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Al Gemelli il sollievo diventa cura: VIOLET, cinema e testimonianze per non lasciare solo chi soffre

29 May 2026
Events

In occasione della XXV Giornata nazionale del Sollievo, il Policlinico ha riunito clinici, pazienti, associazioni e MediCinema attorno al tema “Io mi prendo cura”. Presentato il progetto VIOLET per il benessere delle pazienti oncologiche. Il 31 maggio la conclusione con la Santa Messa e la Banda musicale “Vincenzo Cipriani” di Gorga

Ieri, 28 maggio, la Sala MediCinema del Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS ha ospitato l’iniziativa dedicata alla XXV Giornata nazionale del Sollievo, quest’anno centrata sul tema “Io mi prendo cura”. Un pomeriggio di confronto, testimonianze e linguaggi diversi — medicina, assistenza, psicologia, cinema, associazionismo e spiritualità — per ribadire che prendersi cura non significa soltanto guarire, ma accompagnare, ascoltare, alleviare e riconoscere la persona anche nella fragilità della malattia.

L’iniziativa, inserita nel calendario degli eventi “Non lasciamo nessuno solo”, è stata promossa da Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, Università Cattolica del Sacro Cuore, Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori e Fondazione Nazionale Gigi Ghirotti Onlus, in collaborazione con MediCinema Italia. Un ruolo importante nella co-organizzazione dell’appuntamento e nell’accoglienza del pubblico è stato svolto da Marina Morra, referente di MediCinema, che ha fatto gli onori di casa in uno spazio ormai riconosciuto come contesto prezioso di incontro tra cura, narrazione e umanizzazione dei percorsi assistenziali.

A moderare l’intero pomeriggio è stata Annalisa Manduca, conduttrice e divulgatrice scientifica, che ha accompagnato i diversi momenti dell’iniziativa, dai saluti istituzionali agli interventi scientifici, fino alla presentazione del progetto VIOLET e al successivo momento cinematografico.

Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali del dottor Vincenzo Morgante, presidente della Fondazione Nazionale Gigi Ghirotti Onlus, e del professor Giuseppe Fioroni, vicepresidente della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS.

«La Giornata nazionale del Sollievo richiama la dignità stessa della persona e il diritto al sollievo dalla sofferenza», ha sottolineato Morgante. «“Io mi prendo cura” significa non limitarsi a curare la malattia, ma prendersi cura della persona nella sua interezza: ascolto, vicinanza, rispetto, umanità. Anche quando la guarigione non è più possibile, il sollievo deve essere sempre garantito attraverso le cure palliative, la terapia del dolore, il sostegno psicologico, relazionale e spirituale».

Morgante ha ricordato anche la figura del professor Numa Cellini, ideatore della rete del sollievo e precursore, proprio al Gemelli, di una cultura della cura attenta alla persona fragile. Un’eredità raccolta negli anni dal professor Vincenzo Valentini e oggi rilanciata grazie all’impegno della professoressa Maria Antonietta Gambacorta.

Nel suo intervento, il professor Giuseppe Fioroni ha collocato il tema del sollievo dentro l’identità stessa del Policlinico Gemelli e dell’Università Cattolica.

«Oggi il Gemelli mostra concretamente che cosa significhi vivere la Giornata del Sollievo nel segno dell’“Io mi prendo cura”», ha dichiarato Fioroni. «Prendersi cura dei sani è importante; prendersi cura dei malati è più complesso; prendersi cura della vita nascente e della vita morente significa entrare nel cuore della dignità della persona umana. Per noi, che ci chiamiamo Università Cattolica e Policlinico Universitario Agostino Gemelli, questo non è soltanto un compito assistenziale: è un obbligo morale, un indirizzo etico. L’aggettivo “cattolico” non è qualcosa che subiamo, ma qualcosa che siamo chiamati a vivere».

Fioroni ha poi allargato la riflessione al rapporto tra cura, tecnologia e futuro. «In un tempo in cui l’intelligenza artificiale apre possibilità enormi, dobbiamo domandarci se un algoritmo, tra trent’anni, saprà preoccuparsi della vita fragile e morente. Il rischio è che ciò che appare improduttivo venga considerato scarto, qualcosa su cui non investire, da dismettere il prima possibile. Può sembrare una provocazione, ma è una domanda decisiva: il sollievo, l’accompagnamento, la cura fino all’ultimo istante non sono uno spreco e non sono un costo. Sono, al contrario, il segno di una civiltà che non abbandona la persona quando diventa più fragile».

