20.06.2017
Abuso di alcolici e patologie correlate, nasce un percorso dedicato presso la Fondazione Policlinico Agostino Gemelli di Roma
Una particolare attenzione sarà rivolta alle fasce più deboli della popolazione, persone senza fissa dimora che hanno trovato accoglienza e assistenza presso Villetta della Misericordia in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio. Mons. Galantino: “il servizio attivato al Gemelli fa vedere che la comunità non emargina”.

Forte di 20 anni di esperienza nell’assistenza a persone con disturbi di abuso da alcol, la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli ha creato il Percorso Clinico Assistenziale (PCA) dedicato ai pazienti affetti da “Alcohol Use Disorders” - ovvero una condizione di abuso cronico e compulsivo di alcol associato a dipendenza fisica e psicologica. Il percorso si prefigge di prendere per mano il paziente e di seguirlo nella sua individuale globalità, organizzando, facilitando e agevolando l'accesso ai servizi diagnostico-clinici, al trattamento più adeguato e garantendo periodici controlli per valutare i risultati delle terapie  intraprese e offrire un supporto continuo al paziente. Una particolare attenzione (con un giorno a settimana loro dedicato) viene rivolta ai pazienti appartenenti alle fasce più deboli della popolazione, in particolare le persone senza fissa dimora, le persone cosiddette “invisibili” che vino ai margine delle nostre città, e che hanno trovato accoglienza e aiuto  presso la Villetta della Misericordia, la residenza realizzata da circa un anno presso il campus dell’Università Cattolica e del Gemelli e gestita con la preziosa collaborazione della Comunità di Sant’Egidio. Questi speciali pazienti vengono seguiti non solo per assistenza medica internistica e algologica, ma anche per favorire il reinserimento sociale-lavorativo nell’ottica della presa in carico globale della persona.

 

Il percorso è stato presentato oggi (martedì 20 giugno alle ore 12) nella hall del Policlinico alla presenza di S.E. Mons. Nunzio Galantino, Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI).

Per illustrare finalità e organizzazione del percorso sono intervenuti  Pierluigi Granone, Direttore Governo Clinico del Policlinico Universitario A. Gemelli e Professore Ordinario di Chirurgia Toracica  Università Cattolica del Sacro Cuore; Antonio Giulio de Belvis, Responsabile UOC Percorsi Clinici Policlinico Universitario A. Gemelli, Ricercatore Universitario di Igiene Università Cattolica del Sacro Cuore; Antonio Gasbarrini, Direttore Area Gastroenterologia Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli
Professore Ordinario di Gastroenterologia Università Cattolica del Sacro Cuore; Paolo Maria Rossini,  Direttore Area Neuroscienze Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Professore Ordinario di Neurologia Università Cattolica del Sacro Cuore.

Le patologie alcol correlate colpiscono spesso persone che vivono in condizioni di emarginazione sociale come i senza fissa dimora. Per dare riposta concreta ai loro bisogni è sorta per questo circa un anno fa nel campus universitario e ospedaliero la Villetta della Misericordia.

"Il Policlinico Gemelli – ha dichiarato nel saluto iniziale Enrico Zampedri, Direttore Generale della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli - si mette a disposizione con la presa in carico di queste situazioni di fragilità esistenziale che a volte necessitano anche di interventi complessi. Poterlo fare con tutte le persone, indipendentemente dalla loro condizione personale, fa parte del nostro metterci al servizio del prossimo. In particolare questo percorso dedicato alle persone che fanno abuso di alcol suggella la collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio con cui condividiamo da circa un anno la straordinaria esperienza della Villetta della Misericordia, sorta per accogliere le persone senza fissa dimora, che spesso soffrono di patologie alcol correlate. Queste persone oggi trovano risposte ai  loro bisogni anche dal punto di vista sanitario grazie ai nostri ai volontari e grazie ai nostri medici e operatori sanitari‎".

