22.09.2008
Fegato grasso: una possibile predisposizione genetica
In un difetto genetico la possibile spiegazione della tendenza al 'fegato grasso', oggi causa principale di danno epatico.

Cos’è il fegato grasso
Il cosiddetto “fegato grasso”, o steatosi epatica, è oggi in tutto il mondo la principale causa di malattie croniche del fegato e, se fino a poco tempo fa, a provocare le epatopatie erano soprattutto i virus dell’epatite C, dell’epatite B e, naturalmente, l’alcol, con l’aumento dell’incidenza di obesità e diabete, il fegato grasso è oggi diventato la principale causa di danno epatico.

Le cause
La steatosi epatica è causata da un eccesso di flusso di grasso nel fegato e si verifica soprattutto nelle persone obese, in coloro che hanno una resistenza all’ azione dell’insulina e nei pazienti con diabete e/o con sindrome metabolica.
Il fegato si infarcisce letteralmente di grasso attivando processi infiammatori che fanno scattare i meccanismi riparativi delle cellule epatiche.
Tale processo di riparazione provoca però la formazione di una specie di cicatrice, responsabile della fibrosi epatica, alterando la funzionalità del fegato.
La fibrosi epatica potrebbe inoltre degenerare in cirrosi epatica, una lesione permanente del fegato, e a sua volta, la cirrosi epatica, potrebbe comportare una serie di complicazioni, fra cui anche il tumore.

Epidemiologia
L’iter che porta dalla steatosi epatica fino alle estreme conseguenze, richiede un numero di anni abbastanza elevato (fra i trenta e i quaranta), molti di più in rapporto a quelli di evoluzione di una malattia come l’epatite C.
Il numero delle persone che da una steatosi epatica arriva a una fibrosi e poi a un cancro, è relativamente bassa ma, con la crescita del numero di bambini obesi, cresce anche l’incidenza della steatosi nella popolazione più giovane.

I fattori genetici
Uno studio coordinato dall’Università di Newcastle (prof. Day e dr.ssa Reeves), a cui hanno partecipato il dr. Luca Miele e il prof. Antonio Grieco  dell’Istituto di Medicina interna e geriatria dell’Università Cattolica - Policlinico Gemelli, assieme ad altri ricercatori dell’Università di Torino, della Mount Sinai School of Medicine di New York e dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, ha esaminato un campione di oltre 400 pazienti affetti da steatosi epatica in diverse fasi della malattia.

Dal campione studiato è emerso che i fegati più infiammati mostravano un’aumentata espressione del fattore di trascrizione KLF6, una proteina-interruttore che regola diversi processi biologici, compresi i processi che danno luogo alla fibrosi epatica, e che quindi un difetto nel gene che regola l’espressione della proteina KLF6 riduce il rischio di una fibrosi grave.

L’equipe internazionale di ricercatori ha quindi chiaramente dimostrato che l’evoluzione della malattia non è uguale per tutti i pazienti, ma che alcuni fattori genetici possono accelerare/rallentare il decorso della steatosi in fibrosi grave.

A cura di Prof. Grieco Antonio - dr. Luca Miele