20.02.2009
Cancro al fegato
Il cancro al fegato, o epatocarcinoma, e' uno dei tumori più diffusi al mondo e si colloca al quarto posto della triste graduatoria del numero di morti per tumore in Italia, con un costante aumento negli ultimi 30 anni

EPIDEMIOLOGIA
Il cancro al fegato, o epatocarcinoma, è uno dei tumori più diffusi al mondo e si colloca al quarto posto della triste graduatoria del numero di morti per tumore in Italia, con un costante aumento negli ultimi 30 anni.
Di tutti i tumori, la percentuale di quelli che colpiscono il fegato oggi si aggira intorno al 2-3% circa. 
Più del 95% dei malati di tumore al fegato è cirrotico, e circa nel 5% dei casi di cirrosi il decorso della malattia porta al tumore.

CAUSE
In più della metà dei casi la cirrosi si sviluppa a causa del virus dell’epatite B o dell’epatite C, il resto soprattutto per abuso di alcol.
In Italia i portatori di virus dell’epatite B sono circa un milione, mentre sono circa un milione e mezzo quelli portatori di epatite C.
Per fermare questa endemia di cirrosi, che poi inevitabilmente porta al cancro del fegato, non c’è alcun dubbio: bisogna soprattutto agire sul fronte della prevenzione.

In sostanza, dunque, bisogna agire a monte e bloccare lo sviluppo della cirrosi.

Fino a pochi anni fa, contro il virus dell’epatite B si era praticamente impotenti. Ma oggi, grazie a farmaci simili a quelli che si usano contro il virus dell’HIV, si riesce a bloccare la replicazione del virus in più del 95% dei casi.

Il caso del virus C è più complicato, e solo una particolare associazione di due farmaci riesce a bloccare la replicazione del virus in circa il 60% dei casi.
Nel caso dell’epatite C, oltre ai trattamenti tradizionali che sono l’interferone peghilato e la ribavirina, esistono nuovi farmaci antivirali promettenti che possono riassumere in tre gruppi di farmaci:

  • gli inibitori delle proteasi,
  • gli inibitori della HCV-polimerasi,
  • gli inibitori della ciclofilina.

    Agendo in questo modo è possibile dunque bloccare la cirrosi sul nascere e prevenire anche il cancro al fegato.
    Naturalmente, un approccio preventivo molto efficace è quello della vaccinazione di massa per il virus dell’epatite B, una pratica che in Italia è obbligatoria dal 1991.
    Un’altra possibilità è la prevenzione secondaria che si attua controllando ogni sei mesi il sangue dei cirrotici e con l’ecografia epatica. In questo modo si possono individuare precocemente i tumori del fegato.

     


     

    TERAPIE PERCUTANEE

    L’arsenale terapeutico degli oncologi oggi si arricchisce di due nuove armi in grado di tenere sotto controllo sempre più efficacemente il tumore del fegato.

    Si tratta di due tecniche di trattamento cosiddetto locoregionale, concentrato cioè sulla zona di organismo affetta dalla malattia che in questo caso è il fegato.

    I trattamenti più efficaci per i pazienti con epatocarcinoma che non possono essere indirizzati al trapianto di fegato sono sostanzialmente di due tipi. 

  • Il primo metodo è quello dell’inoculazione all’interno del tumore di alcol al 98%, sotto guida ecografica. L’alcol, si sa, uccide le cellule epatiche ed è per questo che fa male e va sconsigliato. L’alcol diventa però utile per uccidere solo le cellule malate quando viene usato in maniera molto mirata.
  • Il secondo metodo per eliminare le cellule tumorali utilizza onde elettromagnetiche e prende il nome di termoablazione a radiofrequenza.
    Tale tecnica consiste nell’impiego di aghi che emettono onde radio a una particolare lunghezza d’onda che provoca la necrosi, cioè la morte, delle cellule interessate dal tumore.
    In altre parole, “brucia” le cellule tumorali. Anche in questo caso per indirizzare l’ago ci si aiuta con tecniche ecografiche.

Entrambi i metodi hanno la caratteristica di essere percutanei: i medici cioè intervengono ad addome chiuso in anestesia locale, il che rappresenta un importante passo in avanti per il benessere dei pazienti.

Questi trattamenti locoregionali rivestono particolare importanza perché determinano un rallentamento significativo della crescita tumorale nei pazienti che non possono essere sottoposti a trapianto, unico metodo che garantisce sia la guarigione dal cancro, sia della cirrosi che lo ha determinato.
Anche i pazienti in lista d’attesa per il trapianto possono giovarsene.

Se il tumore compare durante questa attesa, infatti,  si riesce a bloccarne la progressione e a non far peggiorare le condizioni del paziente, permettendo il suo mantenimento nella lista. E questo naturalmente aumenta le probabilità che il paziente possa guarire del tutto grazie al trapianto.

A cura di Prof. Gasbarrini Antonio, Prof. Rapaccini Gian Lodovico