{"id":48458,"date":"2022-10-31T09:54:17","date_gmt":"2022-10-31T09:54:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.policlinicogemelli.it\/?post_type=kf_gem_news&#038;p=48458"},"modified":"2022-11-02T10:53:42","modified_gmt":"2022-11-02T10:53:42","slug":"studio-gemelli-cattolica-su-pazienti-con-diabete-di-tipo-2-prevede-chi-e-piu-a-rischio-infarto","status":"publish","type":"kf_gem_news","link":"https:\/\/www.policlinicogemelli.it\/en\/news-events\/studio-gemelli-cattolica-su-pazienti-con-diabete-di-tipo-2-prevede-chi-e-piu-a-rischio-infarto\/","title":{"rendered":"Studio Gemelli &#8211; Cattolica su pazienti con diabete di tipo 2 prevede chi \u00e8 pi\u00f9 a rischio infarto"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>La presenza o l\u2019assenza di complicanze microvascolari potr\u00e0 guidare i curanti ad una terapia preventiva personalizzata basata su una profilazione clinica del paziente con diabete tipo 2 pi\u00f9 accurata. I risultati della ricerca pubblicati su Cardiovascular Diabetology.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il diabete \u00e8 uno dei principali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari, come infarto, ictus e arteriopatie periferiche. Ma il percorso di malattia che porta ad un infarto, vero e proprio terremoto nella vita di una persona, non \u00e8 lo stesso per tutti i soggetti con diabete di tipo 2. Ad individuare due diversi gruppi di pazienti con diabete di tipo 2, che sviluppano negli anni due diverse tipologie di cardiopatia ischemica, sono stati <strong>Rocco Antonio Montone<\/strong>, Dirigente medico presso la Unit\u00e0 Operativa Complessa di Terapia Intensiva Cardiologica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e Dottore di Ricerca in Cardiologia presso l\u2019Universit\u00e0 Cattolica e <strong>Dario Pitocco <\/strong>Direttore Unit\u00e0 Operativa di Diabetologia Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e Professore Associato di Endocrinologia dell\u2019 Universit\u00e0 Cattolica. A fare la differenza \u00e8 la presenza o meno di complicanze microvascolari. Parametro che potrebbe consentire di stratificare la popolazione diabetica prima della comparsa di un infarto e dunque guidare il medico alla migliore terapia preventiva, in maniera personalizzata. \u00c8 la prima volta che vengono distinte queste due grandi popolazioni di persone con diabete di tipo 2, che sviluppano due diverse tipologie di aterosclerosi: una pi\u00f9 diffusa e con caratteristiche di stabilit\u00e0, l\u2019altra pi\u00f9 \u2018acuta\u2019. La ricerca \u00e8 stata appena pubblicata su <a href=\"https:\/\/cardiab.biomedcentral.com\/articles\/10.1186\/s12933-022-01637-y\"><em>Cardiovascular Diabetology<\/em><\/a>.<strong><em><\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cAnalizzando i risultati della coronarografia, integrati con studio OCT (<em>optical<\/em> <em>coherence tomography<\/em>) \u2013 spiega il dottor <strong>Rocco Antonio Montone<\/strong>, cardiologo- abbiamo evidenziato nella popolazione diabetica due diverse tipologie di pazienti: quelli che hanno un\u2019unica grossa placca aterosclerotica \u2018<em>soft<\/em>\u2019, cio\u00e8 ricca di lipidi e dunque pronta alla rottura (la tipologia alla base degli infarti pi\u00f9 gravi, magari intorno ai 50-60 anni) e quelli che hanno estese calcificazioni e tante piccole placche \u2018guarite\u2019, diffuse su tutto l\u2019albero coronarico, che danno sintomi cronici di tipo anginoso, piuttosto che un grave infarto acuto\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cI pazienti del primo gruppo \u2013 spiega il professor <strong>Dario Pitocco<\/strong>, diabetologo\u2013 sono in genere pi\u00f9 giovani, obesi, dislipidemici e con un diabete caratterizzato soprattutto dalla resistenza insulinica, pi\u00f9 che dalla carenza. Nell\u2019altro gruppo troviamo pazienti in genere pi\u00f9 anziani, magri, con un pancreas che ha esaurito la sua funzione e che necessitano dunque di fare terapia insulinica. Analizzando la presenza o meno di complicanze microvascolari, abbiamo evidenziato la presenza di una