Giornata Mondiale dei Tumori Ginecologici al Gemelli. Supportare le pazienti e abbattere lo stigma: le tre paure da superare

In occasione del World Gynecological Oncology Day (World GO Day), il 20 settembre riflettori accessi sul tema della vergogna e dell’isolamento che ancora accompagnano la diagnosi di un tumore ginecologico. Quali sono le principali paure che circondano questi tumori e come superarle in compagnia degli specialisti. E il 24 ottobre, in collaborazione con l’associazione pazienti LOTO Odv, il Gemelli offre una giornata di visite gratuite per le donne ad alto rischio di sviluppare tumori ginecologici eredo-familiari.
L’edizione 2026 del World Gynecological Oncology Day invita ad abbattere lo stigma che circonda le donne con tumori ginecologici. Un tema che la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS ha scelto di affrontare senza giri di parole, mettendo a fuoco tre diversi aspetti di uno stesso problema.
“Lo stigma è un segno, una cicatrice, che rischia di aggiungere un peso a quello della malattia. Le donne con un tumore ginecologico non devono però farsi carico anche delle paure e dei pregiudizi che lo accompagnano, e che si declinano in almeno tre aspetti diversi”, spiega la professoressa Anna Fagotti, Ordinario di Ginecologia e Ostetricia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e Direttore della UOC di Ginecologia Oncologica della Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS.
La prima paura riguarda l’identità stessa di una donna. “Nell’immaginario collettivo avere un tumore ginecologico viene associato all’impossibilità di avere figli o di andare incontro ad una menopausa precoce”, osserva la professoressa Fagotti, che descrive il timore, spesso taciuto, di invecchiare “prima e male”, di vedere compromessa la qualità della vita, le relazioni sociali e con il partner, sia sul piano psicologico sia su quello della sessualità. “Un timore che nasce prima ancora della diagnosi vera e propria. A queste problematiche possiamo dare oggi risposte concrete, dalla chirurgia fertility sparing – che permette di preservare gli organi genitali, in presenza di un tumore in fase iniziale – a trattamenti personalizzati, ormonali e non, per contrastare la menopausa precoce”.
Il secondo stigma è quello legato all’infezione da HPV, responsabile di alcuni tumori ginecologici come quelli della cervice e della vulva. “A volte queste donne sono molto spaventate e si sentono ‘non pulite’, mentre non è affatto così”, afferma la professoressa Fagotti, che denuncia lo stereotipo secondo cui l’infezione sarebbe legata a comportamenti sessuali promiscui. “Un’immagine da smontare, perché la circolazione del virus è molto diffusa”. L’infezione viene eliminata spontaneamente dall’organismo femminile nel 60-80% dei casi. “Proprio per questo, oltre a raccomandare fortemente la vaccinazione anti-HPV alle nuove generazioni – sottolinea la professoressa Fagotti – è necessario evitare procedure invasive non giustificate dal punto di vista scientifico, come conizzazioni o la LEEP (Loop Electrosurgical Excision Procedure), eseguite solo in base alla positività al virus, senza reali evidenze citologiche o istologiche di malattia. Si tratta solo di una cura ‘psicologica’, peraltro invasiva, che non serve a nulla”.
Il terzo volto dello stigma riguarda le mutazioni genetiche, come quelle dei geni Lynch o BRCA, che predispongono allo sviluppo di tumori dell’ovaio, della mammella o dell’utero. “Anche solo sapere di essere portatrici di queste mutazioni – spiega la professoressa Fagotti – può essere vissuto come un segno, come una cicatrice, che porta con sé non solo il timore di ammalarsi e la prospettiva di una chirurgia profilattica, ma anche il rischio di trasmettere la mutazione ai propri figli”. Anche in questo caso la strada indicata è quella di rivolgersi a specialisti di grande esperienza. “È fondamentale affidarsi ad un centro di riferimento – spiega l’esperta – per monitorare da vicino le donne ad alto rischio e, quando necessario, indirizzarle verso la chirurgia profilattica nella fascia d’età in cui il rischio comincia a salire”.
Ed è proprio a queste ultime pazienti che la Fondazione Policlinico Gemelli dedica un’iniziativa in occasione del World GO Day: sabato 24 ottobre torna l’Open Day per delle donne ad alto rischio di sviluppare un tumore ginecologico, organizzato in collaborazione con l’associazione pazienti LOTO Odv. A illustrarne i contenuti è la dottoressa Serena Maria Boccia, ginecologa del Day Hospital tumori femminili e docente di Ginecologia Oncologica presso la Scuola di Specializzazione in Ginecologia e Ostetricia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. “Come tutti gli anni abbiamo organizzato un Open Day in collaborazione con l’associazione pazienti LOTO Odv, importante punto di riferimento e di supporto nel percorso di cura e prevenzione per le nostre pazienti, ma anche per noi medici, perché ci aiuta a comprenderne meglio i bisogni e a prendercene cura in modo sempre più attento e completo. Quest’anno la giornata è dedicata in particolare alle donne con mutazioni genetiche accertate, per le quali una corretta presa in carico e un percorso di sorveglianza personalizzato sono fondamentali. Intervenire precocemente con la chirurgia profilattica ci permette di proporre loro in sicurezza terapie ormonali, che cambiano radicalmente la qualità della vita. Nel corso della giornata verranno offerte visita ginecologica ed ecografia transvaginale alle pazienti sane portatrici di mutazioni, ad alto rischio di sviluppare tumori ginecologici eredo-familiari”.
Anche al di fuori dell’Open Day e del mese di sensibilizzazione dedicato ai tumori ginecologici, le pazienti portatrici di mutazioni genetiche ad alto rischio di sviluppare tumori ginecologici eredo-familiari possono contattare gli specialisti del Policlinico Gemelli scrivendo all’indirizzo abbracciamoci@policlinicogemelli.it.
Maria Rita Montebelli










