{"id":71386,"date":"2025-07-02T09:24:03","date_gmt":"2025-07-02T08:24:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.policlinicogemelli.it\/news-eventi\/best-of-asco-2025-le-novita-dal-congresso-della-societa-americana-di-oncologia-commentate-dagli-esperti-del-gemelli\/"},"modified":"2025-07-02T09:24:09","modified_gmt":"2025-07-02T08:24:09","slug":"best-of-asco-2025-le-novita-dal-congresso-della-societa-americana-di-oncologia-commentate-dagli-esperti-del-gemelli","status":"publish","type":"kf_gem_news","link":"https:\/\/www.policlinicogemelli.it\/en\/news-events\/best-of-asco-2025-le-novita-dal-congresso-della-societa-americana-di-oncologia-commentate-dagli-esperti-del-gemelli\/","title":{"rendered":"BEST OF ASCO 2025: le novit\u00e0 dal congresso della societ\u00e0 americana di oncologia commentate dagli esperti del Gemelli"},"content":{"rendered":"\n<p><strong><em>Un\u2019edizione quella 2025 del congresso dell\u2019American Society of Clinical Oncology (ASCO) che riempie di speranze per le possibilit\u00e0 di trattamento di alcuni tumori, anche in fase metastatica. Mai prima d\u2019ora in un singolo congresso sono stati presentati tanti studi potenzialmente in grado di cambiare la pratica clinica in questo setting di trattamento. Questo dell\u2019ASCO 2025 \u00e8 stato insomma il congresso dell\u2019oltre, nel quale tante importanti ricerche hanno dimostrato che \u00e8 possibile ambire a traguardi terapeutici sempre pi\u00f9 ambiziosi per tante forme e sotto-tipi di tumore. A commentarceli, gli esperti della UOC di Oncologia.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019edizione davvero interessante quella dell\u2019ASCO 2025, ricca di novit\u00e0 significative per i pazienti. \u201cSono arrivati a maturazione tanti studi attesi che, con i loro risultati, rappresentano delle pietre miliari su quanto si possa ottenere con l\u2019impiego ottimale di tutte le terapie a nostra disposizione: chemioterapia, farmaci a bersaglio molecolare, immunoterapia \u2013 commenta il professor <strong>Giampaolo Tortora<\/strong>, Ordinario di Oncologia Medica dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore e Direttore del <em>Comprehensive Cancer Center<\/em> di Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS-. E questo sia nelle patologie pi\u00f9 rilevanti per incidenza e mortalit\u00e0 (tumori dell\u2019apparato digerente, della mammella, tumori del polmone), ma anche in altre patologie, come nei sarcomi, dove in genere novit\u00e0 e avanzamenti sono scarsi. Di certo, l\u2019aspetto pi\u00f9 interessante \u00e8 che tutte le strategie con i nuovi farmaci oggi a disposizione, soprattutto con gli anticorpo-farmaco coniugati (ADC) e gli anticorpi bispecifici, mostrano che \u00e8 possibile usarle sia nella malattia metastatica, ma anche nella fase adiuvante, neoadiuvante e perioperatoria. Questo significa anticipare, prima dell\u2019intervento chirurgico, un\u2019integrazione di queste diverse armi, in modo da favorire il successo dell\u2019intervento. In questo momento, si sta lavorando molto sulla strategia complessiva delle cure, in tutti i setting clinici possibili per un paziente oncologico; una sorta di armonizzazione delle armi terapeutiche che abbiamo a disposizione, in un contesto di continuit\u00e0 di cura.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Tumore della mammella (Armando Orlandi,<\/strong> dirigente medico presso l\u2019Oncologia Medica di Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS). Buone notizie per le donne con tumore del seno, in fasi avanzata di malattia, vengono da tre importanti studi condotti su altrettanti sotto-gruppi di donne con questa neoplasia (tumori ormono-sensibili, HER2 positivi e tripli negativi). Un importante esempio di questi progressi nella gestione dei tumori in fase avanzata \u00e8 rappresentato dallo studio <strong>SERENA-6<\/strong> i cui risultati supportano l\u2019ingresso della biopsia liquida nella pratica clinica. \u201cFinora le terapie anti-tumorali (nel caso delle pazienti arruolate in questo studio, si tratta di terapia ormonale) venivano cambiate quando gli esami radiologici mostravano segni di ripresa di crescita del tumore o di comparsa di una recidiva. Questo studio suggerisce invece di utilizzare la biopsia liquida (che svela la presenza di frammenti di DNA tumorale circolanti nel sangue) per valutare la resistenza alla terapia anti-ormonale in atto, in modo da intercettare precocemente la perdita di efficacia del trattamento (dovuta in questo caso all\u2019emergenza di mutazioni a carico del recettore per gli estrogeni), sostituirlo