Dopo i saluti, il confronto è proseguito con gli interventi della professoressa Stefania Boccia, ordinario di Igiene e Medicina Preventiva all’Università Cattolica; del dottor Andrea Cambieri, direttore sanitario del Policlinico Gemelli; della dottoressa Carmen Nuzzo, responsabile UOC Servizio Infermieristico, Tecnico, Riabilitativo Aziendale – SITRA; e della professoressa Daniela Chieffo, responsabile UOS Psicologia Clinica. Al centro degli interventi, il valore di una presa in carico capace di tenere insieme competenza clinica, organizzazione sanitaria, assistenza quotidiana e sostegno psicologico.

La parte centrale dell’incontro è stata dedicata alla presentazione del progetto VIOLET – “Prendersi cura della qualità di vita nelle pazienti oncologiche”, nato dalla collaborazione tra il Dipartimento di Radioterapia Oncologica e il Dipartimento di Scienze della Salute della Donna e del Bambino, con il coordinamento della UOSD Qualità di Vita, Terapie Integrate e Follow-up Oncologico.

Il progetto promuove percorsi integrati di prevenzione, benessere e supporto alle terapie, con l’obiettivo di accompagnare le pazienti oncologiche lungo l’itinerario di cura, prestando attenzione non solo alla malattia, ma anche alla vita quotidiana, al corpo, alle relazioni, alla femminilità e ai bisogni della donna nella sua interezza.

Nel corso dell’appuntamento è stato proiettato anche un estratto del film “Le radici del domani”, in collaborazione con la Fondazione Giovanni Scambia.

L’introduzione del progetto è stata affidata alla professoressa Anna Fagotti, direttrice UOC Carcinoma Ovarico e direttrice UOC Ginecologia Oncologica, e alla professoressa Maria Antonietta Gambacorta, direttrice del Dipartimento Diagnostica per Immagini e Radioterapia Oncologica.

«Abbiamo spesso associato il sollievo alla palliazione e alla fase finale della vita», ha osservato Fagotti. «Ma oggi tante donne guariscono o convivono a lungo con la malattia. Per questo la qualità di vita è fondamentale. VIOLET nasce anche per guardare al domani, per pensare che esiste un futuro e che può esserci una vita migliore, insieme alle cure e nonostante gli effetti collaterali che queste cure possono comportare».

Gambacorta ha richiamato il valore della multidisciplinarità come condizione concreta della cura. «Mettere al centro la persona, la donna, il paziente, vuol dire integrarsi», ha spiegato. «Al Gemelli questa integrazione avviene nei tumor board, dove ciascuno conosce ciò che l’altro può offrire alla paziente. La tecnologia, dalla radioterapia alle terapie più avanzate, deve essere al servizio del benessere, della funzione degli organi e della qualità della vita. La prima condizione è l’unione: se non siamo uniti, non cresciamo e non possiamo dare un servizio migliore ai pazienti».

Anche la professoressa Villa, responsabile del progetto VIOLET, ha richiamato il significato più profondo di un percorso nato per sostenere le pazienti oncologiche non solo sul piano clinico, ma nella complessità della loro esperienza quotidiana.

«VIOLET raccoglie e rilancia una visione maturata nel solco dell’insegnamento del professor Giovanni Scambia: alla donna non bisogna garantire soltanto l’accesso alle cure, ma un percorso capace di custodire la qualità della vita nella sua interezza. Oggi molte pazienti sopravvivono al cancro, e questo è un risultato straordinario della medicina; ma la sopravvivenza non può essere considerata l’unico orizzonte della presa in carico. Proprio perché cresce il numero delle donne sopravvissute al cancro, diventa necessario accompagnarle anche negli aspetti psicologici, relazionali e sociali della malattia, nel monitoraggio delle recidive e nella gestione degli effetti legati ai trattamenti. Curare significa anche restituire continuità biografica, benessere possibile e futuro, non semplicemente aiutare una paziente a superare la malattia».

La presentazione operativa di VIOLET è stata curata dalle dottoresse Rosa Autorino, Elvira Foti, Raffaella Michela Rinaldi, Adelina Petrone, Inbal Dona Amar e Marta Aliberti, che hanno illustrato un modello di presa in carico pensato per intercettare bisogni spesso sottovalutati, sostenere la paziente nei passaggi più complessi dell’itinerario oncologico e costruire risposte personalizzate, capaci di unire appropriatezza clinica e attenzione alla persona.

