{"id":20054,"date":"2017-01-23T00:00:00","date_gmt":"2017-01-23T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.policlinicogemelli.it\/news-eventi\/affrontare-il-rischio-genetico-e-proteggere-la-speranza\/"},"modified":"2017-01-23T00:00:00","modified_gmt":"2017-01-23T00:00:00","slug":"affrontare-il-rischio-genetico-e-proteggere-la-speranza","status":"publish","type":"kf_gem_news","link":"https:\/\/www.policlinicogemelli.it\/en\/news-events\/affrontare-il-rischio-genetico-e-proteggere-la-speranza\/","title":{"rendered":"Affrontare il rischio genetico e proteggere la speranza"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">\n\t6.000 i malati in Italia e 18.000 le persone a rischio. Questi i numeri che descrivono solo in parte una malattia neurodegenerativa come la Malattia di Huntington.<img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"\/public\/editor\/images\/IMG_8034.JPG\" style=\"width: 300px; height: 200px; border-width: 1px; border-style: solid; margin: 7px 6px; float: right;\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tUna malattia per la quale non esiste ancora una cura, ma sulla quale i ricercatori &#8211; di tutto il mondo e, in particolar modo, in Italia dagli inizi degli anni &lsquo;80- non si arrendono e danno vita a un lavoro contro il tempo per arrivare a un risultato scientificamente definitivo e dare speranza ai pazienti e alle loro famiglie.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tNella cronaca si affollano le storie che raccontano il profondo divario che in alcuni casi si crea tra medici e pazienti. Quello che si &egrave; verificato intorno a questa terribile malattia &egrave;, invece, la storia di un&rsquo;alleanza tra medici, ricercatori e famiglie dei malati, come testimoniato dal libro <strong>&ldquo;Affrontare il rischio genetico e proteggere la speranza&rdquo;<\/strong>, edito da Mondadori, presentato il 24 gennaio al Policlinico Universitario A. Gemelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tIl libro &egrave; il resoconto dell&rsquo;esperienza di ricerca iniziata nei primi anni Ottanta ad opera di due ricercatrici del CNR, <strong>Gioia Jacopini<\/strong> e <strong>Marina Frontali<\/strong> che diedero vita a un modo diverso di fare ricerca, fortemente sul campo e che, grazie alla disponibilit&agrave; delle famiglie dei malati, ha portato allo sviluppo di un modello di collaborazione unico e straordinario. Il libro nasce da un&rsquo;iniziativa congiunta dell&rsquo;<strong>Associazione Italiana C&ograve;rea di Huntington Roma Onlus <\/strong>(AICH-Roma) e del <strong>Policlinico A. Gemelli<\/strong>, con il supporto di <strong>BioRep <\/strong>societ&agrave; del Gruppo Sapio e service provider e banca biologica di riferimento a livello internazionale per diversi progetti di ricerca sulla C&ograve;rea di Huntington.<\/p>\n<p>\n\t<img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"\/public\/editor\/images\/IMG_8032.JPG\" style=\"text-align: justify; width: 300px; height: 200px; border-width: 1px; border-style: solid; margin: 7px 6px; float: left;\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t&ldquo;Dalla ricerca epidemiologica alla nascita di AICH-Roma, all&rsquo;attivazione dell&rsquo;Ambulatorio presso il Policlinico Gemelli, all&rsquo;avvio del protocollo di accesso al test genetico per la Malattia di Huntington, all&rsquo;analisi dei problemi affrontati e dei risultati ottenuti, il libro &ndash; spiega Gioia Jacopini, una dei fondatori di AICH Roma Onlus &ndash; ripercorrer&agrave; un periodo di circa trent&rsquo;anni ricco di scoperte scientifiche e innovazioni tecnologiche&rdquo;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tImportanti contributi al volume sono venuti: dalla dottoressa <strong>Anna Rita Bentivoglio<\/strong>, neurologa, storica figura responsabile dell&rsquo;Ambulatorio al Gemelli; dalle neurologhe <strong>Maria Spadaro<\/strong> e <strong>Silvia Romano<\/strong> la cui attivit&agrave;, come volontarie presso la sede messa a disposizione da AICH-Roma, ha prodotto dati clinici di sorprendente entit&agrave;; dalla pneumologa <strong>Laura Torrelli<\/strong>, collaboratrice principale dell&rsquo;indagine epidemiologica; dall&rsquo;assistente sociale <strong>Carolina Casciani<\/strong>, protagonista di molte delle visite domiciliari; dalla dottoressa <strong>Francesca Rosati<\/strong>, Presidente di AICH-RomaOnlus, che ha dato voce all&rsquo;esperienza dal punto di vista delle famiglie con Malattia di Huntington.