La salute scende in campo, mercati contadini in 70 ospedali

Medici e agricoltori in campo per fermare l’emergenza sanitaria legata ai cibi che fanno male e causano malattie rispetto al cibo che fa bene, previene complicazioni e migliora la qualità della vita. Il Gemelli lancia il nuovo patto per la salute insieme a Coldiretti, Fondazione Campagna Amica e Fondazione Aletheia. Presenti Ministro dell’Agricoltura Lollobrigida, presidente del Lazio Rocca e sindaco di Roma Gualtieri.
Mercati contadini in settanta ospedali italiani per lanciare il primo patto nazionale tra agricoltori e medici per la salute dei cittadini, con l’obiettivo preciso di riportare al centro delle abitudini di consumo il cibo che fa bene, previene le malattie e migliora la qualità della vita, contrastando la diffusione degli alimenti che, al contrario, sono nocivi e aumentano il rischio di ammalarsi.
La storica iniziativa è stata promossa da Coldiretti, Fondazione Campagna Amica e Fondazione Aletheia e lanciata oggi per la prima volta insieme alla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e a decine di strutture sanitarie che rappresentano eccellenze a livello nazionale ed europeo. Solo per citarne alcuni, si va, appunto, dalla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS di Roma al Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano, dall’Istituto Giannina Gaslini di Genova all’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola Malpighi di Bologna, dal Policlinico di Bari agli Ospedali Civico di Cristina Benfratelli – ARNAS di Palermo, dall’Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola al Mater Olbia Hospital, dall’Ospedale Pediatrico Santobono Pausilipon di Napoli, all’Ospedale Pediatrico Regina Margherita di Torino passando per tutte le altre regioni italiane.
L’incontro istituzionale al Policlinico Gemelli
Il fulcro della giornata si è tenuto questa mattina presso l’Aula Brasca del Policlinico Universitario Fondazione Agostino Gemelli IRCCS, la prima struttura ad aver avviato il progetto pilota. L’incontro ha visto riunito un parterre istituzionale di altissimo livello, alla presenza dei vertici dell’organizzazione agricola e della struttura sanitaria: Ettore Prandini, Presidente Coldiretti, Vincenzo Gesmundo, Segretario Generale Coldiretti, Daniele Franco, Presidente Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS, Antonio Gasbarrini, Direttore Scientifico del Policlinico Gemelli e Presidente del Comitato Scientifico di Fondazione Aletheia, Dominga Cotarella, Presidente Fondazione Campagna Amica, Daniele Piacentini, Direttore Generale del Policlinico Gemelli, e il professor Alessandro Sgambato, Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Al tavolo dei relatori sono intervenuti autorevoli esponenti del Governo e delle istituzioni: il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), Rocco Bellantone, il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, e il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri. In collegamento da tutta Italia, altri sette ospedali hanno testimoniato in tempo reale la dimensione nazionale del progetto.
Per l’occasione è stata inoltre allestita una mostra didattica per documentare visivamente i pericoli per l’organismo legati ai cibi industriali nocivi, contrapposti ai benefici immediati della Dieta Mediterranea.
Le voci dei protagonisti
“La scienza del microbioma ci ha mostrato che la salute non è soltanto l’assenza di malattia molecolare: è la resilienza di un ecosistema biologico complesso, plasmato da ciò che mangiamo, dall’ambiente in cui viviamo e dalle esperienze che attraversiamo. Portare un mercato agricolo in settanta ospedali italiani non è un gesto di comunicazione. È la dimostrazione che l’integrazione tra ambienti alimentari protettivi e infrastruttura sanitaria è possibile oggi, a scala nazionale, e che la prevenzione basata sull’evidenza biologica può diventare parte integrante della missione di un ospedale moderno”.
Prof. Antonio Gasbarrini — Direttore Scientifico Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS; Presidente del Comitato Scientifico, Fondazione Aletheia
“Il Policlinico Gemelli è da sempre un luogo in cui la missione della cura si intreccia con quella della ricerca e dell’innovazione. La Salute Entra in Campo aggiunge una dimensione nuova e necessaria: la prevenzione attiva, portata dentro le mura dell’ospedale attraverso il linguaggio concreto del cibo di qualità. È un modello che siamo orgogliosi di ospitare e di promuovere”.
