Intervista al professor Filippo Crea, presidente eletto della Società Europea di Cardiologia (ESC)

Laureato presso l’Università di Pisa, il professor Filippo Crea ha costruito la sua carriera tra l’Università della Florida, (diretta dal Prof. Richard C. Conti) e la Cardiovascular Research Unit dell’Hammersmith Hospital di Londra, (diretta dal Professor Attilio Maseri) e l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dove è stato Ordinario di Cardiologia e ha diretto per molti anni Il Dipartimento di Scienze cardiovascolari della Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS. È tra i massimi esperti mondiali di malattie coronariche, con oltre 1.600 pubblicazioni scientifiche indicizzate, 160.000 citazioni e un H-index di 143. Attualmente dirige il Centro di Eccellenza di Scienze Cardiovascolari di Gemelli Isola. Tra i tanti riconoscimenti ricevuti: il Premio Newburgh conferitogli da Rita Levi Montalcini, il Premio Internazionale Arrigo Recordati, la Krakoff International Lecture della Harvard Medical School. Dal settembre 2020 è Editor-in-Chief di European Heart Journal, organo ufficiale dell’ESC ed è il primo italiano a ricoprire questo ruolo. All’inizio di giugno è stato eletto Presidente della European Society of Cardiology, la principale società scientifica mondiale di cardiologia, con oltre 100.000 iscritti e un congresso annuale vede la partecipazione di oltre 30.000 delegati da oltre 140 paesi.
È un’impresa di quelle da far tremare le vene e i polsi, fare il presidente della Società Europea di Cardiologia, la più grande società scientifica mondiale di settore, una corazzata Potëmkinche da tempo ha superato i limiti geografici che la connotano, per espandere la sua area di influenza e la sua leadership scientifica soprattutto verso Est, in Europa orientale e verso il lontano Oriente.
Professor Crea, ci presenta l’ESC, la società scientifica che guiderà nei prossimi anni? “L’ESC comprende oggi 58 società nazionali, non tutte appartenenti alla Comunità Europea naturalmente e l’integrazione dei Paesi extra-UE nel tempo è stata molto laboriosa. Ma i progressi, soprattutto negli ultimi anni, sono stati veramente notevoli, sia come partecipazione ai lavori del congresso annuale dell’ESC e presenza in tutti gli organismi della società Europea, dai gruppi di lavoro ai vari Councils e Associations, che per l’adozione delle linee guida ESC. Una sfida per il futuro, per i Paesi della Comunità Europea è rappresentata dal Safe Hearts Plan, un piano della Comunità Europea varato nel dicembre dello scorso anno per finanziare la prevenzione cardio-vascolare. Con un obiettivo molto ambizioso: ridurre in maniera tangibile la mortalità per malattie cardiovascolari entro il 2030. E una delle mie sfide dei prossimi anni sarà proprio quello di estendere i benefici di questo Safe Hearts Plan anche ai Paesi extra-UE.
Perché l’ESC guarda sempre più a Oriente? La vocazione dell’ESC è di tipo globale e investe non solo l’Europa, ma anche gli altri continenti. Per quanto riguarda il Sud America abbiamo una collaborazione molto stretta con la Società Argentina di Cardiologia e, in Asia, abbiamo collaborazioni molto attive con Cina, India, Corea e Giappone. La crescita scientifica nell’ambito della medicina cardio-vascolare è stata particolarmente intensa negli ultimi anni soprattutto in Cina. Per questo Paese ho una personale grande ammirazione, in particolare, per il coraggio che hanno avuto i colleghi cinesi che hanno di fatto abbandonato la medicina cinese tradizionale, coltivata per secoli, per abbracciare il modello di medicina e di ricerca medicina occidentale. Questo progresso, iniziato negli ultimi 20-30 anni è stato tangibile e straordinario, in particolare negli ultimi 5-10 anni. Come Editor di European Heart Journal, in questi anni ho potuto constatare che la Cina è diventato il Paese che propone più lavori scientifici alla rivista. E anche al congresso annuale dell’ESC, la Cina è il Paese che propone più contributi scientifici. Abbiamo aperto una sede dell’ESC a Shanghai. In Cina ogni anno vengono organizzati 4 importanti congressi di cardiologia, ai quali l’ESC è sempre presente con una forte partecipazione. Come Presidente ESC, uno dei miei obiettivi sarà proprio quello di intensificare questa collaborazione e fare dell’ESC la società di riferimento cardiologico per la Cina e per gli altri grandi Paesi orientali e sud americani.