Il consumo di alcol rappresenta un importante problema di salute pubblica. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità l’alcol è la terza più comune causa di morte prematura e disabilità in Europa ed è responsabile di circa 200.000 morti l’anno. I costi diretti e indiretti del consumo di alcol ammontano a circa 125 miliardi, che rappresenta 1.3 % dell’intero Prodotto Interno Lordo di tutta l’Europa. Tra i soggetti che consumano alcolici, quelli che presentano una diagnosi di “Alcohol Use Disorders” sono il 7,5% della popolazione europea. Tale dato è in continua crescita, soprattutto nella popolazione degli adolescenti. Quest’ultimi consumano alcol prevalentemente con la modalità del Binge Drinking, cioè assumono elevate quantità di alcolici, prevalentemente birra e superalcolici, in un breve intervallo di tempo e lontano dai pasti. Tale comportamento è associato a intossicazione acuta, consumo di droghe, fumo di sigaretta, morte prematura dovuta principalmente a incidenti stradali; infatti l’abuso di alcol rappresenta la prima causa di morte nei soggetti di età inferiore ai 24 anni. Inoltre tale modalità di consumo di alcol provoca effetti comportamentali a rischio (guida in stato di ebbrezza, violenza e rapporti sessuali non protetti), peggioramento delle performance cognitive, danni precoci al sistema nervoso centrale, cardiovascolare e al fegato.

“Ogni anno circa 500 accessi al Policlinico Gemelli riguardano pazienti con patologie alcol correlate. Dal 1998 è presente all’interno della Fondazione Policlinico A. Gemelli, l’Ambulatorio di Alcologia, dedicato alla complessa gestione dei pazienti affetti da patologie alcol correlate – spiega il professor Giovanni Addolorato, Dirigente Medico UOC Medicina Interna, Gastroenterologia e Malattie del Fegato - Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli, Professore Associato di Gastroenterologia Università Cattolica del Sacro Cuore.

“L’attività assistenziale è svolta da una equipe multidisciplinare che coinvolge diversi specialisti con competenze in ambito alcologico, epatologico e di neuroscienze. Allo stato attuale, l’ambulatorio di Alcologia segue circa 220 pazienti all’anno, con una media di 35 pazienti a settimana, a cui viene offerto un percorso che include inquadramento diagnostico e terapia, sia farmacologica, sia di supporto psicologico con psicoterapeuta dedicato.

Dal 2002 tale ambulatorio rappresenta il punto di riferimento all’interno del Centro Trapianti di questo Policlinico per la gestione dei pazienti con epatopatia alcolica, con l’obiettivo di fornire loro un trattamento multimodale adeguato per il raggiungimento e il mantenimento dell’astensione dal consumo di bevande alcoliche e fornire loro strumenti di supporto terapeutico per prevenire la ricaduta nel post-trapianto.

Su tale esperienza è partita la formalizzazione del Percorso Clinico Assistenziale (PCA) dedicato ai pazienti affetti da “Alcohol Use Disorders”.

Il PCA del paziente con Patologie Alcol Correlate prevede la valorizzazione dell’attività ambulatoriale specialistica e il rafforzamento del momento diagnostico-terapeutico, attraverso la sistematizzazione dell’Ambulatorio Multidisciplinare dedicato. L’Ambulatorio si propone come una Unità di valutazione Multidisciplinare, cui convergono le diverse specialità coinvolte nel PCA, allo scopo di assicurare al paziente, preso in carico, la continuità assistenziale nelle varie fasi del processo di cura.

Tali pazienti, infatti, vengono presi in carico presso l’ambulatorio di Alcologia con l’obiettivo di “intraprendere un trattamento multimodale di disassuefazione dall’alcol – prosegue Addolorato - che prevede una terapia farmacologica, psicologica individuale e di gruppo, in regime ambulatoriale e di day hospital, una gestione multidisciplinare con gli specialisti in ruolo di consulenza e, qualora le condizioni cliniche lo necessitino, un ricovero ospedaliero per la gestione di problematiche di salute alcol-correlate in fase di acuzie e per la pianificazione di un programma di disassuefazione dall’alcol prevenendo o limitando così la comparsa di sintomi/segni di astinenza di rilievo (delirium tremens, allucinazioni visive/uditive/tattili, tachicardia ecc.)”.

Il tutto è organizzato in modo personalizzato per rispondere adeguatamente alle necessità assistenziali del singolo paziente.

