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La radiologia che cura i tumori

21 January 2022
Assistance

Tutte le novità sulla radiologia interventistica oncologica al congresso internazionale MIO-Live 2022, organizzato da Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS (24-25 gennaio)

Ai blocchi di partenza la settima edizione di MIO-Live (Mediterranean Interventional Oncology) che si terrà in formato virtuale nei giorni 24-25 gennaio. Questo congresso internazionale(www.miolive.eu) è organizzato dalla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS ed è interamente dedicato alla radiologia interventistica oncologica, disciplina sempre più protagonista del trattamento dei tumori, come integrazione delle terapie tradizionali (chemio-radioterapia e chirurgia) o da sola. Tutte le novità del settore, oltre ad una serie di interventi trasmessi ‘live’ dalla sala angiografica della Fondazione Policlinico Gemelli, saranno presentate ad una platea internazionale, che vedrà la partecipazione della Società di Interventistica Oncologica americana (SIO), di quella europea (CIRSE) e di due società scientifiche coreane (KSIR e KSITA). Giunto alla settima edizione, questo congresso, nato nel 2015, è l’occasione per tracciare lo stato dell’arte del livello tecnologico raggiunto dalle procedure di radiologia interventistica e la pratica clinica multidisciplinare messa in atto quotidianamente nei centri oncologici di riferimento come Fondazione Policlinico Gemelli.

“Dopo le prime edizioni, che coinvolgevano solo i Paesi dell’area Mediterranea – spiega il professor Iezzi –  siamo arrivati ad una platea mondiale; MIO-live 2022 vedrà infatti la partecipazione della Società di Interventistica Oncologica americana (SIO), di quella europea (CIRSE) e di due società scientifiche coreane. L’obiettivo è quello di avere una visione worldwide dell’interventistica oncologica, sempre però in un’ottica multidisciplinare. Il comitato scientifico del congresso è costituito infatti da docenti della Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica: radiologi interventisti, chirurghi (il professor Felice Giuliante, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Generale ed Epatobiliare e Ordinario di Patologia Speciale Chirurgica all’Università Cattolica), radioterapisti (il professor Vincenzo Valentini, Direttore del Dipartimento di Diagnostica per Immagini, Radioterapia Oncologica ed Ematologia della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e Ordinario di Radioterapia all’Università Cattolica), epatologi (il professor Antonio Gasbarrini, Direttore del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e Ordinario di Medicina Interna all’Università Cattolica) e naturalmente oncologi (professor Giampaolo Tortora, Direttore dell’Unità Complessa di Oncologia medica e Ordinario di Medicina Interna all’Università Cattolica). Direttori del congresso sono il professor Cesare Colosimo, Direttore Radiologia e Neuroradiologia della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e Ordinario di Radiologia dell’Università Cattolica, il professor Riccardo Manfredi, Direttore Radiologia Diagnostica e Interventistica Generale della Fondazione Policlinico Gemelli e Ordinario di Radiologia all’Università Cattolica e il professor Roberto Iezzi.

Roberto Iezzi

La radiologia interventistica oncologica, disciplina nata nel terzo millennio, è una branca super specialistica della radiologia che utilizza le metodiche di imaging (fluoroscopia, ecografia, TAC e RMN) non solo per giungere ad una diagnosi, ma come guida per trattamenti loco-regionali e mini-invasivi. Queste procedure non prevedono dunque né anestesia generale, né esposizioni chirurgiche; per questo il paziente ha una ripresa molto rapida dopo la procedura, con minore impatto sulla sua qualità di vita. “Negli ultimi 10-15 anni – ricorda il professor Roberto Iezzi, Direttore della UOC di Radiodiagnostica di Gemelli Molise, Radiologo Interventista dell’UOC di Radiologia d’Urgenza della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCSS e Professore Associato di Radiologia all’Università Cattolica – la radiologia interventistica ha trovato applicazione anche in ambito oncologico, con due tipologie di trattamenti: percutanei (attraverso l’introduzione dall’esterno, direttamente nella lesione, di strumenti – in genere aghi – che determinano ‘bruciature’ delle lesioni stesse) e intra-arteriosi, nei quali la porta d’ingresso alla lesione è rappresentata da un vaso arterioso (in genere si ‘entra’ dall’arteria femorale all’inguine; di recente si è cominciato ad utilizzare l’arteria radiale al polso)”.

La radiologia interventistica oncologica è oggi sempre più mininvasiva (grazie all’uso di strumenti e materiali di calibro sempre più ridotto) ed è molto precisa, perché le procedure sono guidate dall’imaging, cioè da nuove tecnologie ecografiche con fusione di immagini e da sistemi informatizzati e robotizzati di guida degli strumenti. Questo la rende una delle branche super specialistiche più high-tech del momento.