con una nuova classe di farmaci anti-ormonali orali (SERD orali, in questo studio il camizestrant), in assenza di una progressione radiologica della malattia. Questa strategia ha consentito di prolungare del 56% il tempo libero da progressione di malattia (PFS) che, in questa tipologia di pazienti, significa allungare ad esempio l\u2019intervallo di tempo prima della comparsa di nuove metastasi ossee, con tutti i problemi che queste comportano sulla qualit\u00e0 di vita (dolore, limitaizone del movimento). La biopsia liquida insomma pu\u00f2 intercettare precocemente la progressione del tumore, attraverso un semplice prelievo di sangue e ci proietta dall\u2019oncologia \u2018reattiva\u2019 a quella \u2018predittiva\/anticipatoria\u2019\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo studio <strong>DESTINY-Breast 09<\/strong> invece si \u00e8 focalizzato sulle pazienti con tumore della mammella HER2 positivo, trattate con l\u2019anticorpo-farmaco coniugato trastuzumab-deruxtecan. \u201cIl messaggio interessante di questo studio \u00e8 che la chemioterapia \u2018intelligente\u2019 (la \u2018smart-chemio\u2019), effettuata attraverso gli anticorpo-farmaco coniugati (ADC) funziona ed ha una migliore tollerabilit\u00e0 rispetto alla chemioterapia tradizionale. Questi farmaci sono come una freccia avvelenata intelligente che colpisce in modo selettivo solo le cellule tumorali (usando come bersaglio le proteine HER2, iper-espresse sulla superficie cellulare di questo tipo di tumore), facendo penetrare all\u2019interno della cellula un farmaco chemioterapico molto tossico che la distrugge. Il farmaco utilizzato in questo studio ha consentito di raggiungere una PFS di 40 mesi (contro i 26 mesi della terapia standard), senza utilizzo di chemioterapia tradizionale\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Protagoniste dello studio <strong>ASCENT-04<\/strong> sono state infine le donne con tumore della mammella \u2018triplo negativo\u2019 (cio\u00e8 senza recettori ormonali, n\u00e9 per HER2). \u201cI risultati di questo trial dimostrano che, nelle donne con espressione di PD-L1 (sono il 40% circa delle donne con tumore \u2018triplo negativo\u2019), proteina che modula la risposta delle cellule immunitarie contro le cellule tumorali, l\u2019immunoterapia (con pembrolizumab), associata ad un anticorpo-farmaco coniugato (sacituzumab-govitecan), cio\u00e8 anche in questo caso alla chemioterapia \u2018smart\u2019, permette di superare la barriera della chemioterapia standard, permettendo di andare \u2018oltre\u2019: questa nuova strategia terapeutica ha infatti ridotto del 35% il rischio di progressione di malattia e di mortalit\u00e0\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Tumore dello stomaco<\/strong> (<strong>Carmelo Pozzo<\/strong>, dirigente medico presso l\u2019Oncologia Medica di Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS). Buone notizie dall\u2019ASCO 2025 arrivano anche per i pazienti con tumore dello stomaco, una neoplasia tradizionalmente \u2018difficile\u2019 da trattare. Sono due gli studi di fase 3 pi\u00f9 importanti presentati al congresso dell\u2019ASCO 2025, entrambi potenzialmente <em>practice changing<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIl primo, il <strong>Matterhorn<\/strong> \u00e8 uno studio globale, condotto su oltre 960 pazienti, occidentali e asiatici. Ha riguardato pazienti con tumore dello stomaco potenzialmente operabili o in terapia peri-operatoria (cio\u00e8 prima e dopo intervento chirurgico) con schema FLOT (fluorouracile, leucovorina, oxaliplatino e docetaxel), che rappresenta lo standard di terapia da diversi anni. Questo trial dimostra che, in questi pazienti, aggiungere in fase perioperatoria l\u2019immunoterapia, insieme alla chemioterapia con FLOT, produce un miglioramento del 30% della sopravvivenza libera da eventi (recidive) e un aumento della sopravvivenza a due anni del 30%. Si tratta di risultati per certi versi sorprendenti in quanto, per questo studio, non \u00e8 stata fatta una selezione dei pazienti basata su biomarcatori di risposta all\u2019immunoterapia (PD-L1); questa strategia terapeutica ha dimostrato infatti la sua efficacia sia nei pazienti ad elevata espressione di PD-L1, che negli altri. E questo cambia il nostro approccio a questi pazienti\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019espressione dei recettori HER2 sulle cellule tumorali, rappresenta un importante bersaglio terapeutico non solo nel tumore della mammella, ma anche in quello dello stomaco (dove sono presenti nel 15% dei pazienti). Ed \u00e8 ai pazienti