Daniele Franco — Presidente Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS
“La salute si costruisce ogni giorno, non soltanto quando si è ammalati. Questa iniziativa trasforma l’ospedale in un ambiente che parla di benessere anche a chi è sano, a chi accompagna un familiare, a chi lavora qui ogni giorno. È un investimento sulla prevenzione che ha il merito della concretezza immediata”.
Daniele Piacentini — Direttore Generale Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS
“Con Campagna Amica portiamo negli ospedali molto più di un mercato contadino. Portiamo un’idea nuova di prevenzione, fondata sull’incontro tra il lavoro degli agricoltori e quello dei medici. Diffondere la cultura del cibo sano significa ridurre i rischi per la salute e costruire un modello che mette al centro il benessere delle persone. Per questo il lavoro delle aziende agricole di Campagna Amica assume un valore che va ben oltre la produzione di alimenti: è un presidio di prevenzione. Nonostante le difficoltà causate dall’aumento dei costi, dalla crisi economica e dagli effetti sempre più pesanti della siccità, i nostri agricoltori continuano a garantire prodotti genuini, tracciabili e di qualità. Scegliere questi alimenti significa anche difendersi da tutto quel cibo che danneggia la salute dei cittadini”.
Dominga Cotarella – Presidente Fondazione Campagna amica – Terranostra.
“Con questa iniziativa dimostriamo, grazie al contributo scientifico degli oltre 70 ospedali coinvolti, che il cibo rappresenta uno dei più efficaci strumenti di prevenzione. Il cibo che fa bene: sano, naturale, tracciato e di qualità. L’esatto contrario di quel cibo che ammala, frutto di manipolazioni e inganni, come l’olio venduto come extravergine senza esserlo, il grano trattato con glifosato che finisce sulle nostre tavole e tutti quei prodotti ultraformulati che danneggiano soprattutto i giovani. Questa grande mobilitazione culturale, che unisce medici e agricoltori, dimostra ancora una volta come Coldiretti si confermi una vera Forza Amica del Paese, con una filiera agricola italiana capace di rispondere con tempestività, responsabilità e coerenza a una crescente domanda di salute che arriva dalla società e trova pieno riscontro nella scienza”.
Vincenzo Gesmundo — Segretario Generale Coldiretti
“I nostri agricoltori possono garantire sulla qualità e quindi sulla salubrità dei prodotti che portano all’interno dei mercati, degli ospedali o in qualsiasi altro luogo. Questo progetto rappresenta una grande alleanza tra sanità, agricoltura, istituzioni, scuola e ricerca fondata su una convinzione semplice ma rivoluzionaria: investire nella prevenzione significa investire nel futuro del Paese. La nostra rete capillare e il supporto scientifico dimostrano la forza di questa iniziativa unica destinata a diventare un vero e proprio modello, con l’Italia che ancora una volta si conferma paese leader in Europa e nel mondo in fatto di cultura della sicurezza e qualità alimentare”.
Ettore Prandini — Presidente Coldiretti
Il Report Coldiretti-Censis: i dati sulla “Pandemia Silenziosa”
Durante l’evento è stato presentato l’Instant report Coldiretti/Censis “Mangiare bene per vivere meglio”, che accende i riflettori su una vera e propria emergenza sanitaria. Per il 97% degli italiani mangiare in modo sano è essenziale per prevenire le malattie come diabete, patologie cardiache e obesità ma spesso fanno fatica a distinguere un cibo che fa bene da uno che fa male. Così l’88% dei cittadini vuol conoscere la reale provenienza di un alimento e dei suoi ingredienti. È quanto emerge dall’Instant report Coldiretti/Censis “Mangiare bene per vivere meglio” presentato oggi in occasione dell’iniziativa nazionale Campagna amica per la Salute. Quella del cibo che ammala sta assumendo le caratteristiche di una vera e propria pandemia silenziosa, alimentata da modelli di consumo che favoriscono prodotti industriali poveri di qualità nutrizionale e ricchi di ingredienti artificiali.
Ultraformulati e prodotti con additivi per un italiano su due (45%). Secondo il report Coldiretti-Censis, il 45% degli italiani consuma snack salati almeno una volta alla settimana, il 34% dolciumi e caramelle, il 31% merendine, il 20% barrette proteiche e il 16% energy drink. Il fenomeno assume proporzioni ancora più allarmanti tra i giovani. Il 61% consuma snack salati almeno una volta alla settimana, il 47% merendine, il 39% dolciumi, il 35% barrette proteiche e il 29% energy drink, una quota quasi nove volte superiore a quella registrata tra gli anziani.
