24.06.2009
Diagnosi del cancro al polmone in “un respiro”
Due gruppi di ricercatori, uno israeliano l’altro italiano, hanno messo a punto una sorta di “naso” elettronico capace di “scovare” il cancro al polmone.

Due gruppi di ricercatori, uno israeliano, dell’Israel Institute of Technology, l’altro italiano, dell’Università di Bari, hanno messo a punto una sorta di“naso” elettronico, capace di “scovare” il cancro al polmone.

In particolare il gruppo dei ricercatori israeliani ha utilizzato una rete di 10 set di nanotubi modificati chimicamente al fine di costituire un sensoremulticomponente capace di discriminare tra un respiro effettuato in stato di salute ed uno caratterizzato dalla presenza di un cancro.

Il gruppo di ricercatori italiani invece, attraverso l’utilizzo di un nanoarray commerciale, ha messo a punto un sensore che, sempre attraverso il respiro, è in grado di distinguere un paziente con un cancro al polmone da un paziente con un ostruzione cronica polmonare (COPD).

Il principio sfruttato e dimostrato dal gruppo di ricercatori israelianiconsiste nel fatto che i nanotubi ricoperti con un particolare strato organico nonpolimerico cambiano la propria resistenza elettrica quando vengono a contatto (attraversati) con molecole organiche non polari, quali quelle presenti nel respiro.

I nanotubi non ricoperti invece, non rispondono alle molecole non polari presenti nel respiro umano.

 

Utilizzando 10 differenti tipi di strati organici ricoprenti, è stato creato un transistor ad “effetto campo” che contiene una distribuzione random di ciascuna delle coperture organiche utilizzate per i nano tubi; l’array risultante, produce una variazione nelle caratteristiche elettriche quando esposto a sostanze organiche non polari e volatili.

Una tecnica computazionale è poi in grado di decifrare la complessità del cambiamento del segnale allorché la miscela di molecole organiche non polari attraversa il sensore.

La rappresentazione grafica dei dati riguardanti le sperimentazioni effettuate su 2 popolazioni di riferimento (una sana e l’altra affetta da cancro al polmone), ha consentito l’effettiva discriminazione delle stesse.

Il gruppo italiano ha invece testato il proprio dispositivo, utilizzandolo su 10 pazienti affetti da Cancro (non small cell lung cancer), 10 pazienti affetti da COPD e 10 pazienti sani.

Anche in questo caso, attraverso l’utilizzo di specifici software, è stato possibile distinguere chiaramente i pazienti dei tre gruppi senza ambiguità.

I due gruppi di ricercatori hanno concluso che i risultati ottenuti sono il giusto presupposto per uno studio prospettico su larga scala che possa determinare la bontà dell’utilizzo di questi dispositivi nella pratica clinica.