Qual è il vero ruolo dell’Intelligenza Artificiale; comporta delle minacce? Vorrei ridimensionare le preoccupazioni legate all’intelligenza artificiale. L’IA è una tecnologia rivoluzionaria, come lo furono a suo tempo l’elettrocardiogramma o la scoperta dei raggi X. La storia della medicina è costellata di innovazioni che hanno migliorato la diagnosi e la cura dei pazienti, e l’IA rappresenta il passo successivo di questo percorso. L’intelligenza artificiale diventerà sempre più un “co-pilota” del medico, ma nella cabina di comando resterà sempre il medico, non lo sostituirà. Piuttosto, rischieranno di restare indietro quei colleghi che non sapranno integrarla nella pratica clinica, come accadde in passato a chi non imparò a utilizzare l’ECG.
Le sue applicazioni sono già concrete. L’IA consente di consultare rapidamente linee guida molto complesse, fornendo in pochi secondi raccomandazioni personalizzate per casi clinici specifici. Inoltre, è in grado di estrarre dall’ECG informazioni che sfuggono all’occhio umano, arrivando persino a stabilire se la funzione cardiaca è normale senza ricorrere immediatamente a esami più costosi e complessi come ecocardiogramma, TAC o risonanza magnetica. Il vero rischio non è l’IA in sé, ma delegare alle macchine il giudizio clinico. Il medico deve restare al centro del percorso di cura, continuando ad ascoltare il paziente con attenzione e a visitarlo con accuratezza. Se utilizzata correttamente, l’intelligenza artificiale potrà liberare tempo prezioso, consentendo ai medici di dedicarsi maggiormente proprio a ciò che conta di più: il rapporto con il paziente. Cosa purtroppo spesso trascurata con danni incalcolabili.
Quali sono i principali filoni di ricerca in sviluppo in ambito cardiologico? Le tre principali direttrici di ricerca sono: una prevenzione più olistica e attenta all’esposoma, l’impiego dell’IA nella pratica clinica e lo sviluppo delle terapie basate sugli acidi nucleici.
Per anni la prevenzione cardiovascolare si è concentrata sui fattori di rischio tradizionali. Oggi sappiamo però che circa il 50% del rischio è legato all’esposoma, ossia all’insieme delle esposizioni ambientali e sociali, come inquinamento, infezioni, depressione e isolamento sociale. Comprendere e gestire meglio questi fattori rappresenta la nuova frontiera della prevenzione.
Un secondo ambito strategico è l’intelligenza artificiale, che può rendere più rapido ed efficace il percorso diagnostico-terapeutico, sempre come strumento di supporto al medico e non come suo sostituto.
Infine, le terapie basate su DNA e RNA stanno aprendo prospettive rivoluzionarie. Grazie al gene editing, è oggi possibile correggere geni difettosi, come dimostrano i promettenti risultati ottenuti nel trattamento dell’amiloidosi cardiaca e della talassemia in ambito ematologico. Gene Editing significa che una singola somministrazione del farmaco è una cura definitiva: il paziente guarisce dalla sua malattia genetica.
Che tipo di impronta e direzione vorrà dare alla sua presidenza, con quali priorità? La prima è la globalizzazione, una vocazione che ha l’ESC e che vive un momento particolarmente favorevole, anche per l’attuale situazione geopolitica. L’obiettivo è fare dell’ESC il leader globale nelle malattie cardiovascolari con un’estensione che vada ben oltre l’Europa, per abbracciare Asia e Sud America, con la Cina in una particolare posizione per lo straordinario sviluppo della ricerca e della medicina cardiovascolare negli ultimi anni. La seconda priorità è la collaborazione con la Comunità Europea per l’implementazione del Safe Hearts Plan per migliorare la prevenzione delle malattie cardiovascolari in Europa e ridurre la mortalità cardiovascolare. Il terzo obiettivo è l’uso dell’IA come strumento al servizio del medico e non viceversa. Porremo inoltre particolare attenzione ai Paesi a basso-medio reddito, afferenti all’ESC, che hanno necessità di guida e sostegno nello sviluppo di progetti di ricerca e di implementazione delle cure cardiovascolari.
Maria Rita Montebelli










