30.09.2016
Endolive Roma 2016, in mostra tutte le innovazioni per l’endoscopia digestiva

Le dimostrazioni dal vivo delle più recenti tecniche di endoscopia digestiva diagnostica e terapeutica, sono state al centro del workshop Endolive Roma 2016, che si è svolto al Policlinico Gemelli lo scorso maggio.

I nuovi avanzamenti tecnologici in endoscopia, hanno un obiettivo ambizioso: migliorare la diagnosi, prevenzione e cura di patologie del tratto digestivo con esami sempre meno fastidiosi e più efficaci per il paziente.

Ed è per questo che le più importanti novità nell’ambito dell’endoscopia digestiva hanno tenuto il centro della scena nell’evento che ha avuto luogo presso l’Auditorium dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, organizzato e diretto dal prof. Guido Costamagna, che dirige l’Unità Operativa di Endoscopia Digestiva chirurgica del Policlinico Universitario A. Gemelli. Alle dimostrazioni in diretta, sono state alternate le letture magistrali tenute dai maggiori esperti mondiali. Nell’edizione di quest’anno di Endolive Roma il programma è stato arricchito da una prestigiosa collaborazione con l’Organizzazione Mondiale di Endoscopia (il “World Endoscopy Organization”) e la Società Europea di Endoscopia Digestiva (ESGE – European Society of Gastrointestinal Endoscopy), in base alla quale l’appuntamento romano è stato inserito fra gli eventi mondiali selezionato per ospitare un progetto formativo itinerante nel mondo sulla colonscopia, durante il quale verranno affrontate le problematiche più rilevanti della colonscopia e della prevenzione del cancro del colon che resta il terzo tumore più frequentemente diagnosticato (dopo quello al polmone e quello alla prostata). In questo ambito, oltre, a dimostrazioni dal vivo delle più recenti tecniche endoscopiche per il trattamento di neoplasie del colon, sono state presentate le varie strategie e le tecniche più recenti per prevenire o diagnosticare precocemente i tumori del colon. L’esperienza italiana è stata messa a confronto con quella asiatica ed europea, grazie alla partecipazione all’evento di opinion leader internazionali, al fine di ottimizzare strategie per il coinvolgimento del maggior numero possibile di persone per le quali è indicata la prevenzione e di migliorare la qualità delle prestazioni offerte.

L’obesità è stato un altro argomento di rilievo, di cui si è parlato in uno specifico simposio. Considerata patologia endemica, nello specifico l'obesità è prerogativa tipica, anche se non esclusiva, dei Paesi occidentali, dove circa 1/3 degli abitanti è sovrappeso. L’obesità rappresenta uno dei principali problemi di salute pubblica a livello mondiale sia perché la sua prevalenza è in costante e preoccupante aumento non solo nei Paesi occidentali ma anche in quelli a basso-medio reddito sia perché è un importante fattore di rischio per varie malattie croniche, quali diabete mellito di tipo 2, malattie cardiovascolari e tumori. La chirurgia bariatrica è considerata al momento il “gold standard” per la terapia dell’obesità patologica, ma con indicazioni ben precise e limitate e raramente bene accetta dai pazienti, anche se gravemente obesi. Il modesto calo ponderale preoperatorio che può ridurre le complicanze, chirurgiche e non, di cui è gravata la chirurgia bariatrica, focalizza l’interesse verso tutti quei presidi in grado di aiutare il paziente al rispetto di programmi dietoterapici, per un maggior controllo delle comorbidità in vista di un trattamento chirurgico definitivo, sia verso interventi bariatrici endoscopici mininvasivi di prima scelta. E qui entra in gioco l’endoscopia, con il suo grande potenziale in questo settore essendo minimamente invasiva, ripetibile, gravata da un rischio di complicanze più contenuto rispetto alla chirurgia e capace di  svolgere sia un ruolo di trattamento primario sia di “ponte” verso la chirurgia, riducendo i rischi chirurgici. Negli ultimi anni grandi novità sono state presentate nel trattamento endoscopico dell’obesità patologica.

EndoLive Roma 2016 ha riunito gli specialisti, prevalentemente gastroenterologi e chirurghi, e infermieri interessati al mondo dell’endoscopia digestiva, con aperture sempre più multidisciplinari. Vi hanno reso parte delegazioni provenienti da tutti i continenti e in particolare da 30 Nazioni (Albania, Argentina, Australia, Austria, Bulgaria, Croazia, Ecuador, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Filippine, Francia, Germania, Giappone, Grecia, India, Israele, Italia, Libia, Macedonia, Montenegro, Olanda, Polonia, Romania, Russia, Serbia, Spagna, Stati Uniti d’America, Sudan, Thailandia, Turchia, Ungheria, Uruguay).

 

Sistema Revita:

trattare il diabete

con il calore

Potrebbe essere non lontano il giorno in cui il diabete sarà trattato usando il calore per rigenerare una mucosa intestinale “sana” agendo su una parte dell’intestino, il duodeno. Più che una speranza, è una promessa frutto di una tecnica rivoluzionaria di chirurgia mininvasiva endoscopica:? agendo sulla mucosa intestinale il calore ripristina la normale composizione degli ormoni prodotti dall’intestino, migliorando il controllo della glicemia e quindi il diabete.

Questa nuova, promettente tecnica si chiama “rimodellamento della mucosa duodenale” (DMR) con il Sistema Revita - una consolle che permette di regolare a distanza e con la massima precisione il calore applicato alla mucosa – è stata sviluppata dalla azienda statunitense Fractyl Laboratories Inc. ed è al momento in corso di sperimentazione in un trial multicentrico (Revita-1) che vede protagonista anche l’Università Cattolica e il Policlinico Universitario A. Gemelli, insieme a ospedali europei a Bruxelles, Londra, Amsterdam e Lovanio.

Al Gemelli il primo paziente è stato trattato dal prof. Guido Costamagna, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Endoscopia Digestiva Chirurgica.  Lo studio di fattibilità è stato eseguito in Cile: il trattamento Revita ha mostrato di avere impatto sulla malattia duraturo nel tempo e di notevole entità. “Finora – afferma la prof. ssa Geltrude Mingrone, Direttore dell’Unità Operativa Complessa Patologie dell'obesità del Gemelli - sono stati trattati complessivamente oltre 60 pazienti, di cui sette al Policlinico A. Gemelli; si conta di arrivare a coinvolgere circa 40 pazienti in cura per il diabete presso il Policlinico”.

“La fase sperimentale si concluderà nell’arco di due anni  – spiega il prof. Costamagna –; se i risultati saranno positivi, il trattamento potrà essere esteso a tutti quei pazienti affetti da diabete, circa il 50%?del totale, che non riescono a tenere sotto controllo la terapia con i farmaci”.

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