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t&nbsp;&ldquo;L&rsquo;ambulatorio dedicato alla Malattia di Huntington &ndash; spiega Anna Rita Bentivoglio, responsabile dell&rsquo;UOS &ndash; Disturbi del Movimento dell&rsquo;Area Neuroscienze del Policlinico universitario A. Gemelli &#8211; &egrave; nato alla fine degli anni ottanta, un luogo dove s&rsquo;incontravano un malato, la sua famiglia, lo psicologo dell&rsquo;Associazione, il neurologo competente (designato &ldquo;regista&rdquo; del percorso di diagnosi e cura della malattia) e diverse altre figure sanitarie, che potessero offrire aiuto alle tante dimensioni della malattia. Oggi l&rsquo;ambulatorio &egrave; cresciuto nei numeri, &egrave; settimanale, e accoglie almeno sette-otto (spesso fino a dieci e pi&ugrave;) pazienti ogni settimana. <img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"\/public\/editor\/images\/IMG_8033.JPG\" style=\"width: 300px; height: 200px; border-width: 1px; border-style: solid; margin: 7px 6px; float: left;\" \/>Oggi il nostro &egrave; solo uno dei diversi ambulatori dedicati alla Malattia di Huntington nel nostro Paese. Ci piace pensare in grande &ndash; afferma Bentivoglio &#8211; &nbsp;e pensare che nel futuro dovremo trovare risorse per arrivare a un&rsquo;organizzazione di una rete territoriale di centri esperti nella cura dei disturbi del movimento e in particolare della Malattia di Huntington organizzata come un modello tipo centro-satelliti. Tale modello dovrebbe prevedere una struttura centrale, con competenze cliniche e neurologiche, quale il centro primario di afferenza (formula la diagnosi, effettua le valutazioni ecc.) collegato a una rete di altre strutture di riferimento in grado di fornire risposte adeguate alle diverse, prevedibili esigenze&nbsp; non solo del paziente ma dell&rsquo;intero nucleo familiare: dalla terapia riabilitativa, alla residenza temporanea, alla lungodegenza per il malato e al <em>counseling <\/em>psicologico e consulenza genetica per i figli a rischio. In tempi non lontani ci auguriamo di trovare terapie mirate per la Malattia di Huntington che cambino in modo radicale le necessit&agrave; e la prassi e che rendano &ldquo;antico&rdquo; tutto quanto abbiamo messo in piedi fino a oggi&rdquo;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t&ldquo;Oggi il progresso della scienza &egrave; sempre pi&ugrave; strettamente connesso alla possibilit&agrave; e alla capacit&agrave; degli scienziati di collaborare, condividendo informazioni, strumenti, risultati e obiettivi &ndash; sottolinea Maurizio Colombo, Presidente di BioRep e Vice Presidente del Gruppo Sapio -. Da pi&ugrave; di 10 anni, siamo impegnati a offrire servizi che possano contribuire in modo concreto a convogliare gli sforzi dei ricercatori massimizzandoli, oltre che a mettere in sinergia le diverse competenze per raggiungere l&rsquo;obiettivo comune. Siamo quindi orgogliosi di essere al fianco di AICH-Roma Onlus e di supportare scienziati e ricercatori nel lavoro quotidiano per sviluppare nuove terapie e per poter presto trovare una cura per questa malattia&rdquo;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tCHE COSA &Egrave; LA MALATTIA DI HUNTINGTON<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tLa <strong>Malattia di Huntington (MH)<\/strong>, descritta per la prima volta da George Huntington nel 1872, &egrave; una patologia rara, ereditaria e neurodegenerativa, che causa movimenti continui e scoordinati, disturbi cognitivi e del comportamento. &Egrave; stata scoperta nel 1993 grazie a una ricerca internazionale guidata dalla <em>Hereditary Disease Foundation<\/em> e presenta sintomi che possono manifestarsi a qualsiasi et&agrave;, anche se pi&ugrave; frequentemente tra i 35 e i 44 anni: sono spesso problemi con l&#39;umore o con la cognizione a cui segue una generale mancanza di coordinazione e un&rsquo;andatura instabile. La MH conduce a morte, progredendo in modo graduale e inesorabile. La durata media di vita &egrave; di 15-20 anni, ma esiste una grande variabilit&agrave; tra soggetto e soggetto. Ad oggi non &egrave; disponibile una cura per la malattia di Huntington, ma sono possibili trattamenti farmacologici che permettono di ridurre la gravit&agrave; di alcuni dei sintomi sia fisici che psichiatrici. &Egrave;, inoltre, possibile effettuare il test genetico presintomatico. &ldquo;L&rsquo;Huntington &egrave; una malattia che provoca la morte dei nostri neuroni nelle aree cerebrali che controllano il movimento e alcune funzioni cognitive &ndash; scrive nella prefazione del libro <strong>Elena Cattaneo<\/strong>, Professore di Farmacologia dell&rsquo;Universit&agrave; degli Studi di Milano e Senatore a vita-.&nbsp; Questa degenerazione dipende dalla mutazione di un singolo gene, chi ne &egrave; portatore svilupper&agrave; la malattia e ogni figlio di una persona malata presenta il 50% di possibilit&agrave; di ereditare quella stessa mutazione. La diagnosi di malattia, quindi, porta con s&eacute; una serie di implicazioni che vanno oltre il presente e legano il destino di chi la riceve alle generazioni passate e, ci&ograve; che &egrave; pi&ugrave; doloroso, a quelle future.&rdquo;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>6.000 i malati in Italia e 18.000 le persone a rischio. Questi i numeri che descrivono solo in parte una malattia neurodegenerativa come la Malattia di Huntington. 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