14.01.2010
I nuovi globuli rossi artificiali
Un gruppo di ricercatori della University of Michigan, ha sintetizzato delle nuove particelle biodegradabili e biocompatibili, che possiedono la dimensione, la forma e la flessibilità dei globuli rossi naturali.


Gà a partire dagli anni 50 la ricerca biomedica ha cercato di emulare e riprodurre artificialmente le caratteristiche e le funzionalità dei globuli rossi naturali, con esiti non sempre positivi a causa della complessità strutturale e della caratteristica forma concava di queste molecole.

Recentemente un gruppo di ricercatori della University of Michigan, ha sintetizzato delle nuove particelle biodegradabili e biocompatibili, che possiedono la dimensione, la forma e la flessibilità dei globuli rossi naturali.

 

La vera innovazione di questa tecnologia risiede proprio nella forma, infatti, a differenza dei materiali di generazione precedente, che presentano micro strutture a forma sferica, gli scienziati sono riusciti a riprodurre la caratteristica concavità dei globuli rossi a partire da particelle sferiche di PLGA (poly lactic-coglycolic acid).

Per ricreare tale concavità, si è partiti da strutture sferiche di polimero PLGA, sottoponendole a cicli ripetuti di trattamenti con alcol, sino a causarne il collasso strutture e quindi la forma concava.

Una volta ottenuta la forma corretta, la struttura è stata trattata e ricoperta con uno strato proteico, e testata per molteplici funzioni, tra cui:

 

 

  1. penetrare e scorrere all’interno di tubi delle dimensioni di capillari umani;
  2. legare (e rilasciare successivamente) tramite lo strato proteico esterno diverse molecole di farmaco. Tali test hanno dimostrato una straordinaria capacità di penetrazione delle particelle ed una buona precisione di rilascio delle molecole di farmaco, tutte caratteristiche che potrebbero rivoluzionare le attuali terapie basate sul rilascio di farmaco.

 

Gli studiosi hanno inoltre testato le particelle per un eventuale utilizzo come mezzo di contrasto per indagini di risonanza magnetica, tale sperimentazione è stata effettuata incapsulando nanoparticelle di ossido di ferro all’interno delle particelle di PLGA.

 


Fonte: www.technologyreview.com, December 15, 2009