{"id":44253,"date":"2022-04-01T09:58:17","date_gmt":"2022-04-01T09:58:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.policlinicogemelli.it\/?post_type=kf_gem_news&#038;p=44253"},"modified":"2022-04-01T09:58:21","modified_gmt":"2022-04-01T09:58:21","slug":"dopo-lictus-una-stimolazione-non-invasiva-del-cervello-accelera-il-recupero-della-funzione-motoria","status":"publish","type":"kf_gem_news","link":"https:\/\/www.policlinicogemelli.it\/en\/news-events\/dopo-lictus-una-stimolazione-non-invasiva-del-cervello-accelera-il-recupero-della-funzione-motoria\/","title":{"rendered":"Dopo l\u2019ictus una stimolazione non invasiva del cervello accelera il recupero della funzione motoria"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>La scoperta frutto di uno studio coordinato dall\u2019Universit\u00e0 Cattolica, campus di Roma insieme con l\u2019IRCCS San Raffaele. La ricerca su modelli animali pubblicata sulla rivista Stroke apre la strada a nuovi interventi di riabilitazione da intraprendere subito dopo il danno, per minimizzare la disabilit\u00e0 post-ictus.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ricercatori dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica, campus di Roma\u2013Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, insieme a colleghi dell\u2019IRCCS San Raffaele, hanno scoperto la possibilit\u00e0 di favorire il recupero dell\u2019arto paralizzato a seguito di un ictus e potenzialmente ridurre la disabilit\u00e0 associata all\u2019evento cerebrovascolare, applicando una piccola corrente indolore mediante un dispositivo non invasivo, semplicemente applicato sul capo, ma in grado di raggiungere attraverso il cranio le strutture cerebrali sottostanti e di modificarne l\u2019eccitabilit\u00e0.<br>Lo studio, su modelli animali di ictus ischemico, si deve a una collaborazione tra il team del Professor <strong>Claudio Grassi<\/strong>, direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica, campus di Roma, con il gruppo del Professor<strong> Paolo M. Rossini<\/strong>, direttore del Dipartimento di Neuroscienze e Scienze della Riabilitazione dell\u2019IRCCS San Raffaele. Pubblicato sulla prestigiosa rivista Stroke, lo studio apre alla possibilit\u00e0 di iniziare le sperimentazioni su pazienti reduci da ictus.<br>Lo studio \u00e8 stato realizzato anche grazie al prezioso contributo di giovani ricercatrici e ricercatori, in particolare le due prime autrici, dottoresse <strong>Saviana Barbati<\/strong> e <strong>Valentina Longo<\/strong> ed i bioingegneri <strong>Fabrizio Vecchio<\/strong> e <strong>Francesca Miraglia<\/strong>.<br>La ricerca inoltre \u00e8 stata supportata da finanziamenti da parte della Fondazione Roma e della Fondazione Baroni.<br>\u201cIl lavoro mette in luce, in un modello sperimentale animale, l\u2019efficacia di una stimolazione non invasiva del cervello denominata \u201cstimolazione transcranica a corrente diretta\u201d nell\u2019accelerare il recupero della funzione motoria a seguito di un ictus ischemico \u2013 sottolinea il professor Grassi. Lo studio evidenzia le basi molecolari di tale recupero e gli effetti indotti dalla stimolazione sulla connettivit\u00e0 cerebrale\u201d.<br><strong>BACKGROUND<\/strong><br>L\u2019ictus, spiega il professor Rossini, \u00e8 una lesione acuta del cervello legata a un problema vascolare o di tipo ischemico o emorragico; l\u2019ictus rappresenta ancora oggi la prima causa di disabilit\u00e0 permanente in tutti i Paesi pi\u00f9 avanzati in cui l\u2019et\u00e0 media della popolazione si \u00e8 allungata.<br>L\u2019ictus ischemico, che rappresenta l\u201980% di tutti gli ictus, si verifica quando un\u2019arteria che irrora l\u2019encefalo viene improvvisamente ostruita e quindi \u2013 nel corso dei minuti\/ore successivi, portando alla morte delle cellule nervose da essa nutrite.<br>In Italia l\u2019ictus \u00e8 la terza causa di morte, dopo le malattie oncologiche e quelle cardio-vascolari, \u00e8 responsabile del 9-10% di tutti i decessi e rappresenta la prima causa di invalidit\u00e0. Ogni anno si registrano nel nostro Paese circa 200.000 ricoveri dovuti all\u2019ictus cerebrale, di cui il 20% sono recidive. Solo il 25% dei pazienti sopravvissuti ad un ictus guarisce completamente, il 75% sopravvive con una qualche forma di disabilit\u00e0, e di questi la met\u00e0 \u00e8 portatore di un deficit cos\u00ec grave da perdere l\u2019autosufficienza per il resto della loro vita.<br>L\u2019ictus \u00e8 pi\u00f9 frequente dopo i 55 anni, la sua prevalenza raddoppia successivamente ad ogni decade; il 75% degli ictus si verifica nelle persone con pi\u00f9 di 65 anni. La prevalenza di ictus nelle persone di et\u00e0 65-84 anni \u00e8 del 6,5% (negli uomini 7,4%, nelle donne 5,9%).