{"id":19714,"date":"2015-04-01T00:00:00","date_gmt":"2015-04-01T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.policlinicogemelli.it\/news-eventi\/cancro-del-fegato-scoperto-un-meccanismo-con-cui-questo-tumore-molto-aggressivo-sfugge-alla-terapia-oggi-in-uso\/"},"modified":"2015-04-01T00:00:00","modified_gmt":"2015-04-01T00:00:00","slug":"cancro-del-fegato-scoperto-un-meccanismo-con-cui-questo-tumore-molto-aggressivo-sfugge-alla-terapia-oggi-in-uso","status":"publish","type":"kf_gem_news","link":"https:\/\/www.policlinicogemelli.it\/en\/news-events\/cancro-del-fegato-scoperto-un-meccanismo-con-cui-questo-tumore-molto-aggressivo-sfugge-alla-terapia-oggi-in-uso\/","title":{"rendered":"Cancro del fegato, scoperto un meccanismo con cui questo tumore molto aggressivo sfugge alla terapia oggi in uso"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\n\t<strong>Ricercatori della Facolt&agrave; di Medicina e Chirurgia dell&rsquo;Universit&agrave; Cattolica di Roma <\/strong><strong>hanno scoperto un importante meccanismo di resistenza farmacologica operato da un tumore molto aggressivo e attualmente poco curabile &ndash; l&rsquo;epatocarcinoma &ndash; per sfuggire all&rsquo;azione dell&rsquo;unico farmaco oggi in uso, individuando una<\/strong> <strong>possibile strategia per potenziare l&rsquo;azione del farmaco ed accrescere le chance di cura<\/strong> <strong>oggi non molto alte.<\/strong>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t<strong>&Egrave; il risultato di uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista <em>Scientific Reports &ndash; edita dal gruppo Nature &ndash; <\/em>dal dottor Giovambattista Pani, ricercatore dell&rsquo;Istituto di Patologia generale e dall&rsquo;&eacute;quipe del professor Antonio Gasbarrini, Ordinario di Medicina interna e gastroenterologia presso l&rsquo;Universit&agrave; Cattolica- Policlinico A. Gemelli di Roma. Lo studio, molto articolato, ha coinvolto numerosi altri ricercatori, sia dell&rsquo;Universit&agrave; Cattolica (Giuseppe Maulucci, Istituto di Fisica; Roberto Scatena, Istituto di Biochimica Clinica) sia stranieri (Prof. Hans Spelbrink, Finlandia). <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t&ldquo;Abbiamo scoperto una possibile strategia per potenziare l&rsquo;azione del farmaco&rdquo; &ndash; sottolinea il dottor Pani &#8211; &ldquo;che consiste nel limitare l&rsquo;utilizzazione del glucosio da parte delle cellule maligne;&nbsp; infatti esistono gi&agrave; diversi tipi di agenti (ad esempio composti ipoglicemizzanti o bloccanti dei trasportatori del glucosio) che potrebbero essere affiancati al Sorafenib, l&rsquo;unico farmaco oggi disponibile, per potenziarne l&rsquo;effetto&rdquo;.<img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"\/public\/editor\/images\/Pani (3).jpg\" style=\"width: 300px; height: 447px; float: right;\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tL&rsquo;epatocarcinoma primitivo &egrave; una neoplasia molto difficile da curare; non &egrave; di per s&eacute; frequentissimo (30-40 nuovi casi l&rsquo;anno ogni 1.000.000 di abitanti in Italia) ma diventa pi&ugrave; frequente in presenza di alcune condizioni predisponenti come la cirrosi epatica e l&rsquo;epatite cronica (B e soprattutto C).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t&ldquo;In Italia &#8211; spiega il professor <strong>Antonio Gasbarrini<\/strong> &#8211; nel 95% dei casi l&#39;epatocarcinoma si sviluppa in pazienti con cirrosi e per tale motivo, anche se trattato in modo radicale, ha una sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi inferiore al 50%, anche perch&egrave; i pazienti sviluppano altri tumori o hanno una progressione grave dell&#39;epatopatia sottostante&rdquo;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t&ldquo;Il problema&rdquo; &nbsp;&#8211; spiega il dottor Pani &nbsp;&#8211; &ldquo;&egrave; che si tratta di un tumore che risponde molto poco