Sono due le tipologie di trattamento effettuabili grazie alla radiologia interventistica oncologica: l’ablazione percutanea e i trattamenti intra-arteriosi.

Ablazione percutanea delle lesioni tumorali. Consiste nel posizionare direttamente a livello delle lesioni tumorali, partendo dall’esterno, aghi e device per determinarne la necrosi, cioè la distruzione. Questo si può effettuare sfruttando vari tipi di energia; con le radiofrequenze (la prima fonte di energia utilizzata per queste procedure) e, da qualche anno, anche con le micro-onde; entrambi le procedure producono un calore intenso, in grado di distruggere le lesioni. Ma la stessa cosa può essere fatta sfruttando l’azione distruttiva del freddo (crioablazione), che determina una necrosi cosiddetta ‘a frigore’ capace di stimolare anche delle azioni biologiche, cioè il ‘suicidio’ della cellula determinato dal rapido congelamento, seguito dallo scongelamento del tessuto tumorale. Infine, l’ultima tecnologia introdotta è l’elettroporazione (o elettrochemioterapia) grazie alla quale gli aghi determinano dei circuiti elettrici a livello del tessuto da colpire. Questi a loro volta provocano l’apertura di ‘buchi’ a livello della membrana delle cellule tumorali che, nella elettroporazione irreversibile causano la rottura della membrana e la necrosi del tessuto tumorale; oppure, nell’elettrochemioterapia, un’apertura temporanea di ‘pori’ che permettono l’ingresso di farmaci all’interno della cellula tumorale, che provvedono a distruggerla.

Riccardo Manfredi

Trattamenti intra-arteriosi. Per questa via si possono effettuare chemio-embolizzazioni e radioembolizzazioni, sempre in maniera mininvasiva e locoregionale. Si tratta di veri e propri trattamenti chemio e radioterapici, mirati però direttamente alla lesione tumorale, per i quali si utilizzano microparticelle superselettive, con diametri variabili e scelti ‘su misura’ per il tipo di lesione da colpire e del paziente. Esistono particelle embolizzanti permanenti o riassorbibili, di calibro diverso (dai 40 ai 900 micron) che portano in maniera specifica e selettiva un tipo di chemioterapico (a dosaggio variabile) direttamente all’interno del tumore. Quelle riassorbibili si limitano a veicolare il farmaco, senza l’effetto embolizzante, cioè di interrompere il flusso di sangue, che in caso ad esempio di funzionalità epatica danneggiata, comprometterebbe ancor più la salute dell’organo.  Ove possibile invece, con le particelle più grandi si sfrutta anche l’effetto embolizzante, cioè di chiusura del vaso, che ‘affama’ il tumore. II vantaggio di questo tipo di trattamenti super-selettivi è quelli di far arrivare una quantità maggiore di chemioterapico (o di radiazioni) direttamente all’interno del tumore, riducendo in modo significativo gli effetti indesiderati sistemici e le complicanze. Nella radio-embolizzazione queste particelle ‘su misura’ veicolano dei radioisotopi e quindi effettuano una radioterapia direttamente all’interno del tumore.

Radiologia interventistica oncologica e immunoterapia. “La radiologia interventistica – commenta il professor Riccardo Manfredi, Direttore Radiologia Diagnostica e Interventistica Generale della Fondazione Policlinico Gemelli e Ordinario di Radiologia all’Università Cattolica – nei centri ad alto livello di specializzazione come il nostro si affianca ormai di routine, agendo anche in maniera complementare, alla chirurgia, la radio e la chemioterapia, nel trattamento dei tumori. Le procedure interventistiche vengono selezionate, scelte e discusse da un team multidisciplinare e possono essere utilizzate come alternativa alle terapie tradizionali o in associazione alle stesse”. Un esempio è dato dall’immunoterapia. Le procedure percutanee (crioablazione in particolare) e intrarteriose (radioembolizzazione) hanno un effetto immunomodulante, cioè vanno ad alterare e a determinare una migliore risposta all’immunoterapia. Sono in questo momento in corso numerosi studi di associazione di procedure loco-regionali a immunoterapia sistemica.

Indicazioni della radiologia interventistica oncologica. La radioterapia interventistica oncologica nasce per il trattamento delle lesioni primitive (epatocarcinomi, colangiocarcinomi) e secondarie del fegato (metastasi). “Nel corso degli anni – spiega il professor Iezzi – le indicazioni si sono molto ampliate e oggi utilizziamo queste procedure per il trattamento di tumori del polmone, del rene, dell’osso. E le indicazioni si stanno ampliando verso altri tumori, come il pancreas, tumori ginecologici e della prostata.” Il Gemelli è centro di riferimento nazionale e internazionale in questo campo; ogni anno qui vengono infatti effettuate oltre 4 mila procedure di radiologia interventistica, metà delle quali in ambito oncologico.

Maria Rita Montebelli

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