<br>I sintomi prevalenti di un ictus sono una perdita di controllo del movimento in una met\u00e0 del corpo (emiparesi\/emiplegia), un disturbo del linguaggio (afasia), un deficit dell\u2019equilibrio, un disturbo della visione (emianopsia), spiega ancora il professor Rossini. Nelle otto settimane successive ad un ictus si possono avere processi di recupero della funzione anche molto significativi. Tuttavia, dopo questo periodo, il recupero ulteriore \u00e8 minimo e il paziente (con i suoi familiari) dovr\u00e0 adattarsi ad una vita con limitazioni motorie\/fisiche talvolta anche molto significative.<br>Negli ultimi anni, rileva il professor Rossini, numerosi studi sperimentali hanno dimostrato che affiancando alle procedure di riabilitazione neuromotoria standard stimolazioni elettriche o magnetiche delle aree cerebrali interessate dall\u2019ictus si ottengono risultati migliori ed in tempi pi\u00f9 rapidi. Di qui l\u2019idea di studiare i meccanismi alla base di questo potenziamento della riabilitazione offerto dalla stimolazione non invasiva del cervello, come appunto quella a corrente diretta esaminata in questo lavoro.<br>\u201cLa stimolazione transcranica a corrente diretta &#8211; spiega la Prof.ssa <strong>Maria Vittoria Podda <\/strong>del Dipartimento di Neuroscienze dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica e corresponding author del paper -, \u00e8 una tecnica di stimolazione non invasiva ampiamente utilizzata nella ricerca clinica con risultati promettenti nell\u2019ambito della riabilitazione motoria e cognitiva. Tuttavia i meccanismi alla base della sua efficacia non sono ancora ben noti e la ricerca pre-clinica pu\u00f2 offrire un importante contributo in questo ambito\u201d.<br>In questo studio si \u00e8 visto che, intervenendo nella fase sub-acuta, cio\u00e8 tre giorni dopo l\u2019evento ischemico, con un trattamento che consiste in sessioni singole di stimolazione della durata di 20 minuti per tre giorni consecutivi, si ottengono evidenze tangibili di \u201criparazione\u201d del danno ischemico nel cervello di topolini. Infatti, sottolinea la professoressa Podda, il lavoro \u00e8 stato svolto su un modello sperimentale (murino) di ictus ischemico della corteccia motoria che \u00e8 quella che controlla la muscolatura della met\u00e0 opposta del corpo.<br>\u201cNel tessuto vicino alla lesione \u2013 spiega \u2013 abbiamo osservato (solo negli animali sottoposti a stimolazione \u2018vera\u2019, ma non in quelli sottoposti a stimolazione \u2018placebo\u2019) diverse modifiche sia a livello strutturale, sia molecolare\u201d, segno dell\u2019effetto della stimolazione. Tali modifiche si correlano anche con un recupero migliore e pi\u00f9 rapido dei soggetti stimolati rispetto a quelli con stimolazione \u2018placebo\u2019.<br>I segni molecolari di ripresa indotti dalla stimolazione sono la produzione di molecole importanti per il cervello come fattori di crescita; in particolare \u201cabbiamo visto un aumento dei livelli della neurotrofina BDNF\u201d, spiega l\u2019esperta.<br>\u201cNei neuroni della corteccia motoria nella zona prossima alla lesione, inoltre, osserviamo un aumento del numero delle spine dendritiche, strutture essenziali per la comunicazione tra neuroni. Questo potrebbe essere alla base dell\u2019aumentata connettivit\u00e0 neurale misurata nello studio, mediante registrazioni simili all\u2019elettroencefalogramma\u201d.<br><strong>I PROSSIMI PASSI<br>\u201c<\/strong>Per quanto riguarda lo studio pre-clinico, sono in corso ulteriori ricerche per individuare biomarcatori molecolari e neurofisiologici (molecole e aspetti funzionali del cervello) che possano essere utilizzati come indicatori per predire l\u2019efficacia del trattamento e il grado del recupero funzionale\u201d, anticipa la professoressa Podda. \u201cI risultati di queste ricerche aprono la strada a nuove strategie terapeutiche molto promettenti &#8211; aggiungono il professor Grassi e il professor Rossini \u2013 che si basano sull\u2019uso combinato di stimolazione transcranica, protocolli standard di riabilitazione ed altri trattamenti innovativi, attualmente oggetto di studio nei nostri laboratori, quali la somministrazione di fattori neurotrofici ottenuti dalle cellule staminali. Grazie a un\u2019azione sinergica operata su target molecolari comuni, la combinazione di questi stimoli potrebbe potenziare notevolmente le capacit\u00e0 di recupero dei pazienti\u201d.<br>Sono gi\u00e0 in corso, anticipa il professor Rossini in conclusione, studi sperimentali su pazienti colpiti da ictus ischemico con metodiche di stimolazione a corrente diretta e magnetica transcranica i cui risultati saranno noti nei prossimi due anni. Poich\u00e9 le apparecchiature impiegate sono di semplice e sicuro utilizzo, si stanno valutando le condizioni anche per un impiego domestico al fine di potenziare ulteriormente le capacit\u00e0 di riorganizzazione neurale attorno alla lesione e quindi di recupero funzionale nelle attivit\u00e0 del vivere quotidiano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La scoperta frutto di uno studio coordinato dall\u2019Universit\u00e0 Cattolica, campus di Roma insieme con l\u2019IRCCS San Raffaele. 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