26.01.2009
Nano particelle intercettano gli agenti provocatori del cancro nelle cellule viventi
Gli ingegneri del MIT hanno sviluppato dei nanotubi al carbonio ricoperti di DNA, per individuare la presenza di agenti chimici nelle cellule, che possono modificare la struttura del DNA.

Gli ingegneri del MIT (Massachusetts Institute of Technology) hanno sviluppato dei nanotubi al carbonio ricoperti di DNA, per individuare la presenza di agenti chimici nelle cellule, che possono modificare la struttura del DNA.

I nanotubi funzionano come sensori, uno per ogni cellula, ed hanno lo scopo di monitorare l’azione della chemioterapia, rilevando la presenza di tossine all’interno delle cellule stesse.

Questi sensori infatti, possono essere posti all’interno delle cellule viventi, sane o neoplastiche (maligne), e sono in grado di scoprire diverse classi di molecole che danneggiano il DNA.

Essendo i nanotubi ricoperti di DNA risultano sicuri quando inseriti nelle cellule viventi. Molti farmaci chemioterapici sono particolarmente distruttivi sul DNA e possono causare effetti collaterali molto seri quando colpiscono i tessuti sani. Risulta quindi fondamentale conoscere l’azione del farmaco ed essere sicuri che abbia raggiunto con precisione il target.

La nuova tecnologia descritta sfrutta il vantaggio legato alla fluorescenza dei nanotubi qualora sottoposti da vicino alla luce infrarossa: il tessuto umano non è invece invece fluorescente alla luce infrarossa, cosicché risulta facile evidenziare la luminosità dei sensori/nanotubi.

In questo modo il sensore può definire con esattezza la locazione della molecola di farmaco all’interno della cellula. Inoltre poiché l’interazione tra il DNA della cellula ed il farmaco chemioterapico determinano una diversa intensità della luce emessa dal nano tubo, è possibile sapere non soltanto dove si trova il chemioterapico, ma anche rilevarne la funzionalità: ovvero conoscere se è attivo o meno.

La tecnica descritta può avere una varietà di applicazioni rappresentando di fatto un sistema di sensori per alcuni tipi di molecole utilizzate in trattamenti specifici e per periodi estesi. La prima applicazione a riguardo, come descritto, consiste nella verifica dell’azione effettiva dei chemioterapici sui tumori, con evidenti ricadute sulla salute dei pazienti.

Nel futuro i ricercatori prevedono di utilizzare i sensori per studiare l’effetto di diversi antiossidanti, e comprendere come utilizzarli efficacemente al posto di farmaci tossici come i chemioterapici.

 

Fonte: www.medgadget.com, 15 Dicembre 2008