23.11.2006
Allergia sistemica al nichel solfato
La più comune allergia da contatto al nichel solfato è è in costante aumento soprattutto nei paesi industrializzati.

L'allergia al nichel solfato è la più comune allergia da contatto ed è in costante aumento soprattutto nei paesi industrializzati. Il nichel è un metallo ubiquitario, contenuto in una serie di accessori ed utensili di quotidiano utilizzo (orecchini, occhiali, monete, bottoni, utensili da cucina, etc.).

Degli anni '30, con l'incremento nell'utilizzo di gioielli di bigiotteria ed altri oggetti personali, che rilasciano questo metallo, l'allergia al nichel ha soprattutto interessato le giovani donne.

Attualmente la prevalenza di questa allergia è stimata nella popolazione generale intorno al 10-15% con punte fino al 20% nelle donne e al 4-7% negli uomini, residenti nei paesi industrializzati.

Un meccanismo immunologico di tipo cellulo-mediato è implicato nellagenesi dell'allergia da contatto al nichel solfato; la diagnosi di questa allergia si fonda, infatti, oltre che sulla storia clinica soprattutto sull'applicazione del patch test con solfato di nichel.

Negli ultimi anni sono state segnalate manifestazioni cliniche provocate dall'allergia al nichel diverse da quelle da contatto. Un'esposizione al nichel può avvenire attraversol'ingestione di alimenti contenenti nichel, soprattutto vegetali, che rappresentano la fonte più importante di questo metallo nella dieta.

Quando alla dermatite da contatto si associano disturbi sistemici si parla di allergia sistemica al nichel solfato:

 

 

 

La diagnosi di tale forma morbosa prevede la dimostrazione della sensibilizzazione al nichel attraverso patch test, la dimostrazione della responsabilità del nichel come causa dei sintomi sistemici attraverso una dieta di esclusione di alimenti contenenti nichel (da seguire per almeno 4 settimane), la valutazione del beneficio apportato dalla dieta e la ricomparsa dei sintomi dopo test di provocazione orale al nichel solfato.

I pazienti con effetti favorevoli dalla dieta povera di nickel e test di provocazione positivo possono beneficiare della terapia desensibilizzante specifica (che fu proposta dal nostro Servizio già negli anni novanta) che nell'arco di circa 10 mesi consente ai pazienti di reintrodurre senza danno nella loro dieta gli alimenti ricchi di nickel.