alla chemioterapia come pure all&rsquo;unica terapia &lsquo;biologica&rsquo; oggi disponibile,&nbsp;il Sorafenib o farmaci della stessa famiglia&rdquo;. Purtroppo il farmaco ha una azione transitoria, e difficilmente &egrave; curativo perch&eacute; le cellule tumorali sviluppano rapidamente resistenza attraverso vari meccanismi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t&ldquo;Utilizzando delle cellule staminali di epatocarcinoma in provetta fornite dal team del professor Gasbarrini e trattandole con Sorafenib &#8211; racconta il dottor Pani &#8211; abbiamo osservato che il farmaco oltre a esercitare gli effetti gi&agrave; noti sugli oncogeni, danneggia fortemente i mitocondri delle cellule tumorali, le centraline energetiche di tutte le cellule. Abbiamo visto che le cellule tumorali sono molto furbe e rispondono al danno mitocondriale subito a opera del farmaco potenziando l&rsquo;efficienza di una sorgente alternativa di energia, la cosiddetta &lsquo;glicolisi anaerobia&rsquo;&rdquo;. Ecco perch&eacute; solo poche cellule tumorali (circa il 30-40% nelle condizioni sperimentali esaminate) muoiono in risposta al Sorafenib.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tDi qui &egrave; scaturita l&rsquo;idea per aggirare questo &lsquo;trucchetto&rsquo; messo in atto dal tumore. &ldquo;Bloccando contemporaneamente anche la glicolisi anerobia con un altro agente &ndash; rileva il dottor Pani &ndash; abbiamo visto che l&rsquo;azione curativa del Sorafenib migliorava drasticamente, fino a raggiungere il 100%&rdquo;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tPer dimostrare inequivocabilmente questo meccanismo sono state anche utilizzate delle cellule molto sofisticate, ingegnerizzate con un interruttore genetico che consente di &ldquo;accendere&rdquo; e &ldquo;spegnere&rdquo; a piacimento l&rsquo;attivit&agrave; mitocondriale per mimare l&rsquo;azione del farmaco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tQueste osservazioni, ancorch&eacute; compiute esclusivamente in vitro, sono particolarmente importanti perch&eacute; evidenziano un nuovo meccanismo di resistenza tumorale al farmaco (cio&egrave; l&rsquo;aumento della glicolisi anaerobia che sopperisce al danno mitocondriale) e indicano una possibile strategia combinata per potenziare moltissimo l&rsquo;azione del farmaco in terapia umana. Al momento gli inibitori della glicolisi disponibili sono molto tossici, ma &egrave; auspicabile che nel prossimo futuro possano essere messi a punto nuovi agenti pi&ugrave; maneggevoli da accoppiare al Sorafenib nella terapia dell&rsquo;epatocarcinoma primitivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tQuesti esperimenti sono altres&igrave; importanti perch&eacute; compiuti su <strong>cellule staminali tumorali<\/strong>, ovvero sulla sorgente stessa del tumore, attualmente il bersaglio d&rsquo;azione preferenziale di ogni nuova terapia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ricercatori della Facolt&agrave; di Medicina e Chirurgia dell&rsquo;Universit&agrave; Cattolica di Roma hanno scoperto un importante meccanismo di resistenza farmacologica operato da un tumore molto aggressivo e attualmente poco curabile &ndash; l&rsquo;epatocarcinoma &ndash; per sfuggire all&rsquo;azione dell&rsquo;unico farmaco oggi in uso, individuando una possibile strategia per potenziare l&rsquo;azione del farmaco ed accrescere le chance di cura [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"featured_media":0,"template":"","categorie":[91],"class_list":["post-19714","kf_gem_news","type-kf_gem_news","status-publish","kf_gem_newscat-archive","entry"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.8 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Cancro del fegato, scoperto un meccanismo con cui questo tumore molto aggressivo sfugge alla terapia oggi in uso - Policlinico Universitario A. 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