con adenocarcinoma gastrico o della giunzione gastro-esofagea con alta espressione dei recettori HER2 sulle cellule tumorali che si rivolge un altro studio potenzialmente <em>practice-changing<\/em>, il <strong>Destiny-Gastric 04<\/strong>, presentato al congresso dell\u2019ASCO 2025 e pubblicato in contemporanea sul New England Journal of Medicine. \u201cNegli ultimi anni la caratterizzazione molecolare dei tumori dello stomaco si \u00e8 andata progressivamente affinando con la ricerca di una serie di biomarcatori come l\u2019HER2 e il PD-L1; a questi se ne stanno aggiungendo degli altri, come la claudina 18.2 o l\u2019FGFR2 (Fibroblast Growth Factor Receptor 2). Nei pazienti con tumore dello stomaco e iper-espressione dei recettori HER2 il trattamento in prima linea di terapia prevede una combinazione di chemioterapia con un farmaco anti-HER2, il trastuzumab. Un trattamento che finora veniva abbandonato nei pazienti che andavano in progressione di malattia e nei quali, la seconda linea di terapia prevedeva la somministrazione di un chemioterapico (paclitaxel) associato ad un farmaco anti-angiogenico (ramucirumab). Ma con l\u2019introduzione degli anticorpo-farmaco coniugati (ADC) tutto cambia; in particolare, il trastuzumab-deruxtecan, la terapia sperimentale vagliata in questo studio, ha dimostrato la sua validit\u00e0 in seconda linea, anche nei pazienti HER2 positivi, che erano andati in progressione di malattia dopo aver ricevuto il trastuzumab in prima linea. Confrontato con lo standard di trattamento (paclitaxel e ramucirumab), questo anticorpo farmaco-coniugato ha prodotto una riduzione del rischio di morte del 30%, regalando oltre tre mesi di vita in pi\u00f9 a questi pazienti dalla prognosi negativa, rispetto allo standard attuale di terapia\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Tumore del colon<\/strong> (<strong>Lisa Salvatore<\/strong>, Ricercatrice in oncologia dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore e Dirigente Medico presso la UOC di Oncologia Medica di Fondazione Policlinico Gemelli). Tra i lavori pi\u00f9 importanti presentati a questa edizione di ASCO 2025 c\u2019\u00e8 lo studio <strong>Challenge<\/strong>, sugli effetti dell\u2019esercizio aerobico strutturato nel ridurre il rischio di recidiva di tumore del colon. \u201cLo studio di fase 3 randomizzato ha riguardato pazienti con tumore del colon operato, in stadio III o in stadio II ad alto rischio, che avevano tutti gi\u00e0 effettuato chemioterapia adiuvante (cio\u00e8 dopo l\u2019intervento chirurgico). Al termine del trattamento, i pazienti sono stati randomizzati ad un programma di esercizio fisico strutturato per tre anni, sotto la guida di un personal trainer, oppure al gruppo di controllo (che riceveva solo materiale informativo). Il gruppo \u2018esercizio fisico\u2019 effettuava 45-60 minuti di camminata a passo veloce, 3-4 volte a settimana. A 60 mesi, nei pazienti \u2018attivi\u2019 il rischio relativo di recidiva di tumore del colon \u00e8 risultato inferiore del 28% e quello di mortalit\u00e0 inferiore del 37%, rispetto al gruppo di controllo. In altre parole, l\u2019esercizio fisico ha prevenuto la recidiva di tumore in una persona per ogni 16 persone sottoposte allenamento e la morte in una persona per ogni 14 persone del gruppo \u2018attivo\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 importante sottolineare che questi pazienti avevano completato tutto l\u2019iter di terapia, prima di essere arruolati in questo studio; l\u2019esercizio fisico rappresenta dunque un\u2019importante freccia in pi\u00f9 al nostro arco, che non si sostituisce, ma si aggiunge alla terapia farmacologica\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro studio <em>practice-changing<\/em> presentato all\u2019ASCO 2025 \u00e8 il <strong>BREAKWATER<\/strong>, studio di fase 3 che ha riguardato la prima linea di terapia, nei pazienti con tumore del colon metastatico e mutazione BRAF (presente nel 10% di tutti i pazienti con tumore del colon metastatico). La presenza di questa mutazione conferisce in genere al tumore del colon una grande aggressivit\u00e0 e, prima dell\u2019avvento della terapia target, (encorafenib, un inibitore di BRAF) questi pazienti avevano una sopravvivenza mediana di un anno. Fino ad oggi la terapia con encorafenib, associata a cetuximab (un anti-EGFR), veniva utilizzata dalla seconda linea di trattamento in poi; e gi\u00e0 questo aveva migliorato il controllo di malattia e la sopravvivenza di questi pazienti. Lo studio BREAKWATER ha dimostrato che anticipare in prima linea la somministrazione di un inibitore di BRAF (encorafenib), associandolo al cetuximab e alla chemioterapia standard (FOLFOX), produce un vantaggio in termini di PFS e di sopravvivenza globale (OS). Confrontata allo standard attuale di terapia in prima linea (chemioterapia +\/- terapia anti-angiogenica con bevacizumab), la combo inibitore di BRAF (encorafenib) + cetuximab + chemioterapia con FOLFOX porta la sopravvivenza libera da progressione di malattia (PFS) da 7 a 12,8 mesi (riduce cio\u00e8 il rischio di progressione del 47%) e la sopravvivenza assoluta da 15 a 30 mesi, con una riduzione del rischio di morte del 51%.