08.04.2008
Interventi farmacologici
Negli ultimi anni la ricerca psicofarmacologica ha messo a disposizione strumenti di ottima maneggevolezza per il trattamento dell’ansia.

Anticamente, le terapie farmacologiche dell’ansia erano limitate a farmaci sedativi:

dapprima barbiturici e meprobamato (oggi abbandonati) e quindi le benzodiazepine (ancora largamente in uso).

Questa classe di farmaci, a causa del proprio meccanismo d’azione, può interferire con le prestazioni cognitive (attività intellettuali, guida di autoveicoli, uso di macchinari, ...) e tende ad esaurire con il tempo la propria efficacia.

Per questo le benzodiazepine risultano più adatte per la terapia d’attacco e debbono essere assunte sotto controllo medico (nonostante siano quasi sempre presenti negli armadietti domestici e spesso oggetto di consigli amicali).

Già da molti decenni gli psichiatri hanno riconosciuto l’utilità degli antidepressivi per ottenere effetti stabili di modulazione delle strutture cerebrali implicate nelle manifestazioni d’ansia. Sfortunatamente gli antidepressivi di prima generazione (“triciclici”) comportano effetti collaterali di rilievo, per cui non possono essere assunti da tutti i pazienti e bisogna spesso limitarne la posologia a dosaggi di compromesso fra efficacia e tollerabilità.

Negli ultimi anni la ricerca psicofarmacologica ha messo a disposizione strumenti di ottima maneggevolezza per il trattamento dell’ansia: gli inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI).

                    

Questa classe di farmaci trova indicazione nella maggior parte dei disturbi d’ansia, ma loro somministrazione deve essere progressiva, partendo da dosaggi inferiori a quelli utilizzati in altri campi della psichiatria.

E’ bene ricordare che antidepressivi e SSRI non solo non producono dipendenza, ma sono addirittura utili al trattamento di tale sindrome.

La condotta della cura farmacologica nei disturbi d’ansia richiedeun’esperienza specifica da parte del prescrittore, sia per ottimizzare i risultati (che vanno tenuti distinti fra breve e medio-lungo termine) sia per limitare al massimo gli effetti indesiderati (generalmente evitabili). Cautele specifiche sono richieste nei soggetti con patologie somatiche, in caso di gravidanza, negli anziani e negli adolescenti; ma solo raramente si tratta di controindicazioni assolute.

Nel trattamento dei disturbi d’ansia resistenti alle terapie convenzionali possono essere impiegati farmaci (di esclusiva prescrizione specialistica) la cui indicazione non è stata ancora riconosciuta dalle autorità ministeriali (FDA negli Stati Uniti, EMEA nell’Unione Europea) in attesa di evidenze sperimentali complete.

In tali casi lo psichiatra può valutare ugualmente la prescrizione (tecnicamente definita “off-label”) sulla base di consistenti evidenze scientifiche, richiedendo il consenso del paziente e monitorando da vicino il trattamento.

 
A cura di Dott. Pozzi Gino