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Giornata internazionale infermiere. “I miei 40 giorni in prima fila contro il Covid”

12 May 2020
Assistance

Il racconto di Vincenzo Mencio, Terapia intensiva Columbus Covid 2 Hospital – Gemelli, su Quotidiano Sanità, e l’intervista a Maurizio Zega, Direttore Servizio Infermieristico Tecnico e della Riabilitazione (SITRA) della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, su Vatican News in occasione del bicentenario della nascita di Florence Nightingale, fondatrice dell’assistenza infermieristica moderna.

La Giornata internazionale dell’infermiere, che si celebra in tutto il mondo oggi, martedì 12 maggio, quest’anno assume un significato particolare perché coincide con il bicentenario della nascita di Florence Nightingale, prima infermiera moderna a parlare di prevenzione del rischio clinico, ad applicare il metodo scientifico attraverso l’utilizzo della statistica, a occuparsi di organizzazione degli ospedali da campo, a prevenire e sorvegliare le infezioni correlate all’assistenza.

 “Drammaticamente la pandemia da Coronavirus ha fatto conoscere all’opinione pubblica le competenze tecnico-scientifiche dell’infermiere – afferma Maurizio Zega, Direttore Servizio Infermieristico Tecnico e della Riabilitazione (SITRA) della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS – e per constatarne l’inesauribile disponibilità e spirito di servizio alla persona malata. Nel racconto del nostro collega infermiere Vincenzo Mencio, coordinatore della Terapia Intensiva Columbus Covid 2 Hospital del Gemelli prosegue Zega – si possono apprezzare tanto le competenze quanto la generosa dedizione, dando il giusto spessore e umanità all’essere infermiere”.

Il racconto di Vincenzo Mencio, coordinatore della Terapia Intensiva Columbus Covid 2 Hospital della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, pubblicato su Quotidiano Sanità.

“Ho pensato spesso di raccogliere i miei pensieri su quello che è accaduto, ritenendo che il momento giusto potesse essere il termine di questa intensa e dolorosa esperienza, sia professionale, ma soprattutto umana. Le notizie provenienti dalle regioni del nord, vero campo di battaglia, impossibile da capire veramente se non vissuto, mi hanno sempre fatto vedere tutto quello che è avvenuto nella nostra esperienza, per fortuna, per tante altre motivazioni, come un evento minore, meno importante. Ricordo perfettamente la riunione indetta dalla Direzione Sanitaria il gg venerdì 6 marzo alle h13, in condivisione con il Direttore del SITRA, preceduta da voci provenienti da vari personaggi nei giorni antecedenti. Ci veniva comunicato che il gg 16 doveva aprire una nuova struttura composta da 59 posti letto di Terapia Intensiva e 120 posti letto tra sub-intensiva e non, la nostra struttura diventava Ospedale Regionale COVID II. Notizia appresa in silenzio, tra l’incredulità e l’inizio dei pensieri su come e cosa fare. Ricordo la comunicazione da parte del responsabile SITRA sulla suddivisione dei ruoli, a me veniva assegnata la Terapia Intensiva Columbus Covid 2 Hospital, 21 posti iniziali. Fino ad allora svolgevo il ruolo di coordinatore delle Sale Operatorie Columbus e delle Terapia Intensiva post-operatoria, mentre salivo le scale pensavo a come comunicare che in una situazione di emergenza nazionale, mondiale, la vita professionale e personale di tutti veniva totalmente stravolta…

In una settimana i reparti da me coordinati, dovevano essere trasformati in una terapia intensiva di 21 posti letto, il personale velocemente preparato, tutto pronto per il 16 mattina.

Mentre quasi la totalità degli infermieri veniva mandata in formazione presso le Terapie Intensive della Fondazione, iniziava la trasformazione della struttura, tantissimi tecnici, operai, ognuno impegnato nel proprio specifico ruolo, ognuno che aveva bisogno di risposte o supporto per le soluzioni da trovare. Io con alcuni colleghi impegnati nell’intento di liberare e riorganizzare locali e materiali per le nuove esigenze, spesso fino a sera inoltrata. Valutazione, di quello che stava avvenendo, decisioni, richieste di variazioni e implementazioni apparecchiature ed altro, fino a richieste di modifiche anche strutturali. La trasformazione di 3 ambienti separati, Sala Operatoria, Tipo e Reparto Solventi trasformati in unica Terapia Intensiva che si sviluppa su una superfice ampia e lunga oltre 100 mt, oltre alla creazione di percorsi di separazione tra sporco e pulito. Giornate intense, dove l’impegno di tutti e la professionalità dei colleghi che in silenzio, senza conoscere il proprio futuro, era preoccupato solamente di fare il massimo per rispondere alle nuove esigenze e iniziando seriamente a preoccuparsi della propria salute e delle persone care. Impegno totale, 14/15 ore di lavoro al giorno, cercando di arrivare pronti al 16 mattina, con le notizie atroci dei numeri del nord, ma anche dei ricoveri in fondazione con la fila continua di ambulanze fuori del P.S.

