Dispepsia, il disturbo di convive con lo stress e ha uno stomaco da uomo delle caverne

I disturbi digestivi comuni, che colpiscono fino al 30% della popolazione, al centro dell’incontro Healthy Stomach Initiative al Policlinico Gemelli di Roma. Gli esperti del Gemelli hanno spiegato come il nostro “stomaco antico”, pensato per disinfettare cibi mal conservati, fatichi oggi a convivere con abitudini alimentari e stili di vita moderni, spesso scorretti. Solo nel 20-30% dei casi la dispepsia ha origine organica, mentre nella maggior parte è funzionale, legata a disturbi dell’asse intestino-cervello, come ricordano i recentissimi criteri “Roma V”. Al centro del confronto anche l’appropriatezza degli esami endoscopici, la prevenzione attraverso l’alimentazione e il ruolo cruciale delle associazioni pazienti.
Gli esperti la chiamano dispepsia, ma per tutti sono quei disturbi della digestione, più o meno impegnativi, che interessano un’enorme fetta della popolazione. E non sorprende dunque che l’argomento abbia attirato un folto pubblico nella hall del Policlinico Gemelli, in occasione dell’incontro organizzato sotto l’egida di Healthy Stomach Initiative*, iniziativa internazionale a finalità informativa e culturale.
“Alla base di tutti i disturbi che vanno sotto il nome di ‘dispepsia’ – riflette il professor Antonio Gasbarrini, Ordinario di Medicina Interna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e Direttore Scientifico di Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS – c’è il fatto che viviamo con un corpo ‘antico’ in una società moderna. Il nostro stomaco è una sorta di bisaccia piena di acido cloridrico, un tempo necessario per ‘disinfettare’ i cibi non ben conservati o addirittura il latte contaminato dal bacillo della tubercolosi. Oggi tutto ciò appare superfluo, mentre l’eccesso di acidità nello stomaco può portare ad una serie di disturbi, che chiamiamo ‘dispepsia’. È necessario ripartire dall’alimentazione a chilometro zero, quella ricca di frutta e verdura, se vogliamo davvero fare un’efficace prevenzione primaria”.
La ‘dispepsia’ (cioè un’alterazione dei processi digestivi) è su base organica solo nel 20-30% dei casi; per il resto è di tipo ‘funzionale’, cioè solo sintomatica – spiega il professor Giovanni Cammarata Ordinario di Gastroenterologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e Direttore UOC Gastroenterologia Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS -. La dispepsia organica riconosce delle cause strutturali o metaboliche (come ulcere, neoplasie, Helicobacter pylori, malattia da reflusso gastro-esofageo); quella funzionale è spesso legata ad un’alterazione delle interazioni cervello-intestino che portano ad alterazioni della motilità, del microbiota, della funzione immunitaria della mucosa, ecc (la recente revisione dei cosiddetti criteri “Roma V” elenca ben 34 disturbi dell’interazione intestino-cervello o DGBI). Per la diagnosi di dispepsia funzionale, i criteri prevedono la presenza di almeno uno dei seguenti sintomi: pienezza postprandiale fastidiosa, senso di sazietà precoce, dolore epigastrico o bruciore epigastrico; possono essere presenti anche nausea cronica e il vomito, le eruttazioni continue, la cosiddetta sindrome da ruminazione. È necessario che questi sintomi siano insorti almeno sei mesi prima della diagnosi e che siano stati presenti negli ultimi tre mesi, in assenza di una malattia organica, sistemica o metabolica in grado di spiegarli, esclusione che richiede in particolare un’esofagogastroduodenoscopia (EGDS) negativa. La dispepsia funzionale è inoltre suddivisa in due sottotipi (che possono anche sovrapporsi): la sindrome da distress postprandiale, legata ai pasti e caratterizzata da sazietà precoce e senso di pienezza dopo mangiato, e la sindrome da dolore epigastrico, che comprende dolore o bruciore epigastrico non necessariamente correlati all’assunzione di cibo. Ma a volte questi disturbi, etichettati come funzionali, possono avere un risvolto molto più serio. “È sempre bene aver presente – spiega il professor Cammarota – quali sono le red flag, le bandierine rosse, i sintomi d’allarme. In un soggetto di età sopra i 55 anni, una perdita di peso inspiegabile, la comparsa di sanguinamento intestinale e quindi di anemia, la disfagia (disturbi della deglutizione) e il vomito persistente devono far pensare a qualche patologia più grave, da ricercare con attenzione. Il paziente va sempre ascoltato e i suoi sintomi non vanno mai sottovalutati”.
