08.04.2008
Epidemiologia e classificazione dei disturbi d’ansia
Attualmente la classificazione clinica più diffusa dei disturbi d’ansia fa riferimento al DSM-IV-TR (2000) dell’Associazione Psichiatrica Americana.

Le indagini su popolazione generale hanno documentato come oltre un soggetto su cinque possa andare incontro ad un qualche disturbo d’ansia nell’arco della vita. Nei periodi di maggiore intensità dei sintomi le persone affette da disturbi d’ansia risultano incapaci di attendere proficuamente alle proprie attività: è stato stimato che in questi casi si può determinare assenza (o presenza inefficiente) per il 10-40% delle giornate lavorative mensili.

Attualmente la classificazione clinica più diffusa dei disturbi d’ansia fa riferimento al DSM-IV-TR (2000) dell’Associazione Psichiatrica Americana.

La terminologia classificativa del DSM è facilmente confrontabile perché utilizza descrizioni esplicite, ma l’impiego dei criteri per la costruzione delle diagnosi deve essere riservato a professionisti esperti, in grado di cogliere la vera essenza delle manifestazioni cliniche. Riportiamo di seguito le diagnosi di disturbi d’ansia attualmente previsti dal DSM:

  • Disturbo di panico (senza / con agorafobia): è caratterizzato dal ripetersi di attacchi di ansia molto intensi della durata di alcuni minuti.
  • Agorafobia senza anamnesi di disturbo di panico: le persone evitano di recarsi in luoghi specifici per il timore di sentirsi male.
  • Fobia specifica (o semplice): paura sproporzionata o irragionevole di affrontare situazioni o oggetti esterni giudicati pericolosi (ad es. luoghi elevati, mezzi di trasporto, animali, sangue, pratiche mediche).
  • Fobia sociale (o Disturbo da ansia sociale): il soggetto teme di non essere in grado di adempiere ad una prestazione in pubblico (ad es. parlare di fronte ad estranei).
  • Disturbo ossessivo-compulsivo: contenuti mentali (es. immagini sgradevoli) ed espressioni comportamentali (es. riordinare) si impongono alla volontà del paziente in modo ripetitivo ed irragionevole, e spesso i comportamenti compulsivi sono finalizzati a neutralizzare l’ansia provocata dai pensieri ossessivi.
  • Disturbo da stress post-traumatico e Disturbo acuto da stress: quadri specifici susseguenti all’esposizione ad eventi che determinano pericolo per l’incolumità personale (ad es. gravi incidenti, disastri naturali, scene di guerra, aggressioni e stupri).
  • Disturbo d’ansia generalizzato: sintomi d’ansia cronici durano molti mesi e provocano apprensione continua.

 

In alcuni casi possono essere soddisfatti i criteri diagnostici formali per più di un disturbo nello stesso individuo (comorbilità).

Al contrario, quando sono presenti sintomi d’ansia ma nessuna diagnosi specifica può essere formulata, si parla di Disturbo d’ansia non altrimenti specificato.

Esistono poi soggetti le cui caratteristiche ansiose appaiono connaturate e non vengono avvertite come disturbanti: è possibile in questi casi considerare una diagnosi di Disturbo di personalità del gruppo “C” (evitante, dipendente, ossessivo-compulsivo ).

L’andamento delle manifestazioni ansiose risente dell’esposizione a fattori stressanti (richieste dell’ambiente a cui bisogna far fronte) che talvolta sono del tutto generici (dal superlavoro quotidiano ai problemi di salute) ma che più spesso si riferiscono a vicende personali emotivamente significative (ad esempio la fine di una relazione sentimentale).

Quando all’origine di manifestazioni d’ansia non specifiche è possibile individuare un fattore ambientale stressante, si pone diagnosi di Disturbo dell’adattamento con ansia.

Infine, la diagnosi di Disturbo d’ansia dovuto a condizione medica generale e di Disturbo d’ansia indotto da sostanze identifica direttamente una causa organica.

A cura di Dott. Pozzi Gino