La preoccupazione delle famiglie. Il 58% dei genitori riconosce che i figli, appena ne hanno la possibilità, tendono ad abbandonare un’alimentazione equilibrata, mentre la stessa percentuale si dichiara favorevole a limitare il consumo di alimenti ultraformulati.
Dal report emerge anche il rischio di una crescente percezione distorta di questi prodotti. Il 27% degli italiani ritiene infatti che barrette proteiche ed energy drink aiutino a mantenersi in forma. Ne è convinto il 35% dei giovani, il 31% degli adulti e il 16% degli anziani.
Bevande energetiche, consumo e frequenza tra i giovani. Le bevande energetiche stanno conquistando sempre più spazio nelle abitudini dei ragazzi, spinte da strategie di marketing aggressive, packaging accattivanti e dinamiche di emulazione sociale. Un genitore su due è convinto che i figli le consumino soprattutto perché rappresentano un fenomeno di moda tra i coetanei. Secondo il 52% dei genitori, inoltre, gli energy drink vengono utilizzati soprattutto nei periodi di studio più intenso, in prossimità di verifiche ed esami, trasformandosi così in un falso alleato delle prestazioni scolastiche.
Cresce la consapevolezza dei rischi. Tre italiani su quattro dichiarano di essere pronti a rinunciare alle barrette proteiche (75%) e agli energy drink (75%), mentre oltre sette su dieci eliminerebbero merendine (71%), dolciumi e caramelle (71%). Più contenuta, ma comunque maggioritaria, la quota di chi rinuncerebbe agli snack salati (63%). Un segnale importante che conferma come stia maturando una nuova sensibilità verso un’alimentazione fondata su cibo vero, trasparenza, di qualità e origine certa. È da qui che Coldiretti rilancia la propria battaglia sindacale e culturale: difendere il lavoro degli agricoltori significa anche difendere la salute dei cittadini, riportando il cibo naturale e la Dieta Mediterranea al centro delle politiche pubbliche di prevenzione e contrastando un modello alimentare dominato da prodotti ultraformulati, spesso sostenuti da campagne di marketing molto più forti dell’informazione nutrizionale.
Le evidenze scientifiche: dalla fertilità al cuore, il cibo che minaccia la salute dei cittadini
Dal microbiota intestinale alla fertilità, dalle malattie cardiovascolari al diabete e all’obesità: il cibo che ammala sta compromettendo il futuro del Paese. Una pandemia silenziosa che colpisce tutte le generazioni e che impone un cambio di passo nelle politiche alimentari, riportando sulle tavole delle famiglie, nelle scuole e nelle mense i prodotti genuini della Dieta Mediterranea.
Il ruolo del microbiota intestinale nella salute umana. Secondo un’analisi della Fondazione Aletheia, il microbiota è una delle più importanti acquisizioni della ricerca degli ultimi anni: i circa 38 trilioni di microrganismi che popolano l’intestino contribuiscono alla regolazione del sistema immunitario, del metabolismo, dell’infiammazione e perfino della comunicazione tra intestino e cervello. Quando questo ecosistema viene alterato, si sviluppa una condizione di disbiosi che favorisce un’infiammazione cronica di basso grado — la cosiddetta metainfiammazione — riconosciuta come uno dei principali meccanismi biologici che precedono l’insorgenza delle malattie cardiovascolari, del diabete di tipo 2, di numerose forme tumorali e delle patologie neurodegenerative.
La scienza dimostra che l’alimentazione rappresenta il principale fattore in grado di proteggere o compromettere questo equilibrio. Secondo le ricerche della Fondazione Aletheia, infatti, una dieta ricca di frutta, verdura, legumi, cereali integrali e alimenti freschi sostiene la biodiversità del microbiota intestinale e la produzione di acidi grassi a catena corta, sostanze fondamentali per il corretto funzionamento della barriera intestinale e del sistema immunitario. Al contrario, il consumo abituale di alimenti ultraformulati — ricchi di additivi, emulsionanti, conservanti e dolcificanti artificiali — altera profondamente il microbiota. Una meta-analisi pubblicata sul BMJ nel 2024, condotta su quasi 10 milioni di partecipanti, ha associato l’elevato consumo di ultraprocessati a un aumento del 50% della mortalità cardiovascolare e del 40% del rischio di diabete di tipo 2, con effetti indipendenti dalla composizione nutrizionale: sono in particolare gli additivi in sé a fare danno, non solo le calorie o i macronutrienti.
