{"id":20265,"date":"2017-12-22T00:00:00","date_gmt":"2017-12-22T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.policlinicogemelli.it\/news-eventi\/fegato-grasso-puo-degenerare-in-danno-epatico-al-via-progetto-di-ricerca-europeo-per-sviluppare-nuovi-metodi-non-invasivi-per-riconoscere-la-presenza-del-danno\/"},"modified":"2017-12-22T00:00:00","modified_gmt":"2017-12-22T00:00:00","slug":"fegato-grasso-puo-degenerare-in-danno-epatico-al-via-progetto-di-ricerca-europeo-per-sviluppare-nuovi-metodi-non-invasivi-per-riconoscere-la-presenza-del-danno","status":"publish","type":"kf_gem_news","link":"https:\/\/www.policlinicogemelli.it\/en\/news-events\/fegato-grasso-puo-degenerare-in-danno-epatico-al-via-progetto-di-ricerca-europeo-per-sviluppare-nuovi-metodi-non-invasivi-per-riconoscere-la-presenza-del-danno\/","title":{"rendered":"Fegato grasso, pu\u00f2 degenerare in danno epatico: al via progetto di ricerca europeo per sviluppare nuovi metodi non invasivi per riconoscere la presenza del danno"},"content":{"rendered":"<p>\n\t<strong>Al via <\/strong><strong>un pionieristico progetto di ricerca europeo che vedr&agrave; protagonisti gli scienziati dell&rsquo;Universit&agrave; Cattolica e della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma; obiettivo &egrave; sviluppare nuovi test diagnostici non invasivi per valutare i pazienti con steatosi epatica non alcolica (NAFLD, il fegato grasso) e identificare quelli pi&ugrave; a rischio di sviluppare grave danno del fegato <\/strong><strong>legato a infiammazione <\/strong><strong>e fibrosi (ovvero un accumulo di cicatrici nel fegato che conduce alla cirrosi e pu&ograve; favorire il cancro). <\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>Il progetto, intitolato <em>Liver Investigation: Testing Marker Utility in Steatohepatitis (LITMUS),<\/em> finanziato nell&rsquo;ambito della <em>European Innovative Medicines Initiative 2<\/em>, riunisce medici e scienziati di 47 importanti centri accademici in tutta Europa e aziende della Federazione europea delle industrie e delle associazioni farmaceutiche (EFPIA).&nbsp; <\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>LITMUS, che durer&agrave; 5 anni e ha ottenuto un finanziamento di 34 milioni di euro, punta quindi a superare la biopsia (un esame invasivo) per diagnosticare l&rsquo;evoluzione patologica del fegato grasso.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t&nbsp;<\/p>\n<p>\n\t<strong>&ldquo;L&rsquo;Universit&agrave; Cattolica e il Policlinico A. Gemelli&rdquo;, spiega il dottor Luca Miele dell&rsquo;Area Gastroenterologia &#8211; Polo Scienze Gastroenterologiche ed Endocrino-Metaboliche del Policlinico, &ldquo;&egrave; partner del progetto coordinato dalla Universit&agrave; di Newcastle (Prof. Q. Anstee)&rdquo;.<\/strong><\/p>\n<p>\n\tFino a qualche anno fa il fegato grasso era considerato una condizione benigna e sinonimo di benessere, mentre oggi i medici sanno che pu&ograve; evolvere (nel 2-3% dei casi) verso malattie pi&ugrave; importanti come la fibrosi o precedere l&rsquo;insorgenza del tumore del fegato. I fattori di rischio per il peggioramento della salute del fegato, in assenza di danno da alcol o da virus o da autoimmunit&agrave;, sono la iperalimentazione, l&rsquo;eccesso di fruttosio industriale, la vita sedentaria, il diabete, il sovrappeso\/obesit&agrave; e alcuni fattori genetici.<\/p>\n<p>\n\t&ldquo;L&rsquo;alta prevalenza del fegato grasso nella popolazione generale (20-30% delle persone ha fegato grasso) e la stretta associazione con il diabete e con l&rsquo;obesit&agrave; (il 70% degli obesi, oltre l&rsquo;80% dei diabetici hanno il fegato grasso) fanno s&igrave; che la steatosi epatica rappresenti attualmente la prima causa di malattia cronica del fegato, con conseguente incremento dei costi in sanit&agrave; pubblica&rdquo;, sottolinea il professor <strong>Antonio Gasbarrini<\/strong>, Ordinario di Gastroenterologia alla Cattolica e direttore dell&rsquo;Area Gastroenterologica della Fondazione Policlinico Gemelli.