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Il Day Hospital Post-Covid del Policlinico Gemelli taglia il traguardo di due anni di attività

21 April 2022
Assistance

Nato nei mesi più duri della pandemia di Covid-19, il Day Hospital Post-Covid della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, aperto il 21 aprile 2020, traccia in occasione dei primi due anni di attività un primo bilancio molto positivo sia sul fronte dell’assistenza ai pazienti che della ricerca. Oltre 3 mila i pazienti da tutta Italia a oggi trattati (più di 2500 adulti e oltre 500 pediatrici).

Prezioso il sostegno e l’aiuto ricevuto in questi anni da tanti singoli cittadini, come da enti e aziende.

Spegne oggi le sue prime due candeline il Day Hospital (DH) Post-Covid della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS. Nato da un’intuizione rivelatasi in seguito vincente (nel mondo si stimano oggi almeno in duecento milioni le persone affette da Long Covid), questo Day Hospital multidisciplinare è stato attivato a distanza di soli due mesi dall’esordio della pandemia di Covid-19. Tanti gli amici che hanno reso possibile l’attuazione di questo progetto della Fondazione Policlinico Gemelli, sostenuto anche grazie alla campagna di raccolta fondi “Insieme oltre il Covid”, promossa lo scorso ottobre. Fondazione Angelini ha voluto dare un segno concreto del suo supporto attraverso una donazione a favore delle attività svolte dal DH per far fronte alle molte richieste di aiuto da parte dei pazienti. In particolare l’intervento di Fondazione Angelini, impegnata nel sostenere iniziative nel campo del sociale, della salute e della cultura, ha contribuito a garantire l’ulteriore e necessaria continuità del progetto.

“Dall’inizio della nostra attività, abbiamo valutato 2.518 pazienti provenienti da tutta Italia, di età media 50 anni, per il 53% uomini – commenta il professor Francesco Landi, Direttore UOC Medicina Interna Geriatrica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, Docente di Medicina Interna e Geriatria all’Università Cattolica, campus di Roma -. La maggior parte di queste persone era stata ricoverata in ospedale (62%) e il 15% di loro aveva avuto necessità di cure in terapia intensiva. Abbiamo potuto valutare come solo il 20% dei pazienti a una distanza di 3 mesi dalla fase acuta di malattia aveva una guarigione completa, non lamentando più alcun sintomo Covid-relato. I sintomi persistenti più comunemente lamentati dai nostri pazienti sono stati fatigue (64%), dispnea da sforzo (63%), disturbi del sonno (45%), deficit di attenzione e memoria (38%), palpitazioni (35%), artralgie (35%), mialgie (35%), parestesie (28%)”. “Il quadro generale dei sintomi – afferma il dottor Matteo Tosato, UOS Day Hospital Post- Covid del Gemelli – sta evolvendo negli ultimi mesi; l’impressione è che il Long Covid successivo alla variante Omicron sia ‘diverso’ da quello conseguente alle varianti precedenti. Ma è presto per trarre conclusioni certe poiché Omicron sta circolando da pochi mesi e sono ancora pochi i pazienti con Long Covid Omicron-relato che abbiamo valutato finora. Una primissima analisi sembrerebbe suggerire come la prevalenza di Long Covid e il numero di sintomi lamentati sia inferiore nei pazienti guariti da Omicron”.

Il Long Covid dei più giovani. Il Long Covid purtroppo non risparmia nemmeno bambini e ragazzi, una popolazione rimasta spesso ai margini dell’attenzione generale per il fatto di presentare in genere forme lievi se non del tutto asintomatiche di Covid-19. Presso l’ambulatorio Post – Covid Pediatrico della Fondazione Policlinico Gemelli a oggi sono seguiti 530 bambini; 168 di questi hanno presentato una sintomatologia persistente per almeno 6 settimane dall’infezione acuta e per questo sono stati sottoposti a valutazioni successive personalizzate. Tra tutti circa trenta presentavano i criteri diagnostici di Long Covid pediatrico. “Durante questo anno e mezzo di follow-up di bambini con infezione da SARS-CoV-2 – ricorda il dottor Danilo Buonsenso, UOC di Pediatria del Policlinico Gemelli e docente di Pediatria all’Università Cattolica, campus di Roma – abbiamo avuto modo di comprendere meglio gli effetti a breve e lungo termine dell’infezione. La forma acuta resta, nella maggioranza dei casi, una malattia lieve-moderata rispetto a quanto riportato negli adulti, sebbene in rari casi possa rendersi necessaria l’ospedalizzazione.
Per quanto riguarda la fase successiva, tuttavia, alcuni bambini possono sviluppare dei problemi. Una minoranza (circa 1 su diecimila) può sviluppare una grave sindrome infiammatoria multisistemica Post -Covid, che richiede ospedalizzazione e spesso ricovero in terapia intensiva pediatrica, sebbene in genere esiti poi in una guarigione completa.

