30.04.2010
Nuova metodica per analizzare lo stato di salute delle cellule cardiache
Un gruppo di studiosi dell’Imperial College of London ha sviluppato una nuovissima tecnica di imaging della fisiologia cellulare, capace di analizzare la superficie delle cellule muscolari cardiache.

Un gruppo di studiosi dell’Imperial College of London ha sviluppato una nuovissima tecnica di imaging della fisiologia cellulare chiamata “ Microscopia a scansione di conduttanza ionica” (SICM - Scanning Ion Conductance Microscopy), capace di analizzare la superficie delle cellule muscolari cardiache.

La nuova metodica, basata sulla combinazione della “scansione di conduttanza ionica” in nanoscala su cellule viventi e il “trasferimento di energia per risonanza”, è gia pronta per dare risposta ad alcune questioni rimaste senza riposta, riguardanti la relazione esistente fra lo stato di salute del miocardio, l’attacco cardiaco e l’ischemia.

Nello studio effettuato i ricercatori hanno lavorato su singole cellule cardiache viventi, prese da tessuti sani e infartuati, stimolando i recettori “beta 1AR” e “beta 2- AR” ed introducendo farmaci all’interno delle cellule mediante l’utilizzo di nanopipette.

Lo studio si è basato sull’analisi dei recettori adrenalinici cardiaci; infatti all’interno delle cellule cardiache esistono due tipi di recettori adrenalinici. Il primo, “beta 1AR”, ha il compito di produrre la stimolazione delle fibre cardiache per l’effettuazione della “contrazione forte” (tale meccanismo può danneggiare le cellule cardiache a lungo termine), il secondo, il “beta 2AR”, ha il compito invece di produrre la stimolazione delle fibre cardiache per l’effettuazione della “contrazione debole” (tale meccanismo tende a preservare la salute delle cellule cardiache).

Utilizzando la nuova tecnica SICM, combinata con nuove sonde chimiche capaci di emettere segnali fluorescenti quando i due recettori vengono attivati, i ricercatori hanno scoperto che, il recettore “beta 2AR”, normalmente ancorato ai cosiddetti “tubuli - T”, nelle cellule danneggiate da infarto, cambia posizione andando ad occupare la stessa zona del recettore “beta 1AR”.

Gli studiosi pensano che proprio questa alterazione della posizione sia alla base della degradazione delle capacita protettive del “beta 2AR”, innescando così il meccanismo di rapida degenerazione cardiaca che si osserva durante l’infarto.

La nuova tecnica migliorerà di certo la conoscenza dei meccanismi che coinvolgono i due recettori adrenalinici durante l’infarto, il che renderà possibile anche il miglioramento dell’efficacia dei farmaci beta bloccanti, vale a dire i farmaci ad oggi utilizzati per rallentare la progressione dell’infarto.

 

Fonte: www.medgadget.com, March 1, 2010