19.12.2007
Meningite: cruciale e' la tempestività della diagnosi
Intervista al Prof. Roberto Cauda, direttore della Clinica delle malattie infettive del Gemelli: antibiotici efficaci, ma la mortalità e' del 10%.

Si tratta di un piccolo focolaio epidemico, ma non è una vera e propria novità nel nostro Paese. Certamente la meningite meningococcica è molto pericolosa e l’unica strategia efficace è intervenire tempestivamente con gli antibiotici”. Roberto Cauda, direttore della Clinica delle malattie infettive al Policlinico Gemelli e docente all'Università Cattolica di Roma, precisa però, valutando la situazione italiana, che l'incidenza è inferiore al resto dell'Europa.

Quali sono le cause della meningite che sta colpendo il Trevigiano?

Si tratta della meningite meningococcica, causata dal batterio Neisseria meningitidis: è un agente già presente circa nel 1O per cento delle persone, sia adulti sia bambini nelle prime vie aeree superiori. E’ ignoto perché da una semplice colonizzazione il batterio possa raggiungere le meningi (“foglietti” che ricoprono il cervello e il midollo spinale) determinando l'infezione. La compromissione si riverbera sul tessuto nervoso e questo spiega i sintomi della malattia.






Quali sono i sintomi per poter fare una diagnosi di meningite?
Di solito la malattia ha un esordio acuto, talvolta addirittura fulminante. L’evoluzione è comunque rapida: si ha febbre alta e mal di testa (dovuto all'aumento della pressione endocranica), talvolta vomito indipendente dall'assunzione di cibo. Possono manifestarsi anche disturbi del sensorio, dello stato di coscienza e della vigilanza fino al coma. Un tratto caratteristico è la rigidità del collo per una contrazione nervosa: il soggetto colpito non riesce a toccare il torace con il mento. Nei casi più gravi, quando il batterio ha raggiunto il sangue e dà origine a una setticemia, si manifestano chiazze cutanee esantematiche.




Come si può intervenire?
Il dato fondamentale è la tempestività della diagnosi. Con sintomi che facciano sospettare la meningite meningococcica si esegue una puntura lombare per analizzare il liquor e si comincia subito un trattamento antibiotico. Si tratta infatti di una vera e propria urgenza infettivologica. L’esame chimico e microbiologico darà poi la conferma della presenza o meno di meningite e fornirà l'antibiogramma, cioè la sensibilità del batterio agli antibiotici. Se il paziente risponde al trattamento, di solito migliora in pochi giorni anche se la cura andrà somministrata ancora più a lungo. Purtroppo non sempre si arriva in tempo: il tasso di mortalità è del 10-12%, in linea con gli altri Paesi europei.

Come si agisce nei confronti di coloro che possono essere venuti in contatto con i malati?
La diffusione del batterio è per via aerea, attraverso le goccioline di saliva che si trasmettono quando le persone sono a non più di un metro di distanza. Pertanto tutti coloro che sono stati vicini agli individui infettati dovrebbero essere sottoposti a profilassi antibiotica, che è semplice ed efficace. La chemioprofilassi è opportuna soprattutto quando il contagio si manifesta in luoghi chiusi come una scuola o una caserma.

Può essere utile vaccinarsi?
Non nell'immediatezza del contagio. Esistono però due vaccini ai quali si può ricorrere come copertura generale: esiste un vaccino quadrivalente (contro 4 dei 5 sierogruppi del batterio Neisseria:A, C, W135 e Y), adatto per gli adulti, soprattutto alcune categorie a rischio. Vi è poi un altro vaccino per l'infanzia, monovalente contro il sierogruppo C, che è all'origine di circa la metà dei casi da meningococco in Italia (l'altra metà è da sierogruppo B, contro il quale non esiste vaccino). Teniamo presente che si tratta di un'infezione che colpisce al 50% sotto i 17 anni e al 30% sotto i 5.

La situazione italiana è preoccupante?
In Italia si registrano circa 200 casi di meningite meningococcica ogni anno, circa 4-6 ogni milione di abitanti, meno che nel resto dei Paesi europei. Va ricordato inoltre che la meningite può essere causata anche da altri batteri, come lo pneumococco e l'Haemophilus influenzae da alcuni virus, anche se in questo caso di solito è meno pericolosa.



 

A cura di Enrico Negrotti, Avvenire, 19-12-07.