Alimentazione e salute riproduttiva. I pericoli per la salute non si limitano alle malattie croniche dell’adulto. Le evidenze scientifiche confermano con crescente solidità il legame tra alimentazione e salute riproduttiva. Tre ricerche indipendenti — una meta-analisi internazionale pubblicata su Human Reproduction Update, uno studio pubblicato nel 2024 su Nutrients e una ricerca europea pubblicata su Human Reproduction Open — hanno documentato che un consumo elevato di alimenti ultraformulati è associato a una riduzione della qualità del liquido seminale nei giovani uomini, con effetti negativi sulla concentrazione e sulla motilità degli spermatozoi. Uno studio pubblicato su Human Reproduction nel 2026 ha inoltre evidenziato come il consumo abituale di junk food sia correlato a una crescita embrionale più lenta e a un minore volume del sacco vitellino nel primo trimestre di gravidanza. Anche in questi casi, l’alterazione del microbiota intestinale rappresenta uno dei principali meccanismi biologici attraverso cui una cattiva alimentazione può compromettere le possibilità di concepimento e il corretto sviluppo del nascituro.
Gli alimenti sotto osservazione. Tra i prodotti che destano maggiore preoccupazione scientifica figurano gli energy drink. L’elevato contenuto di caffeina, zuccheri e taurina può favorire dipendenza, alterazioni del sonno, tachicardia e aumento della pressione arteriosa. Uno studio pubblicato nel 2023 su Nature da ricercatori della University of Rochester ha evidenziato, in modelli sperimentali animali, che la taurina può promuovere la proliferazione di alcune forme di cellule leucemiche — un dato preclinico che, pur richiedendo ulteriori studi nell’uomo, rafforza la necessità di un consumo prudente di queste bevande, soprattutto tra bambini e adolescenti. Le merendine industriali, ricche di zuccheri semplici, grassi raffinati, sale e additivi, favoriscono sovrappeso, obesità, resistenza all’insulina e alterazioni metaboliche, mentre gli snack salati aumentano il rischio di ipertensione e di malattie cardiovascolari e cerebrovascolari. Particolare attenzione meritano le barrette energetiche industriali che, pur presentate come alimenti salutari o adatti alla pratica sportiva, possono contenere quantità elevate di zuccheri aggiunti, sciroppi e ingredienti ultraformulati — con formulazioni che comprendono spesso decine di componenti distinti, molti dei quali estranei alla tradizione della Dieta Mediterranea. Lo stesso vale per piatti pronti e prodotti precotti, spesso ricchi di conservanti, grassi di scarsa qualità, sodio e additivi, il cui consumo abituale è associato a un aumento del rischio di diabete di tipo 2, ipercolesterolemia, obesità e malattie cardiovascolari.
Trasparenza, origine e frodi alimentari. A preoccupare è anche la diffusione di prodotti realizzati con materie prime di origine opaca o provenienti da sistemi produttivi che adottano pratiche non consentite in Italia. Il grano importato da Paesi che autorizzano il trattamento con glifosato in pre-raccolta — pratica vietata dalla normativa italiana — pone un problema concreto di trasparenza e di equità competitiva per gli agricoltori italiani, oltre che un problema di sicurezza e salubrità alimentare. I residui nei prodotti finali sono in genere al di sotto delle soglie regolamentari, ma il consumatore ha il diritto di sapere come è stato prodotto il cibo che acquista e soprattutto che sta mangiando prodotti con residui di glifosate. Lo stesso vale per le sofisticazioni nel settore dell’olio d’oliva, dove prodotti non conformi agli standard dell’extravergine vengono commercializzati come tali, a danno del consumatore e della filiera agricola italiana di qualità. Difendere la salute dei cittadini significa anche garantire piena trasparenza sull’origine degli alimenti, contrastare i meccanismi elusivi e sostenere il lavoro degli agricoltori italiani che producono nel rispetto delle norme più stringenti al mondo.




































