23.11.2006
L'allergia al lattice
Il lattice, un materiale ricco di sostanze allergeniche: quali reazioni? Chi sono le persone a rischio? Quale diagnosi e quale cura?

Estratto da una pianta tropicale (Hevea brasiliensis), il lattice è soprattutto utilizzato nella produzione della gomma naturale e, per la sua capacità di sciogliere facilmente lo zolfo, è alla base del processo di vulcanizzazione che consente di ottenere prodotti (per esempio i pneumatici) meno facilmente deteriorabili.

Segnalata per la prima volta nel 1927 l'allergia al lattice ha fatto registrare, negli ultimi 20 anni, unnotevole incremento della sua incidenza; ciò è imputabile da un lato all'enorme diffusione di manufatti di lattice (fig. 13) dall'altro all'inalazione con lo smog di grandi quantità di lattice liberate dall'usura dei pneumatici.

Le principali fonti di lattice sono:

 

 

La sensibilizzazione al lattice coinvolge sia la produzione di IgE contro le proteine contenute nei manufatti di lattice naturale sia, eccezionalmente l'azione di cellule del sistema immunitario (quest'ultima è in genere provocata dagli additivi ossia tiurami, carbammati, mercaptani, tiouree). La presenza di polvere lubrificante (amido di mais) nei guanti di lattice può favorire la sensibilizzazione fungendo da veicolo per le proteine che in questo modo sono inalate durante l'apertura delle confezioni e durante l'uso.

Varie proteine come hevamina, heveina, patatina, presenti in numerose piante ed alimenti vegetali sono verosimilmente responsabili della cross-reattività del lattice con alcuni alimenti (castagna, banana, kiwi, noce, nocciola, ecc.): questo quadro è definito Sindrome latex-fruit. Inoltre il lattice può cross-reagire con alcuni pollini(ad esempio graminacee) e sono segnalate cross-reattività con piante ornamentali come Ficus benjamin e Euphorbia pulcherrima (Stella di Natale).

La diagnosi di allergia al lattice si basa sulla raccolta di un'accurata storia clinica, volta a ricercare un'esposizione importante ad articoli in gomma naturale e ad inquadrare il tipo e le modalità di insorgenza delle manifestazioni cliniche: i pazienti a volte giungono all'allergologo per sospetta allergia alimentare o per reazioni anafilattoidi in corso di interventi chirurgici, odontoiatrici o esami contrastografici invasivi, che vengono erroneamente attribuiti ad altri fattori quali anestetici o i mezzi di contrasto. Posto il sospetto clinico, vengono eseguiti dei test quali le cutireazioni (a lettura immediata e ritardata) e il dosaggio delle IgE specifiche nel sangue.

La diagnosi viene poi confermata attraverso l'esecuzione di test di provocazione in ambiente ospedaliero: durante questi test viene riprodotta l'esposizione naturale al lattice (il paziente riceve il lattice per via sublinguale o congiuntivale, indossa dei guanti di lattice, ecc..).

Una volta formulata la diagnosi si consiglia di evitare il contatto con il lattice, in modo particolare in occasione di interventi chirurgici o di visite mediche da effettuarsi in ambienti latex-safe.

L' unica terapia possibile è la desensibilizzazione e in particolare quella per via sublinguale, in analogia a quanto accade per l'allergia respiratoria; essa consiste nella somministrazione per via sublinguale di dosi progressivamente crescenti di lattice che il paziente continuerà ad assumere come mantenimento 3 volte alla settimana (indossando inoltre guanti di lattice 1/2 ora al giorno).

I pazienti sottoposti a desensibilizzazione tornano ad usare i prodotti contenenti lattice senza problemi. Ciò è particolarmente importante per gli operatori sanitari che possono essere così reintegrati al lavoro. Inoltre questi pazienti possono essere sottoposti ad interventi chirurgici anche in sale non latex-safe e alcuni di loro tornano a mangiare alcuni degli alimenti che non tolleravano.