Fibrosi Polmonare Idiopatica: lo studio GENESI accelera sulla diagnosi precoce. Arruolamento ancora aperto al Gemelli

Migliorare la conoscenza delle basi genetiche della fibrosi polmonare idiopatica (IPF) e individuare precocemente i soggetti a rischio: sono questi i principali obiettivi dello studio GENESI, protocollo di ricerca attivo presso la Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS e l’Università di Catania e coordinato dal professor Luca Richeldi, ordinario di Malattie dell’apparato Respiratorio all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore della UOC di Pneumologia di Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS. Il progetto, finanziato nell’ambito del PNRR, è attualmente ancora aperto all’arruolamento.
La fibrosi polmonare idiopatica è una malattia cronica, progressiva e a prognosi severa, con un’aspettativa di vita media di 4-5 anni dalla diagnosi. Nonostante i progressi degli ultimi anni, il percorso diagnostico resta complesso e può comportare ritardi anche di 2-4 anni, compromettendo la possibilità di intervenire tempestivamente.
“GENESI – spiega il professor Luca Richeldi – nasce con una duplice finalità: da un lato identificare con maggiore precisione le basi genetiche della malattia – il cui rischio di sviluppo è stimato per circa il 30% su base genetica, pur trattandosi di una patologia poligenica – dall’altro, intercettare le fasi più precoci della patologia nei familiari di primo grado dei pazienti”.
“Oggi disponiamo di diverse terapie innovative in grado di rallentare la progressione della malattia, ma non di arrestarla o invertirla – prosegue il professor Richeldi –. Questo rende fondamentale anticipare la diagnosi: iniziare il trattamento nelle fasi più precoci significa preservare più a lungo la funzione respiratoria. I nuovi farmaci, inoltre, presentano un profilo di sicurezza migliore rispetto al passato e si prestano a un utilizzo anche in fase iniziale o preclinica”.
Tra le opzioni terapeutiche più recenti (non ancora sul mercato italiano) figurano molecole come il nerandomilast, inibitore delle fosfodiesterasi 4b già disponibile negli Stati Uniti e accessibile in Italia tramite programmi di uso compassionevole, e il treprostinil, analogo della prostaciclina somministrato per via inalatoria.
Lo studio GENESI utilizza tecnologie avanzate di sequenziamento genomico (Genome Wide Association Studies – GWAS) per analizzare pazienti con IPF e i loro familiari di primo grado (figli e fratelli), con l’obiettivo di identificare alterazioni polmonari molto precoci, le cosiddette “interstitial lung abnormalities” (ILA), che possono rappresentare una fase iniziale della malattia prima della comparsa dei sintomi.
Il protocollo prevede l’arruolamento complessivo di 200 pazienti e 400 familiari, coinvolti presso il Policlinico Gemelli di Roma e l’Università di Catania. I partecipanti, di età superiore ai 40 anni, possono accedere gratuitamente – nell’ambito di una singola visita specialistica – a una valutazione completa che comprende visita pneumologica, esami del sangue per analisi genetiche, test di funzionalità respiratoria e TAC del torace ad alta risoluzione. In presenza di alterazioni precoci, i familiari vengono inseriti in un percorso dedicato di monitoraggio e presa in carico.
Accanto agli aspetti clinici e genetici, GENESI include anche una valutazione dell’accettazione del protocollo attraverso i Patient Reported Outcomes (PROs), che finora hanno evidenziato un’elevata adesione nei centri coinvolti.
“Essendo una malattia idiopatica, la possibilità di offrire ai pazienti e alle loro famiglie informazioni più precise sul rischio rappresenta un elemento fondamentale – aggiunge Richeldi –. Sapere che i propri figli possono essere seguiti precocemente e avere prospettive migliori rispetto alle generazioni precedenti è un fattore di grande rassicurazione”.
In Italia si stimano circa 20.000 pazienti affetti da IPF, ma è probabile una significativa sottodiagnosi. Recentemente è stato avviato un registro nazionale gestito dall’Istituto Superiore di Sanità insieme alle Associazioni dei pazienti, mentre entro fine anno è prevista l’attivazione di una biobanca dedicata.
Tra i principali fattori di rischio figurano il fumo di sigaretta – presente nella maggioranza dei pazienti, ma con una quota significativa di non fumatori – l’età superiore ai 60 anni, possibili esposizioni ambientali e il reflusso gastroesofageo. Determinante appare l’interazione tra predisposizione genetica e fattori ambientali.
Lo studio GENESI rappresenta dunque un passo importante verso una medicina sempre più personalizzata, orientata alla prevenzione e alla diagnosi precoce nelle persone a rischio.
Per maggiori informazioni o per partecipare allo studio, contattare il Dottor Jacopo Simonetti o la Dottoressa Tonia Magrì all’indirizzo mailstudio.genesi@policlinicogemelli.it
Maria Rita Montebelli