Particolarmente significativo è stato lo spazio dedicato alla testimonianza di una paziente, che ha riportato al centro la dimensione vissuta della malattia.

«Dopo radioterapia e chemioterapia ho iniziato il percorso VIOLET», ha raccontato. «Alcuni disturbi arrivano prima del tempo e non sono semplici da affrontare. Grazie a questo progetto e alle cure ricevute mi sono sentita accompagnata. Oggi sto bene».

Una testimonianza accolta con partecipazione, perché capace di mostrare ciò che spesso le parole cliniche non riescono a restituire fino in fondo: la fatica concreta dei trattamenti, la vulnerabilità del corpo, ma anche la forza delle pazienti e la possibilità di affidarsi a una cura che non riduce la persona alla malattia.

Alla giornata hanno preso parte anche le associazioni Loto, EUPATI, Sex and the Cancer, Mamanonmama, aBRCAdabra ETS e Resilia – Linfa per la Vita, portando il contributo delle reti civiche, delle comunità di pazienti e dei percorsi di sostegno tra pari. La loro presenza ha ricordato che la cura non si esaurisce nello spazio ospedaliero, ma continua nei legami, nell’informazione, nell’accompagnamento e nella capacità di non sentirsi soli.

Prima della proiezione speciale del film “Lo chiamava Rock&Roll”, che si è tenuta alle ore 16 nella Sala MediCinema, sono intervenuti il regista Saverio Smeriglio e l’attrice Caterina Silva, condividendo con il pubblico la dimensione artistica e umana del progetto. L’opera affronta il tema della disabilità e della fragilità attraverso il valore dell’amicizia e della solidarietà, provando ad abbattere barriere culturali e sociali.

«È sempre difficile parlare di un film prima che il pubblico lo veda, senza svelarne troppo», ha raccontato Smeriglio. «Posso dire però che questo progetto nasce molti anni fa dalla mia amicizia con Federico Richard Villa. All’inizio avevamo pensato a un documentario, perché Federico è un viaggiatore, una persona che gira il mondo in sedia a rotelle anche in luoghi non semplici, per dimostrare che quella via è possibile. Ho sempre ammirato la sua resilienza, la sua forza, la sua capacità di affrontare i propri limiti. Ma soprattutto mi ha colpito perché ha trasformato me, il mio modo di guardare la disabilità e di rapportarmi alla fragilità».

Nel dialogo con il pubblico è emersa la storia personale da cui il film ha preso forma: l’incontro con Federico Richard Villa, il legame con il fratello Alessandro, atleta paralimpico e viaggiatore in handbike, e la scelta di trasformare un’amicizia ventennale in un racconto cinematografico capace di interrogare gli spettatori sul limite, sulla relazione e sulla possibilità di guardare la fragilità non come sottrazione, ma come esperienza che cambia chi la incontra.

Il cinema è entrato così nel percorso della Giornata del Sollievo come linguaggio capace di aprire sguardi, creare empatia e raggiungere zone dell’esperienza che non sempre il discorso medico o istituzionale riesce a toccare. In questo senso, la Sala MediCinema si è confermata uno spazio prezioso, dove la cura incontra la narrazione e la fragilità può essere riletta non come limite, ma come luogo di relazione.

Un ringraziamento speciale è stato rivolto a Medusa, mentre l’evento è stato realizzato con il contributo non condizionato di Gruppo Erbozeta, Farma Derma e Uniderm.

Le iniziative per la XXV Giornata nazionale del Sollievo proseguiranno domenica 31 maggio, quando alle ore 11 sarà celebrata la Santa Messa nella Cappella San Giovanni Paolo II del Policlinico Gemelli, nella hall del quarto piano, accompagnata dall’esibizione della Banda musicale Vincenzo Cipriani di Gorga. In occasione della Giornata del Sollievo, i pazienti del Policlinico Gemelli riceveranno inoltre un omaggio floreale offerto da Confagricoltura e dall’Istituto Toniolo.

La giornata ha restituito un messaggio netto: il sollievo non è un gesto accessorio della cura, ma una sua dimensione costitutiva. Dove la malattia mette alla prova il corpo e la vita, prendersi cura significa non lasciare sola la persona, custodire la sua dignità e continuare a riconoscerla nella pienezza della sua storia.

Angelo Palmieri

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