13.08.2009
Ultrasuoni intelligenti
Gli ultrasuoni attualmente sono utilizzati in medicina per fini diagnostici. Tuttavia, negli ultimi due anni è stato condotto un certo numero di sperimentazioni che utilizzano tale strumento anche per il controllo dell’attività

Gli ultrasuoni attualmente sono utilizzati in medicina per fini diagnostici.

Tuttavia, negli ultimi due anni è stato condotto un certo numero di sperimentazioni che utilizzano tale strumento anche per il controllo dell’attività cerebrale.

 

Molti scienziati sono convinti che tale tecnologia non invasiva possa fornire una valida alternativa ad altri trattamenti invasivi che sono utilizzati nella pratica odierna per gestire alcuni tipi di malattie del sistema nervoso.

In particolare l’utilizzo di dispositivi è stato molto frequente negli ultimi anni nel caso di malattie con il morbo di Parkinson, la distonia, i disturbi ossessivo-compulsivi.

Tuttavia, a causa dell’elevata invasività, l’impianto di tali dispositivi è solitamente applicato a casi molto gravi per i quali un trattamento farmacologico non sarebbe efficace.

In realtà esistono anche altre procedure meno invasive come la stimolazione magnetica trans-cranica che è utilizzata per curare la depressione, ma che stimola solamente la parte superficiale della corteccia cerebrale e che è quindi di efficacia molto limitata.

Grazie agli ultrasuoni invece sarebbe possibile avere un raggio d’azione illimitato e con un’azione molto più precisa rispetto a quella di un device impiantabile.

Infatti, il vero problema rispetto all’utilizzo delle due tecnologie alternative (device e stimolazione magnetica) è stato che mentre una consentiva di stimolare le cellule cerebrali più in profondità ma con un basso tasso di precisione, l’altra permetteva un’azione più mirata ma limitata solo ad alcune parti del cervello.

Gli ultrasuoni consentirebbero di superare questo trade-off consentendo di raggiungere ambedue gli obiettivi a patto che vengano risolte due questioni fondamentali.

La prima è che non è ancora chiaro se l’attività cerebrale sia regolata tramite principi di azione meccanici o termici (nel primo caso gli ultrasuoni sarebbero inutili), la seconda è che dal momento della sperimentazione al momento della commercializzazione e utilizzo nella pratica corrente potrebbe passare molto tempo dal momento in cui le agenzie regolatrici vorrebbero avere dati inopinbabili sui margini di sicurezza della tecnologia.

In merito, tuttavia, gli sperimentatori sono moderatamente ottimisti.

 

Fonte: http://www.technologyreview.com/biomedicine/22746/page1