{"id":64355,"date":"2024-05-02T09:54:44","date_gmt":"2024-05-02T09:54:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.policlinicogemelli.it\/news-eventi\/artrite-reumatoide-limmunoterapia-con-i-bite-potrebbe-risolvere-i-casi-gravi-e-resistenti-alla-terapia\/"},"modified":"2024-05-02T10:38:16","modified_gmt":"2024-05-02T10:38:16","slug":"artrite-reumatoide-limmunoterapia-con-i-bite-potrebbe-risolvere-i-casi-gravi-e-resistenti-alla-terapia","status":"publish","type":"kf_gem_news","link":"https:\/\/www.policlinicogemelli.it\/en\/news-events\/artrite-reumatoide-limmunoterapia-con-i-bite-potrebbe-risolvere-i-casi-gravi-e-resistenti-alla-terapia\/","title":{"rendered":"Artrite reumatoide: l\u2019immunoterapia con i BiTE per risolvere i casi gravi e resistenti alla terapia"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Uno studio appena pubblicato su Nature Medicine da un gruppo di ricerca italo-tedesco, al quale ha preso parte l\u2019Universit\u00e0 Cattolica\/Fondazione Policlinico Gemelli, propone una nuova via di trattamento all\u2019artrite reumatoide che potrebbe rivoluzionare la terapia dei casi gravi e resistenti alle terapie attuali. La ricerca ha dimostrato che l\u2019impiego degli anticorpi monoclonali bispecifici (BiTE) permette ai linfociti T di distruggere i linfociti B \u2018ribelli\u2019, produttori degli auto-anticorpi responsabili della malattia, senza importanti effetti collaterali<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Potrebbe essere l\u2019alba di una nuova era nella terapia dell\u2019artrite reumatoide, quella annunciata dai risultati di una ricerca italo-tedesca pubblicata su <a href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/s41591-024-02964-1\">Nature Medicine<\/a> e siglata dal gruppo della professoressa <strong>Maria Antonietta D\u2019Agostino <\/strong>direttore della UOC di Reumatologia della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e ordinario di Reumatologia all\u2019Universit\u00e0 Cattolica e del professor <strong>Georg Schett <\/strong>dell\u2019Universit\u00e0 Friedrich-Alexander di Erlangen-Norimberga (FAU). Lo studio appena pubblicato ha esplorato un nuovo possibile approccio terapeutico a questa malattia autoimmune, che consiste nell\u2019organizzare una sorta di appuntamento al buio tra le cellule B e le cellule T, le due protagoniste della risposta immunitaria; incontro che si conclude con l\u2019eliminazione delle cellule B malate (cio\u00e8 quelle che producono gli anticorpi responsabili dell\u2019infiammazione e della distruzione delle articolazioni), da parte delle cellule T suppressor. A organizzare questa sorta di imboscata immunitaria \u00e8 il blinatumomab (o BLINA), un immunoterapico gi\u00e0 utilizzato per il trattamento di alcuni tumori del sangue. Nel caso dell\u2019artrite reumatoide il suo impiego \u00e8 sperimentale, ma in questa ricerca ha ottenuto un effetto straordinario e inedito sul piano del risultato terapeutico. <strong>Lo studio su Nature Medicine.<\/strong> \u201cNei sei pazienti con artrite reumatoide multi-resistente al trattamento (tra i quali anche una paziente italiana), ai quali \u00e8 stato somministrato in via compassionevole e sperimentale BLINA \u2013 spiega la professoressa D\u2019Agostino, &#8211; il farmaco ha prodotto un rapido declino dell\u2019attivit\u00e0 di malattia, riducendo il livello di anticorpi circolanti e migliorando l\u2019infiammazione dei tessuti sinoviali, come abbiamo documentato all\u2019ecografia, alla FAPI-PET-TAC e con l\u2019analisi trascrittomica dell\u2019infiammazione della membrana sinoviale. La terapia \u00e8 stata molto ben tollerata (i pazienti hanno presentato solo un temporaneo rialzo della temperatura alla prima infusione, ma nessun segno di sindrome da rilascio delle citochine)\u201d. Sofisticate analisi di laboratorio (come la citometria a flusso ad alta dimensione) hanno confermato che il miglioramento clinico \u00e8 dovuto ad un \u2018reset\u2019 immunitario, consistente nell\u2019eliminazione delle cellule B \u2018cattive\u2019 (cio\u00e8 con la memoria \u2018attivata\u2019 a produrre continuamente auto-anticorpi), che vengono rimpiazzate da cellule B \u2018buone\u2019. \u201cQuesti risultati, molto promettenti per l\u2019entit\u00e0 della risposta e la tollerabilit\u00e0 del farmaco \u2013 commenta la professoressa D\u2019Agostino &#8211; suggeriscono la potenziale utilit\u00e0 di questo approccio terapeutico nelle forme pi\u00f9 gravi di artrite reumatoide, resistenti alla terapia e potrebbe rappresentare l\u2019inizio di una nuova era di trattamento per altre malattie autoimmuni mediate dalle cellule B, dal lupus, alla sclerodermia. La via del T-cell engager per distruggere i linfociti B, produttori di auto-anticorpi, che mantengono lo stato di attivit\u00e0 di malattia e responsabili della mancata risposta ai farmaci attualmente utilizzati, potrebbe dunque portare ad una nuova maniera di aggredire le patologie autoimmuni, sfruttando l\u2019azione del nostro stesso sistema immunitario. \u00c8 lo stesso concetto utilizzato dalla terapia con CAR-T, nella quale i linfociti T vengono \u2018attivati\u2019 per distruggere i linfociti B auto-reattivi\u201d. <strong>Il BLINA<\/strong> \u00e8 un anticorpo monoclonale bispecifico, cio\u00e8 \u2018a due braccia\u2019 (il nome tecnico \u00e8 BiTE, <em>Bispecific T cell engager<\/em>), una forma di immunoterapia che provoca la distruzione delle cellule B ad opera delle cellule T suppressor, facilitandone l\u2019incontro. \u00c8 insomma un farmaco \u2018facilitatore\u2019, che avvicina tra loro queste due categorie di cellule, rendendo pi\u00f9 efficace l\u2019eliminazione da parte linfociti T nei confronti delle cellule B \u2018deviate\u2019, cio\u00e8 con la memoria bloccata nella produzione incontrollata di anticorpi rivolti contro le articolazioni, nel caso dell\u2019artrite reumatoide. Gi\u00e0 in passato, nell\u2019artrite reumatoide erano stati fatti vari tentativi di inibire le cellule B, ma con risultati insoddisfacenti. Sfruttando invece l\u2019azione delle cellule T, l\u2019inibizione delle B \u2018ribelli\u2019 risulta molto pi\u00f9 efficace perch\u00e9 BLINA riesce a \u2018stanare\u2019 anche quelle ben \u2018nascoste\u2019 nei tessuti, andando a \u2018tirarle per un braccio\u2019 per portarle al cospetto delle cellule T suppressor. Ecco perch\u00e9, anche nelle forme di artrite reumatoide resistenti alle terapie (che sono la met\u00e0 delle forme gravi), si assiste ad un crollo dell\u2019infiammazione e a un importante miglioramento del controllo di malattia. \u00a0 <strong>L\u2019artrite reumatoide<\/strong> \u00e8 una malattia autoimmune infiammatoria che colpisce le articolazioni e porta ad una loro distruzione progressiva e a disabilit\u00e0. Protagoniste della sua patogenesi sono le cellule B che producono in maniera incontrollata anticorpi diretti contro i tessuti delle articolazioni. A soffrire di questa malattia sono oltre 410 mila di italiani (8 su 10 sono donne), il 40 per cento dei quali in forma grave. Oltre met\u00e0 delle forme gravi presenta resistenza alle terapie oggi disponibili. Fondamentale \u00e8 diagnosticare la malattia prima che arrivi a far danni irreversibili, iniziando subito un trattamento con i tanti farmaci a disposizione, dai classici DMARD, ai biologici e alle piccole molecole. Ma le persone affette dalle forme pi\u00f9 gravi spesso sono resistenti ai farmaci, anche di ultima generazione. Ecco perch\u00e9 i risultati di questo studio aprono le porte alla speranza di un trattamento anche per i casi pi\u00f9 complessi e difficili. \u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Maria Rita Montebelli<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno studio appena pubblicato su Nature Medicine da un gruppo di ricerca italo-tedesco, al quale ha preso parte l\u2019Universit\u00e0 Cattolica\/Fondazione Policlinico Gemelli, propone una nuova via di trattamento all\u2019artrite reumatoide che potrebbe rivoluzionare la terapia dei casi gravi e resistenti alle terapie attuali. 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