correlazione tra complicanze microvascolari diabetiche e tipologia di aterosclerosi ed eventi cardiovascolari al follow up\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli autori dello studio hanno arruolato 320 pazienti diabetici (et\u00e0 media 70 anni) con cardiopatia ischemica, al loro primo evento coronarico e sottoposti per questo a coronarografia; in un sottogruppo di pazienti \u00e8 stato utilizzato anche l\u2019OCT, una specie di microscopio che consente di vedere \u2018da dentro\u2019 i dettagli della parete coronarica. I pazienti sono stati suddivisi in gruppi diversi a seconda della presenza o meno di complicanze microvascolari (retinopatia, nefropatia e neuropatia diabetiche). Tutti sono stati inoltre seguiti nel tempo per registrare la comparsa di ulteriori eventi cardiovascolari maggiori (MACE). Lo studio ha dimostrato che i pazienti con complicanze microvascolari diabetiche tendono a presentare una cardiopatia ischemica caratterizzata da tante calcificazioni e dalle cosiddette placche \u2018guarite\u2019 (una sorta di \u2018cicatrice\u2019 che \u00e8 indice di un infarto che stava per verificarsi, ma non \u00e8 mai avvenuto). Al contrario, i soggetti senza complicanze microvascolari tendono a presentare una cardiopatia ischemica caratterizzata da grandi placche aterosclerotiche lipidiche. Al follow up, il gruppo di pazienti con microcalficazioni ha presentato un maggior numero di MACE, configurando in questo modo una popolazione con cardiopatia ischemica pi\u00f9 suscettibile a ospedalizzazioni ripetute.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cAll\u2019interno del gruppo delle persone con diabete di tipo 2 \u2013 commenta il professor Pitocco &#8211; si distinguono <strong>due grandi gruppi di pazienti<\/strong>: quelli con resistenza all\u2019insulina e quelli con carenza insulinica. Anche dal punto di vista delle complicanze vascolari, si distinguono i pazienti che fanno soprattutto complicanze microvascolari, cio\u00e8 a carico dei piccoli vasi arteriosi (retinopatia che pu\u00f2 portare a gravi danni alla vista, nefropatia che pu\u00f2 portare all\u2019insufficienza renale, neuropatia diabetica che pu\u00f2 favorire le lesioni del piede, neuropatia autonomica) e altri che non presentano questo tipo di complicanze. Entrambi questi gruppi possono presentare complicanze a livello coronarico, ma con meccanismi diversi, a cominciare dalla composizione della placca aterosclerotica. La calcificazione \u2013 prosegue Pitocco &#8211; \u00e8 un processo caratteristico anche della neuropatia periferica diabetica; e con il nostro studio abbiamo evidenziato che, a livello coronarico, i pazienti con complicanze microangiopatiche presentano una composizione di placca diversa rispetto ai diabetici senza complicanze microangiopatiche. Forse la presenza di calcificazioni \u00e8 legata alla microangiopatia e all\u2019insulina, cio\u00e8 alla capacit\u00e0 fibrosante dell\u2019insulina (le cellule muscolari lisce dei vasi si trasformano in cellule <em>osteoblastic-like<\/em>, in grado di depositare calcio sulle pareti dei vasi). Questi stessi pazienti dal punto di vista del loro fenotipo metabolico hanno una carenza di secrezione insulinica e necessitano dunque di una terapia a base di insulina\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cIn questo studio \u2013 prosegue il dottor Montone &#8211; abbiamo evidenziato due categorie di pazienti: quelli insulino-privi con un diabete di tipo 2 di vecchia data, in terapia con insulina, pi\u00f9 magri e con complicanze microvascolari, che alla coronarografia presentano un\u2019aterosclerosi pi\u00f9 diffusa e i pazienti pi\u00f9 \u2018metabolici\u2019 con obesit\u00e0 centrale, con resistenza insulinica, in terapia con metformina, che fanno dei grossi infarti perch\u00e9 hanno delle placche ricche lipidi e pi\u00f9 instabili\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono tutti pazienti alla loro prima coronarografia, effettuata in seguito ad un infarto acuto o perch\u00e9 sono risultate positive una prova da sforzo o una scintigrafia o ancora a seguito della