Dopo la testimonianza di Gianna Iasilli, della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli e responsabile per la Comunità di Sant’Egidio delle attività della Villetta della Misericordia è intervenuta la professoressa Francesca Zuccari, responsabile Europeo dell’impegno della Comunità di Sant`Egidio a favore delle povertà estreme: “Esprimo grande soddisfazione da parte di tutta la Comunità per questo nuovo percorso: abbiamo creduto molto nella creazione della Villetta della Misericordia e siamo stati superati nelle nostre aspettative poiché da questa esperienza sono nate cose che non immaginavamo. Non sappiamo dire quanti sono gli 'alcolisti di strada', è una grande marginalità e sappiamo che è un problema troppo diffuso e importante concausa di mortalità. Non si tratta di essere buoni, si tratta di restituire il diritto a una vita dignitosa e il diritto alle cure a tutti perché tutti ne hanno diritto, attraverso la gratuità che ha mobilitato tante energie presenti all'interno del Policlinico Gemelli".

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Intervento di S.E. Mons.Nunzio Galantino  Segretario generale della CEI  Vescovo emerito di Cassano all’Jonio 

Il paziente con patologia alcol correlata: presentazione del percorso clinico assistenziale

 

Il comunicato stampa che presenta questa iniziativa si incarica di farci conoscere, in apertura, numeri che interessano il fenomeno di consumo di alcol. Sappiamo tutti che dietro quei numeri vi sono volti e storie. Il più delle volte, volti sfigurati e storie delle quali non salveresti nulla.

Eppure scegliere di prendersene cura vuol dire credere che quei volti possano tornare a essere guardabili e possano riprendere a trasmettere messaggi ed emozioni; vuol dire che le trame di quelle storie possono tornare ad avere un senso. L’impegno allora che oggi viene sancito e allargato  mi sembra porti con sé un messaggio forte in un clima socio- culturale, come il nostro, sempre più incline a creare “scarti” e a disfarsi senza scrupoli di ciò che non risponde a canoni condivisi.

Altro che tempo e luoghi per la “cura”! Altro che tempo e luoghi per la “misericordia”!

È vero che l’iniziativa del Gemelli va ad aggiungersi alle tante presenti nell’ambito delle Associazioni laicali e del mondo cattolico. Il servizio che si inaugura qui oggi ha però una particolarità. A mettersi in gioco sono uomini e donne – professionisti di riconosciuto valore – e una struttura di eccellenza.

L’unica affermazione che sento di poter fare a fronte della natura e della qualità dei soggetti in campo è che l’accoglienza di pazienti con patologie alcol correlate - nella forma che oggi si inaugura - rappresenta un valore aggiunto per delle persone e per una struttura che, umanamente e professionalmente parlando, non ne avrebbero bisogno. Il Gemelli è nota struttura di eccellenza e chi vi opera gode di grande apprezzamento.

Perché allora il servizio che oggi si inaugura è un valore aggiunto?

Lo è perché esalta l’aspetto della gratuità, scelta poco quotata nella borsa dei valori correnti, ma che non dovrebbe essere mai estranea, come stile, in un ambiente come il Gemelli. Fatte salve le esigenze di budget e di funzionamento.

È un valore aggiunto che può rendere migliore questa nobile struttura; nel senso che può contribuire a correggere, se non proprio a imprimere una vera e propria virata, alle nostre relazioni interne ed esterne.

Quando personale, struttura e responsabili amministrativi si ritrovano insieme per piegarsi su fragilità tanto diffuse quanto complesse, può darsi che atteggiamenti per niente compatibili con l’ispirazione della nostra struttura sanitaria e relazioni talvolta compromesse – se non vengono raddrizzati per vie normali – possano invece trovare vie di soluzioni positive a partire dall’essersi insieme piegati sulla fragilità dei pazienti accolti. Il contatto con le fragilità e il piegarsi con amore gratuito sulla “carne sofferente di Cristo” – quando vengono vissuti in maniera consapevole e partecipe – sono in grado di ridimensionare pretese, arroganze e controversie pretestuose.

Il paziente  – lo sapete meglio di me – e soprattutto chi arriva qui col volto sfigurato e con storie devastate,  ha bisogno di trovarsi attorno una struttura efficiente dal punto di vista scientifico ed ha bisogno di poter sempre contare su persone motivate e riconciliate tra loro perché tutte segnate dalla passione per il bene comune.

 

Questo i pazienti e quanti stanno con loro lo avvertono e lo raccontano.

 

 

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