Oltre alla componente organizzativa, strutturale e il tentativo di avere a disposizione tutti i dispositivi e i farmaci necessari, c’era la non facile composizione della squadra, scelta effettuata dai Dirigenti Sitra e solo in parte da me, che a distanza di tempo, posso dire, ritenendomi fortunato, assolutamente corretta. Ricordo ancora la prima volta che ho visionato i nominativi e la gioia … di ritrovare tanti nomi conosciuti, ma soprattutto la piacevole scoperta di tanti professionisti, provenienti da esperienze diverse con competenze importanti, ma soprattutto concentrati con spirito di servizio e totale abnegazione e concentrazione per rispondere alle esigenze del momento storico. La decisione presa dal Direttore del Dipartimento di Anestesia e Rianimazione, di attenersi ad un comportamento di coorte, aveva aggiunto alla già difficile situazione, la necessità di indossare i DPI durante tutta la permanenza in servizio con i disagi che ne sono derivati, nel rispetto assoluto dei percorsi e della suddivisione tra sporco e pulito. La settimana precedente il 16 marzo ha visto il personale impegnato continuamente in corsi di formazione, come quello per vestizione e vestizione, ritenuto fondamentale per la salvaguardia della propria saluta e di conseguenza di tutti i colleghi e delle proprie famiglie. Il gg 16 è arrivato, tutti pronti, molte cose da sistemare e tante ancora da fare, ma pronti a ricevere il primo paziente. L’inizio, il saluto del Direttore, la prima riunione, richiami a comportamenti di autoprotezione, corretto utilizzo dei Dpi e soprattutto collaborazione e integrazione per assicurare il massimo della qualità assistenziale a tutti i pazienti che arriveranno. I primi giorni, i primi pazienti, complessi, molto più di quello che pensavo e in breve tempo i letti disponibili al completo. Cercando di dare il massimo della presenza per assicurare e consentire a tutti di avere un punto di riferimento per i molteplici problemi che si sono presentati e per stabilire da subito un piano di lavoro efficace e adeguato alle esigenze assistenziali e tecniche dei pazienti. Primo e forse il più grande aspetto a risaltare nei primi giorni è stato lo spirito, l’unione, la condivisione e la collaborazione spontanea, probabilmente lo stato di emergenza generale, la scelta da parte di molti di affrontare la nuova esperienza, la paura, ma in tanti anni di esperienza provare alcune sensazioni così forti è stato unico. Sembravamo e tuttora lo siamo, una squadra rodata con tanta esperienza e conoscenze al servizio dei pazienti, procedure nuove e ripetute, continue pronazioni e supinazioni, senza contare il più alto numero di Dialisi in contemporanea in una terapia intensiva da me vissuto. Dopo circa una settimana, la necessità di aumentare posti letto, inizialmente da 21 a 26 e nel giro di pochi giorni fino a 30 posti letto, con continuo inserimento di personale infermieristico, medico e tecnico. I primi decessi, grosso impatto emotivo, senso di frustrazione, ma troppo poco tempo per non concentrarsi sugli altri pazienti, arrivano i primi trasferimenti, la sensazione di estrema felicità e il rapporto tra trasferiti e decessi che saliva dopo i primi giorni, erano grande spinta, anche se non necessaria per dare sempre di più. I ragazzi, il mio personale nei primi giorni, nelle prime settimane, non poteva o non riusciva a fermarsi o spesso per non sprecare i DPI sempre contati, sceglieva di non fare pausa. Settimane intense, da vivere, come sono solito dire, con il casco in testa e concentrati dall’inizio alla fine del turno, con poco tempo per pensare e tantissime cosa dal programmare, organizzare e fare. Dopo l’apertura dei 30 posti la necessità di aumentare fino a 39 posti con possibilità di aumentare velocemente ai 59 previsti di Terapia Intensiva, in concomitanza della notizia che tutti, tutti, aspettavamo, la riduzione dei numeri, il primo sospiro di sollievo pur non abbassando la guardia e la concentrazione. Dopo le prime settimane di corsa, dove ricoveri, trasferimenti e apertura di nuovi posti letto, dettava i ritmi delle nostre giornate, ora la situazione meno concitata ci permette oltre che di recuperare un pò di forze, di organizzarci sempre meglio, sfruttare tutto il tempo disponibile per l’attività di tutoraggio e l’organizzazione di corsi per la formazione continua, al fine di aumentare le conoscenze e le competenze di tutti i professionisti. A distanza di 40 gg, questo è il primo momento di riflessione, forse, anzi probabilmente è ancora presto, dove le tantissime cose positive stravincono con le normali problematiche organizzative, dove solo la gestione e la lotta continua per ottenere e utilizzare al meglio i DPI, richiedono molto più impegno e tensione, che tutti gli altri approvvigionamenti. Dopo la prima fase abbiamo raggiunto nelle ultime settimane un numero di infermieri superiore ai 100, spesso è difficile riconoscerli se non dagli occhi o per il nome scritto sulla tuta, molto difficile per me che credo molto nei rapporti interpersonali. A livello interiore non abbiamo ancora metabolizzato completamente l’evento, io ancora troppo concentrato per supportare il personale e l’organizzazione al fine di offrire la migliore qualità assistenziale. La paura, l’ansia, i tanti dubbi del personale, il bisogno di supporto, di confronto e la necessità di parlare, sono gli aspetti fondamentali nella relazione all’interno della nostra equipe e rappresentano i bisogni di condivisione e supporto. In questi giorni, dopo un lungo periodo di lotta, aiutiamo i pazienti che non possono, ad effettuare videochiamate con le proprie famiglie e che non vedono da molto tempo. Che bella sensazione, tante emozioni, alcune lacrime che scendono sul viso, un ritorno alla vita, sperando presto che tutto questo sia solo una pietra delle nostre coscienze e dei nostri cuori per poter essere professionisti della salute sempre migliori”.

L’intervista a Maurizio Zega, Direttore Servizio Infermieristico Tecnico e della Riabilitazione (SITRA) della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, su Vatican News

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2020-05/giornata-mondiale-infermieri-ospedale-professione-coronavirus.html
  • Maurizio Zega
  • Vincenzo Mencio
  • Foto di Luigi Avantaggiato
  • Foto di Luigi Avantaggiato
infermiere al lavoro prima dell’emergenza Coronavirus
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