dall’Ambasciata Italiana del Myanmar, all’Università Pontificia di Santiago sul Cile”.

Perché questa scelta? “Tante volte – afferma il professor Cauda – si è detto che la COVID è una guerra. E le guerre non si vincono solo con le armi, ma anche con l’intelligence. E proprio per offrire a chi opera sul campo, a chi deve prendere delle decisioni, informazioni sia peer reviewed, che pubblicate su piattaforme come medRxiv, abbiamo ritenuto utile fornire un agile sunto dei contenuti dei più rilevati tra i recenti articoli scientifici. La conoscenza insomma può aiutarci non poco per sconfiggere questa malattia”.

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