20.10.2010
Studio sul trattamento delle stenosi arteriose intracraniche
PTAS vs trattamento medico aggressivo.

Le stenosi arteriose intracraniche sono una frequente causa di ictus. I trattamenti seguiti sono di tipo medico o chirurgico, mediante ricorso all’angioplastica transluminale percutanea e allo stenting (PTAS).

Uno studio clinico è stato condotto per indagare la sicurezza e l’efficacia di un trattamento medico aggressivo versus trattamento medico combinato a PTAS.

 

Lo studio avviato nel novembre 2008 è stato sospeso ad aprile 2011 dati i risultati provvisori e preoccupanti sotto l’aspetto della sicurezza. I pazienti arruolabili dovevano aver avuto un TIA o un ictus non debilitante nei 30 giorni precedenti all’arruolamento e presentare una stenosi del 70-99% del diametro di un’arteria intracranica.

 

La presenza di stenosi veniva verificata tramite angiografia. 227 pazienti sono stati sottoposti a trattamento medico aggressivo a base di aspirina, clopidogrel rosuvastatin e trattamenti finalizzati alla gestione dei fattori di rischio primari (pressione, cole-sterolo etc.) e secondari (diabete, fumo, peso etc.). Mentre 224 pazienti sono stati sottoposti a PTAS entro 3 giorni dall’arruolamento.

 

Nell’intervento sono stati utilizzati gli stent Wingspan approvati nel 2005 dalla FDA per tale indicazione clinica. Entrambi i gruppi di pazienti sono stati valutati a 4, 30 giorni e a 4 mesi. L’endpoint primario considerato era ictus e/o decesso. Ad aprile 2011 è risultato che il trattamento medico aggressivo è superiore rispetto a PTAS nell’endpoint primario a 30 giorni (5.8% vs.14.7%, p=0.002).

 

Mentre oltre il mese sono state rilevate 13 casi di icuts in entrambi i gruppi.

Differenze statisticamente significative emergono anche per le emorragie. Il 4% dei pazienti sottoposti a solo trattamento medico è stato sottoposto a PTAS dopo un TIA durante il follow up dello studio.

 

Gli autori dello studio evidenziano come la frequenza di ictus sia superiore a quello rilevato nei registri dei pazienti sottoposti a PTAS. La giustificazione di tale maggiore incidenza viene legata ai criteri di arruolamento dei pazienti. Nonché si evidenzia come il trattamento medico aggressivo possa non corrispondere a quello usualmente seguito nella pratica clinica.

 

Fonte: New England Journal of Medicine