Un altro sottogruppo di bambini sviluppa invece, dopo l’infezione acuta, una serie di problemi cronici che possono rientrare nella definizione di Long Covid. Sono bambini con astenia, dolori muscolo-scheletrici, affaticabilità dopo sforzi lievi, pericarditi o alterazioni elettrocardiografiche, disturbi della concentrazione, alterazioni del tono dell’umore. Anche se solo una piccola percentuale di bambini sviluppa sintomi – prosegue il dottor Buonsenso – considerati i numeri assoluti, il problema è rilevante; non conosciamo inoltre ancora quale sia la maniera più appropriata per gestire questi bambini. È dunque importante che famiglie e medici ne siano consapevoli e indirizzino queste famiglie presso centri specialistici come il nostro.  Un altro punto ancora non chiaro è se le diverse varianti inducano forme diverse di Long Covid nei bambini, né se i vaccini riducano il rischio di sviluppare questa complicanza. Solo nei prossimi mesi riusciremo a dirimere questi dubbi e capire meglio cosa sia successo in età pediatrica con le varianti Omicron e BA2”

La ricerca. Di pari passo con la preziosa attività assistenziale prestata alle persone con Long Covid-19 e nonostante il periodo difficile, molto importante è stata l’attività di ricerca svolta dal gruppo impegnato nel DH Post-Covid che si è concretizzato con numerose pubblicazioni scientifiche su una serie di riviste internazionali di grande prestigio. Numerosi sono anche i progetti di ricerca in cantiere per i prossimi mesi, incentrati in particolare sull’efficacia di diversi approcci nutraceutici sulla persistenza di fatigue, sullo studio della perfusione polmonare in pazienti con persistenza di dispnea non giustificata dalle prove di funzionalità respiratoria, e sull’ipometabolismo cerebrale nei pazienti con deficit di attenzione e memoria. È in corso anche un’attenta analisi delle possibili differenze del Long Covid successivo alle diverse ondate di Covid 19 (e dunque alle diverse ‘varianti’ implicate). Il team del DH Post-Covid partecipa inoltre al tavolo di lavoro coordinato da Istituto Superiore di Sanità per la definizione di buone pratiche di lavoro sul tema del Long-Covid. 

Sul fronte della ricerca pediatrica sono state pubblicate le prime casistiche pediatriche di Long Covid e le prime evidenze di rare, ma possibili, problematiche organiche. Di prossima pubblicazione anche un lavoro sull’impatto del Long Covid nel nucleo familiare, tematica che indirettamente va comunque a impattare sui minori. Altri progetti di ricerca in corso riguardano uno studio immunologico nei bambini con Long Covid, uno studio sulla perfusione polmonare, patologica in alcuni bambini con Long Covid, un altro sull’ipometabolismo della corteccia orbito-frontale in tre bambini con Long Covid e una ricerca sulle alterazioni di alcuni parametri della coagulazione nei bambini con Long Covid con più di tre sintomi. È infine in corso una collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla gestione del Long Covid pediatrico.

Gli ultimi dati sul Long Covid. Secondo una recentissima metanalisi pubblicata su Journal of Infectious diseases la metà circa delle persone che hanno contratto il Covid-19 presenta sintomi persistenti a distanza di 4 mesi dalla diagnosi. È evidente che l’impatto sulla salute e sul benessere personale, come anche sulla forza lavoro è dunque enorme. Al momento non sono chiari i meccanismi alla base di questa misteriosa sindrome, che sembra assumere dai primi dati disponibili caratteristiche diverse a seconda della ‘variante’ responsabile del Covid-19. Per la fatigue, i problemi di memoria, il respiro corto, i problemi del sonno e i dolori alle articolazioni che continuano a tormentare le persone con Long Covid anche a distanza di mesi dalla fase acuta, non si dispone ancora di una terapia mirata, ma solo trattamenti di supporto, comunque di beneficio, che vanno orchestrati da team multidisciplinari, visto che i sintomi coinvolgono vari distretti del corpo. I più colpiti sono i pazienti con forme gravi-moderate di Covid-19 che hanno necessitato di ricovero e le donne. Altri studi indicano come possibili ulteriori fattori di rischio per un viraggio verso il Long Covid l’età avanzata, l’essere già affetti da asma, l’obesità e l’ipotiroidismo. Una condizione insomma che merita attenzione e un’assistenza adeguata perché ha le potenzialità di mettere ulteriormente sotto stress l’intero servizio sanitario. Anche per questo dunque i DH e gli ambulatori specializzati nella gestione del Long Covid sono preziosi e meritano di essere supportati.

Maria Rita Montebelli

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