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Lo<strong> Studio ATOMIC<\/strong> infine ha riguardato pazienti con tumore del colon con \u2018instabilit\u00e0 dei microsatelliti\u2019 (MSI, una condizione in cui si verificano mutazioni in brevi sequenze di DNA ripetitive, dette \u2018microsatelliti\u2019, nel tessuto tumorale, a causa di difetti nel sistema di riparazione del DNA detto <em>mismatch repair<\/em>), sottoposti a intervento chirurgico e candidati a chemioterapia adiuvante (FOLFOX) o a chemioterapia pi\u00f9 immunoterapia (con atezolizumab). Questo studio ha dimostrato che l\u2019aggiunta di immunoterapia d\u00e0 un chiaro vantaggio, rispetto alla sola chemioterapia, in termini di sopravvivenza libera da malattia a tre anni, riducendo il rischio di ricadute del 50%. Si tratta di un\u2019informazione gi\u00e0 in parte superata dai nuovi studi (come lo studio di fase 3 <strong>AZUR-2<\/strong>, in corso anche al Gemelli) che stanno valutando l\u2019impiego dell\u2019immunoterapia addirittura in neoadiuvante (cio\u00e8 prima dell\u2019intervento chirurgico) o in fase peri-operatoria (prima e dopo l\u2019intervento), nei pazienti con instabilit\u00e0 dei microsatelliti. Fondamentale \u00e8 ricercare la presenza o meno di instabilit\u00e0 dei microsatelliti appena viene fatta diagnosi di adenocarcinoma del colon, indipendentemente dallo stadio del tumore, per una serie di motivi. Serve per lo screening universale della sindrome di Lynch; nei pazienti con tumore del colon metastatico e nel tumore del retto localmente avanzato fornisce l\u2019indicazione a somministrare immunoterapia; infine nei pazienti non ancora sottoposti a intervento chirurgico per tumore del colon pu\u00f2 fornire l\u2019indicazione a fare immunoterapia neo-adiuvante, cio\u00e8 prima dell\u2019intervento chirurgico stesso (per ora solo all\u2019interno di trial clinici sperimentali)\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Maria Rita Montebelli<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nella foto in alto, da sinistra: Armando Orlandi, Giampaolo Tortora, Lisa Salvatore, Carmelo Pozzo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"365\" src=\"https:\/\/www.policlinicogemelli.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/FOTO-DI-GRUPPO-ASCO-2025-1024x365.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-71384\" srcset=\"https:\/\/www.policlinicogemelli.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/FOTO-DI-GRUPPO-ASCO-2025-1024x365.jpg 1024w, https:\/\/www.policlinicogemelli.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/FOTO-DI-GRUPPO-ASCO-2025-300x107.jpg 300w, https:\/\/www.policlinicogemelli.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/FOTO-DI-GRUPPO-ASCO-2025-768x273.jpg 768w, https:\/\/www.policlinicogemelli.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/FOTO-DI-GRUPPO-ASCO-2025-1536x547.jpg 1536w, https:\/\/www.policlinicogemelli.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/FOTO-DI-GRUPPO-ASCO-2025-2048x729.jpg 2048w, https:\/\/www.policlinicogemelli.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/FOTO-DI-GRUPPO-ASCO-2025-850x303.jpg 850w, https:\/\/www.policlinicogemelli.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/FOTO-DI-GRUPPO-ASCO-2025-350x125.jpg 350w, https:\/\/www.policlinicogemelli.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/FOTO-DI-GRUPPO-ASCO-2025-400x142.jpg 400w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong>Da sinistra: Armando Orlandi, Giovanni Schinzari, Lisa Salvatore, Carmelo Pozzo, Luca Mastrantoni, Giampaolo Tortora, Maria Antonietta Di Salvatore, Letizia Pontolillo, Ernesto Rossi, Romina Rose Pedone<\/strong><\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un\u2019edizione quella 2025 del congresso dell\u2019American Society of Clinical Oncology (ASCO) che riempie di speranze per le possibilit\u00e0 di trattamento di alcuni tumori, anche in fase metastatica. 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