<\/p>\n<p>\n\t&ldquo;Nei prossimi anni il fegato grasso diventer&agrave; la principale indicazione al trapianto di fegato, fenomeno che stiamo gi&agrave; osservando in USA&rdquo;, afferma il professor Antonio Grieco, responsabile della Unit&agrave; di Medicina del Trapianto di fegato del Gemelli.<\/p>\n<p>\n\t&ldquo;Anche in Italia stiamo osservando un importante incremento dei casi di tumore del fegato in assenza di malattie virali o dei noti fattori di rischio in soggetti che hanno un fegato grasso&rdquo;, aggiunge il professor <strong>Gianludovico Rapaccini<\/strong>, direttore della Unit&agrave; di Medicina Interna e Gastroenterologia del Gemelli.<\/p>\n<p>\n\tL&rsquo;elevata prevalenza e la possibile evoluzione verso la cirrosi e il tumore del fegato impongono una stretta osservazione del paziente con fegato grasso. Attualmente la biopsia epatica &egrave; considerata la migliore tecnica diagnostica invasiva per capire se il paziente con steatosi ha una malattia potenzialmente progressiva. &ldquo;Il progetto LITMUS unir&agrave; 47 centri europei coinvolgendo ospedali, universit&agrave; e industria e permetter&agrave;, grazie al supporto della comunit&agrave; europea, di identificare e convalidare nuovi test diagnostici in grado di migliorare le capacit&agrave; di diagnosi non invasiva attraverso le analisi del sangue e le tecniche di imaging (radiologiche e ecografiche) e personalizzare quindi i percorsi di diagnosi e cura consentendo di identificare le persone che hanno un maggior rischio di sviluppare una malattia pi&ugrave; severa&rdquo;, dichiara il dottor <strong>Miele<\/strong>, responsabile del progetto presso l&rsquo;Universit&agrave; Cattolica, sede di Roma, e dell&rsquo;ambulatorio dedicato alla steatosi epatica presso il Gemelli.<\/p>\n<p>\n\t&ldquo;Il nostro &ndash; afferma il dottor Miele &#8211; &egrave; uno dei centri clinici che si occuper&agrave; di reclutamento e gestione dei pazienti&rdquo;. I centri clinici coinvolti, continua il dottor Miele, &ldquo;avranno la possibilit&agrave; di testare i biomarcatori non invasivi che si basano su nuove tecnologie. Questo consentir&agrave; di sviluppare metodiche diagnostiche non invasive&nbsp;(esami del sangue e\/o tecniche ecografiche e radiologiche) in grado di identificare le persone con steatosi che hanno un danno significativo e fibrosi del fegato senza dover ricorrere, in futuro, alla necessit&agrave; di una biopsia. L&rsquo;implementazione dei biomarcatori permetter&agrave; in futuro anche di ottimizzare e personalizzare i trattamenti farmacologici&rdquo;.<\/p>\n<p>\n\t&ldquo;In passato molti pazienti arrivavano nei nostri ambulatori con una cirrosi epatica anche in assenza di storia di uso inadeguato di alcolici &ndash; prosegue Miele -, di malattie virali e\/o autoimmunitarie. Oggi sappiamo che una parte consistente di queste persone avevano, qualche anno prima, un fegato grasso. In futuro grazie al progetto LITMUS potremmo essere in grado di capire con l&rsquo;uso di biomarcatori non invasivi quali pazienti avranno maggiori probabilit&agrave; di sviluppare malattie gravi del fegato e questo consentir&agrave; un uso pi&ugrave; appropriato delle risorse e una ottimizzazione delle terapie mediche&rdquo;.&nbsp;<\/p>\n<p>\n\tIl progetto <strong>LITMUS<\/strong> pu&ograve; essere seguito su twitter: LITMUS_Project @LITMUS_IMI&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Al via un pionieristico progetto di ricerca europeo che vedr&agrave; protagonisti gli scienziati dell&rsquo;Universit&agrave; Cattolica e della Fondazione Policlinico Universitario A. 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