comparsa di sintomi anginosi. Insomma tutte persone con diabete al primo evento coronarico \u2018stabile\u2019 o \u2018acuto\u2019. I pazienti insulino-privi, con malattia coronarica pi\u00f9 estesa ma pi\u00f9 stabile (pi\u00f9 fibrosi, pi\u00f9 calcificazioni) alla prima coronarografia, nel corso del follow up continuano ad avere una cardiopatia ischemica \u2018stabile\u2019. L\u2019altro gruppo, rappresentato da pazienti diabetici con obesit\u00e0 centrale (la \u2018pancia\u2019), insulino-resistenti, in terapia con metformina, presentano un profilo lipidico pi\u00f9 alterato e fanno pi\u00f9 eventi acuti\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La placca aterosclerotica<\/strong> in questa ricerca \u00e8 stata studiata attraverso l\u2019OCT, che ha rilevato pi\u00f9 placche fibrose con grosse calcificazioni che stabilizzano la placca negli insulino-privi e pi\u00f9 placche lipidiche con \u2018<em>spotty calcification\u2019<\/em> (piccoli punti di calcio che portano la placca alla rottura, la destabilizzano) negli insulino-resistenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Negli insulino-privi \u2013 prosegue il dottor Montone \u2013 abbiamo trovato anche tante placche \u2018guarite\u2019 (<em>healed<\/em>), una sorta di rotture \u2018abortite\u2019, che non si sono manifestate clinicamente. Il paziente insulino-privo ha insomma maggiori meccanismi di stabilizzazione della placca sia attraverso il calcio, che con la fibrosi, che con le placche <em>healed<\/em>, rispetto al paziente insulino-resistente\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L\u2019OCT e la profilazione clinica del paziente<\/strong> (insulino-privo o resistente, con complicanze microvascolari o meno) possono diventare dunque strumenti di stratificazione del rischio di futuri eventi coronarici. I risultati di questo studio suggeriscono inoltre un atteggiamento terapeutico differenziato su queste due tipologie di pazienti con diabete di tipo 2. \u201cNel tipo microangiopatico \u2013 conclude il professor Pitocco &#8211; &nbsp;il trattamento della glicemia deve essere pi\u00f9 intensivo; nel fenotipo insulino-resistente deve essere data maggior attenzione al trattamento di tutti i fattori di rischio associati (dislipidemia, obesit\u00e0, ipertensione)\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cLa medicina personalizzata \u2013 conclude Il Professor <strong>Filippo Crea<\/strong>, Direttore dell&#8217;Unit\u00e0 Operativa Complessa di Cardiologia della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e <meta charset=\"utf-8\">Direttore del Dipartimento di Scienze Cardiovascolari e Pneumologiche dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore \u2013 \u00e8 l\u2019obiettivo finale verso cui tende la medicina moderna. Questa \u00e8 gi\u00e0 realt\u00e0 clinica per le malattie caratterizzate da una singola alterazione genetica. Per le malattie complesse, come la cardiopatia ischemica e il diabete, causate dall\u2019interazione fra alterazioni poligeniche e fattori ambientali di rischio, un primo approccio intermedio \u00e8 la <strong>medicina personalizzata<\/strong>. Questo vuol dire che i pazienti che presentano la stessa manifestazione clinica, per esempio il diabete o la cardiopatia ischemica, vengono suddivisi in gruppi omogenei che hanno un simile meccanismo di malattia. Lo studio pubblicato da Montone e Pitocco dimostra chiaramente che fra i pazienti che presentano diabete e cardiopatia ischemica \u00e8 possibile identificare due sottogruppi con diversi meccanismi di malattia che richiedono diverse terapie: questa \u00e8 la <strong>medicina stratificata<\/strong>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Maria Rita Montebelli<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La presenza o l\u2019assenza di complicanze microvascolari potr\u00e0 guidare i curanti ad una terapia preventiva personalizzata basata su una profilazione clinica del paziente con diabete tipo 2 pi\u00f9 accurata. I risultati della ricerca pubblicati su Cardiovascular Diabetology. 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