13.11.2009
Diabete e retinopatia
La retinopatia diabetica e' una minaccia per la vista: necessita di diagnosi e trattamenti precoci.

Cosa si può fare per prevenire il diabete?
Nei casi di pazienti non insulino-dipendenti (diabete di tipo2) prevenire i rischi di sviluppare la patologia diabetica è possibile, intervenendo sullo stile di vita, correggendo regimi alimentari errati ed evitando la sedentarietà.
Anche per i pazienti con diabete di tipo 1, diabetici per causa genetica, tenere sotto controllo i diversi fattori già citati serve a non fare aggravare la malattia. Tali pazienti devono seguire, ancor più degli altri, una dieta molto attenta e devono praticare attività fisica.

Diabete e retinopatia
Nei Paesi in via di sviluppo il diabete incide molto poco sull’insorgenza di retinopatie e problemi di ipovisione e cecità. Nei Paesi industrializzati, al contrario, la retinopatia diabetica, insieme alla degenerazione maculare senile e al glaucoma, rappresentano le principali cause di cecità.
Basti considerare che una persona anziana, che abbia il diabete da 10 anni, ha circa il 70% di probabilità di contrarre la retinopatia diabetica.
Le retinopatie diabetiche più gravi sono senz’altro quelle insulino-dipendenti dove, tra l’altro, è stata accertata da tempo la rilevanza del valore medio della glicemia, e soprattutto la rilevanza degli scompensi della glicemia stessa (valori troppo alti e troppo bassi nel corso della giornata).

Quali sono le forme di retinopatia diabetica che possono essere nocive per la vista?
Due sono le cause che portano alla riduzione drastica della visione in caso di retinopatia diabetica

  1. l’edema: per trattarlo si ricorre al laser a griglia o alla rimozione della membrana ialoidea oppure di quella limitante interna, che causano trazione vitreoretinica e perpetuano l’edema stesso.
  2. forme ischemiche, con rischio di trazione retinica e distacco di retina. Se la patologia è diagnosticata in tempo si possono effettuare trattamenti laser panretinici. Se il trattamento non è fatto tempestivamente c’è il rischio di sanguinamento dei vasi, distacco di retina tradizionale, glaucoma neovascolare ed infine cecità.

Per gli edemi maculari, che ancora non si siano cronicizzati, sono disponibili trattamenti laser e di chirurgia specifica, grazie ai quali il problema d’ipovisione può in parte regredire. Non c’è possibilità di ripristino della funzionalità retinica originaria.
Nelle forme ischemiche, in cui viene sacrificata tutta la periferia della retina; si può preservare un ottimo visus per lungo tempo, sia pure con una riduzione del campo visivo.

Quali esami effettuare per diagnosticare una retinopatia diabetica?
La fluorangiografia è un esame strumentale invasivo ma che permette di visualizzare con precisione i vasi sanguigni della retina e di verificare la presenza di aree ischemiche in cui l’irrorazione sanguigna è interrotta o insufficiente.
La tempestività della diagnosi è fondamentale. Grazie ad una diagnosi precoce e agli innovativi trattamenti laser, l’irreversibilità della malattia si può scongiurare.
Quando ai pazienti viene diagnosticata una retinopatia diabetica in fase terminale, diventa necessario operare di vitrectomia con esiti spesso poco soddisfacenti.
In Italia i casi di cecità in seguito a retinopatia diabetica sono diminuiti rispetto al passato, ma sono ancora tanti perché, a causa della poca collaborazione tra medico di base, diabetologo e oculista, i pazienti spesso arrivano al momento della diagnosi in condizioni disperate.
 



Fonte: Oftalmologia Sociale, rivista dell'Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus, n. 4 del 2009, pp. 27-29.



Per maggiori informazioni visita il sito web dell'Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità.

 

A cura di Prof. Balestrazzi Emilio