17.09.2009
Nuova tecnologia per diagnosi precoce del tumore alla mammella
I ricercatori del National Cancer Institute hanno progettato una nuova metodica di imaging per rilevare la presenza della proteina HER2, un marker predittivo del cancro al seno.

I ricercatori del National Cancer Institute hanno progettato una nuova metodica di imaging per rilevare la presenza della proteina HER2, comunemente riconosciuta come un marker predittivo del cancro al seno.

Come è possibile immaginare, le implicazioni derivanti da questa nuova invenzione potrebbero essere davvero molteplici, dall’effettuazione di ricerche sulla fisiopatologia del carcinoma della mammella, fino allo sviluppo di nuovi protocolli terapeutici.

La tecnica di rilevazione del marker si basa sull’utilizzo di un composto sviluppato ad hoc, che consiste di un atomo radioattivo (Fluoro-18) attaccato ad una molecola Affibody, una piccola proteina che lega in maniera forte e specifica la proteina HER2.

Le molecole Affibody, svluppate in Svezia, sono molto più piccole degli anticorpi e riescono a raggiungere più facilmente la superficie del tumore.

L’atomo radioattivo, permette la distribuzione delle molecole Affibody all’interno del corpo, per essere analizzate tramite Tomografia ad Emissione di Positroni (PET).

Gli studiosi hanno utilizzato una molecola di composto Affibody- Fluoro-18 su cavie di ratto, per visualizzare i tumori che presentavano espressione del marker HER2.

Alle cavie è stato iniettato sottocute un quantitativo di cellule tumorali umane (tumore della mammella), che presentavano una forte variabilità nei livelli di espressione di HER2, da quantitativi minimi a livelli molto elevati.

Dopo 3-5 settimane di osservazione, dopo che il tumore si era rigenerato, sono state somministrate ai ratti dosi di molecole Affibody e sono state effettuate le scansioni PET.

I risultati in termini di espressione di HER2 sono stati del tutto sovrapponibili ai valori riscontrati dalle misurazioni effettuate tramite tecniche di laboratorio, sulle cellule tumorali dello stesso campione prelevato durante l’intervento chirurgico.

Per determinare inoltre, se la metodica possa essere utilizzata per monitorare possibili cambiamenti nei livelli di espressione del marker HER2 in risposta a trattamenti chemioterapici, gli studiosi hanno iniettato nelle cavie molecole Affibody e cellule tumorali che presentavano “elevati” o “molto elevati” livelli di espressione di HER2, per poi trattarli con il farmaco 17-DMAG, conosciuto per le sue capacità di diminuire l’espressione del HER2.

Una scansione PET è stata effettuata anche in questo caso, prima e dopo la somministrazione di 17-DMAG.

I risultati hanno evidenziato, rispetto alle cavie che non hanno ricevuto il 17-DMAG, una diminuzione dei livelli di espressione di HER2:

1) nel 71% delle cavie a cui erano state iniettate cellule tumorali ad “elevata” espressione di HER2;

2) nel 33% delle cavie cui erano state iniettate cellule tumorali a “molto elevata” espressione di HER2.

 

Fonte: www.medgadget.com, july 2, 2009

The journal of nuclear medicine, Vol. 50, No. 7 July 2009