Tornando alla prevenzione dei disturbi dispeptici questa passa soprattutto per alimentazione e stile di vita. “Dobbiamo scegliere alimenti digeribili, naturali, senza conservanti – consiglia il professor Gasbarrini – mantenendo un orario dei pasti regolari ed evitando di coricarsi subito dopo cena, per dar tempo allo stomaco di digerire”. “Il vino e, peggio, i superalcolici – sottolinea Gasbarrini – fanno male, sempre. E dunque ‘no’ all’aperitivo abitudinario mentre è bene ribadire che il liquorino dopo i pasti non fa ‘digerire’, ma peggiora la dispepsia. Da condannare fermamente il binge drinking del fine settimana, così diffuso tra i giovani, che oltre a rappresentare un rischio enorme per la salute, può contribuire alle stragi del sabato sera sulle strade”. Un altro ‘no’ deciso riguarda l’uso continuativo per lunghi periodi di tempo dei farmaci inibitori di pompa protonica (PPI) che può peggiorare la gastrite cronica antrale (atrofica)”. Si tratta di farmaci preziosi dei quali si fa però un uso eccessivo. Non sono gastro-protettori, ma ‘gastro-inibitori’, riducono cioè la produzione di acido cloridrico, cioè la funzione stessa dello stomaco e così facendo, paradossalmente, se assunti in maniera inappropriata possono peggiorare la capacità digestiva e dunque la dispepsia. Un loro uso continuativo è giustificato solo nelle persone in terapia cronica con farmaci gastro-lesivi (es. cortisonici e FANS) o in chi ha un reflusso gastro-esofageo non controllabile altrimenti.
Un altro tema toccato durante l’incontro è quello dell’appropriatezza degli esami endoscopici (esofagogastroduodenoscopia o EGDS) in caso di disturbi dispeptici. “Il 70% delle gastroscopie fatte per dispepsia risulta negativo, a testimonianza della bassa resa diagnostica di molti esami richiesti per questa indicazione – afferma il professor Federico Barbaro, Dirigente medico UOC Endoscopia Digestiva Chirurgica Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS -. E se si calcola che il 20-30% circa delle persone nella popolazione generale presenta sintomi dispeptici è facile capire quanto sia fondamentale porre la giusta indicazione. I due determinanti fondamentali per decidere quando, in presenza di disturbi digestivi, eseguire una EGDS sono l’età (sopra i 45 anni) e la presenza di sintomi d’allarme. Sotto i 45 anni l’EGDS non andrebbe fatta di routine in assenza di sintomi d’allarme. Anche nel caso in cui si associno, come accade di frequente, sintomi suggestivi di malattia da reflusso gastro-esofageo (MRGE), la EGDS è indicata per le persone che non rispondono al trattamento con farmaci acidosoppressori o che presentino sintomi d’allarme.
Al dibattito pubblico hanno dato un importante contributo le associazioni pazienti “Vivere senza stomaco si può” ed “ESEO Italia”. Ascoltare la voce dei pazienti è fondamentale per vedere la malattia dall’altra parte del tavolo ed entrare nel vissuto quotidiano delle persone che ne sono affette. La loro esperienza oggi viene valorizzata sempre più dalla raccolta dei PROMs nei trial clinici e dalla loro partecipazione alla stesura dei PDTA. “L’ipoglicemia nei gastroresecati – segnala Giusy Conti, una giovane sottoposta a gastrectomia ad appena 19 anni per un tumore ereditario – può essere talmente invalidante da portare alla perdita del lavoro. Fondamentale per noi anche la valutazione multidisciplinare, compresa quella del medico di famiglia, quella dietologica, odontoiatrica e quella per l’osteoporosi. A volte per migliorare la qualità di vita, basta cambiare l’alimentazione”. “Non bisogna incorrere nell’errore di imbarcarsi in una serie di comportamenti ‘adattativi’ – prosegue Roberta Giodice, presidente di ESEO – Associazione di famiglie contro l’esofagite eosinofila – per sopravvivere alla patologia, fino a ‘normalizzare’ dei disturbi che invece andrebbero subito riferiti ai medici e affrontati col loro aiuto. Per questo, come associazione pazienti siamo impegnati in una serie di campagne informative e di awareness. È bene ricordare che le associazioni pazienti sono risorse preziose e una ricchezza per il welfare”.
Al dibattito pubblico hanno preso parte anche il professor Francesco Franceschi, Ordinario di Medicina Interna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e Direttore UOC Medicina d’Urgenza e Pronto Soccorso Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS e il dottor Gianluca Ianiro,ricercatorein gastroenterologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e dirigente medico dellaUOC CEMAD Medicina Interna e Gastroenterologia Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS.
*La Healthy Stomach Initiative (HSI) è un’organizzazione internazionale fondata da ricercatori clinici dedicata alla salute dell’apparato digerente. Il suo obiettivo principale è diffondere la consapevolezza sull’importanza della cura dello stomaco e della prevenzione, sia tra i professionisti del settore medico che tra la popolazione generale un format internazionale.
Maria Rita Montebelli
Da sinistra Foto 1 : Francesco Franceschi e Roberta Giodice (ESEO)

Foto 2: da sinistra Gianluca Ianiro, Federico Barbaro, Francesco Franceschi

Foto 3: Giusy Conti e Pierluigi Fracasso

Foto 4: Giovanni Cammarota


