09.09.2010
Passione subacquea: attenti all'orecchio!
l “tallone d’Achille” del subacqueo è sicuramente l’orecchio. E’ questo il vero punto debole di chi va sott’acqua, sia in apnea sia con gli autorespiratori. Le lesioni dei famosi “tre compartimenti” (interno, medio ed esterno) dell’orecchio sono molto più frequenti di quella che è ritenuta – per antonomasia – la patologia di chi si immerge: la malattia da decompressione (MDD).

A sinistra l'orecchio in sezione
1. Padiglione auricolare,
2. pericondrio,
3. condotto uditivo,
4. timpano,
5. martello,
6. incudine,
7. staffa,
8. canali semicircolari,
9. coclea,
10. tuba di Eustachio,
11. nervo acustico.

Il benessere e il buon funzionamento dell’orecchio medio non può prescindere dalla cosiddetta “equipressione” fra la cassa del timpano (la cavità dell’orecchio medio, “scavata” nell’osso temporale che contiene la catena dei tre ossicini: staffa, incudine e martello) e l’ambiente esterno.
Non essendo però la pressione ambientale sempre uguale (è di 760 mm/Hg, ossia di un’atmosfera, a livello del mare; sott’acqua aumenta; in quota diminuisce) quella dell’orecchio medio ha bisogno ogni volta di adattarsi, equipararsi, a quella esterna.

Questo meccanismo - la compensazione - si realizza attraverso la Tuba di Eustachio, un condotto situato fra la parte posteriore delle cavità nasali (rinofaringe) e la cassa del timpano.
Questo piccolo canale si apre spontaneamente a ogni atto di deglutizione, a uno sbadiglio, a uno starnuto, attuando un sistema per adattare continuamente la pressione interna dell’orecchio medio a quella dell’ambiente esterno.

Esistono varie tecniche di compensazione. Hanno tutte lo stesso obiettivo: introdurre aria, attraverso la Tuba di Eustachio per farla arrivare all’interno del timpano.
Se questa manovra è inefficace o è ostacolata da muco (otiti, sinusiti), non è possibile controbilanciare la pressione che viene esercitata sul versante esterno del timpano.
Se la differenze di pressione dalle due parti del timpano diventa eccessiva, la membrana si introflette fino a perforarsi o – nei casi più gravi – a lacerarsi.
In entrambi i casi si può aver bisogno dei ferri del chirurgo (timpanoplastica).
Più raramente le lesioni meno gravi si risolvono spontaneamente, nell’arco di diversi mesi.



Nell'immagine a sinistra

la rappresentazione di come si
introflette il timpano quando la
pressione esterna dell'acqua
non è compensata
adeguatamente.




L'ORECCHIO IN IMMERSIONE
Una rottura del timpano può avvenire anche a profondità di pochi metri.
I sintomi si manifestano, generalmente, subito dopo l’immersione.
Durante la discesa, la mancata o difettosa compensazione può provocare seri danni all’orecchio medio, fino a un significativo stravaso di siero e di sangue, che può riempire la cavità.
Può essere avvertita una sensazione di “orecchio pieno e ovattato”’, con riduzione dell’udito e dolore, anche lancinante. In tutti i casi è necessaria l’immediata attenzione del medico.
Bisogna sospendere le immersioni ed evitare ogni variazione di altitudine, incluso il volo.
Per evitare i danni sopracitati, è indispensabile effettuare una corretta compensazione, iniziando già appena sotto la superficie dell’acqua.
E’ utile procedere a una leggera Manovra di Valsalva, a “orecchie allagate”, prima di iniziare la discesa.
Altro suggerimento è quello di scendere con i piedi verso il basso: in questo modo l’aria contenuta nelle cavità dell’orecchio tenderà ad andare verso l’alto in maniera naturale, senza costringere a forzarla. Per lo stesso motivo potrebbe essere utile rivolgere un eventuale “orecchio capriccioso” verso la superficie.
Nei primi metri di discesa, dove il gradiente di pressione è più marcato, è sempre bene compensare frequentemente. Nel caso in cui si dovesse avvertire una compensazione difficoltosa sono assolutamente da evitare forzature, interrompendo la discesa e abortendo l’immersione.Dopo un bagno o un’immersione (sopratutto nei mari caldi) è utile applicare nel condotto uditivo esterno alcune gocce di soluzione di acido acetico al 4-6% (lasciandole almeno 5 minuti). In farmacia la vendono con l’apposito contagocce, ma è anche possibile realizzarla in casa usando acqua distillata e aceto al 50%. La soluzione elimina i microrganismi responsabili di otiti esterne e cerume.

L'ORECCHIO IN RISALITA: IL BLOCCO INVERSO
Situazioni di rischi per la salute dell'orecchio esistono anche nella fase di risalita dalle immersioni. Un esempio è il fenomeno del blocco inverso, gli americani lo chiamano inverted squeze, e si può manifestare con un acuto dolore al timpano o a qualsiasi altra cavità aerea come i seni frontali o i seni mascellari. E’ dovuto all’espansione dell’aria contenuta nell’orecchio medio per la diminuzione della pressione ambientale che si realizza durante la risalita.
E’ inverso perché l’aria all’interno delle cavità aeree, in questo caso, si espande e, nel caso specifico del timpano, questo si estroflette.



Nell'immagine a sinistra

la rappresentazione di quello
che succede al timpano quando
la pressione esterna dell'acqua
è inferiore a quella interna
dell'aria.



 

L’eventuale conseguente lesione (perforazione/lacerazione) dello stesso è in esplosione. Per questo è definito barotrauma dell’orecchio medio in risalita o barotrauma da aumento di volume.
E’ esattamente il contrario di quanto avviene – molto più frequentemente – nelle primissime fasi dell’immersione, quando l’aria nell’orecchio medio tende a comprimersi e a introflettere il timpano.

Alla base di tutto c’è uno dei principi fondamentali della subacquea: la legge di Boyle e Mariotte.
Robert Boyle (1627- 1691) e Edme Mariotte (1620-1884) hanno scoperto una legge dei gas che oggi ci sembra tanto semplice: il volume è inversamente proporzionale alla pressione.
Aumentando la pressione (in discesa) si riduce il volume dell’orecchio medio e il timpano si introflette, e, in assenza di una corretta manovra di compensazione, si crea una patologia timpanica.
Esattamente il contrario in risalita: se la tuba è ostruita, l’aria rimane intrappolata nell’orecchio medio o nelle cavità aeree, e si ha il blocco inverso.

Nel caso in cui il subacqueo avverta disturbi di questo tipo durante la risalita, deve ridiscendere di qualche metro e risalire molto più lentamente in modo da dare la possibilità all’aria in eccesso di fuoriuscire, magari “aiutandola” effettuando alcuni movimenti laterali della mandibola.
Il naso chiuso e, peggio, la tuba ostruita, sono dovuti a una dilatazione dei piccoli vasi della mucosa delle cavità nasali e tubariche: l’edema (gonfiore) che ne consegue riduce il passaggio dell’aria rendendo difficoltosa la respirazione e ostacolando il passaggio di aria tra faringe, orecchio medio e seni.
Si tratta di una condizione che può essere di natura infettiva (il comune raffreddore) o allergica (rinite allergica). In ogni caso, è assolutamente da evitare l’uso di farmaci decongestionanti o antistaminici, durante il periodo delle immersioni: questo tipo di farmaci, infatti, sono una delle principali cause del blocco inverso in quanto può capitare che il loro effetto si esaurisca proprio sott’acqua durante l’immersione inducendo una repentina chiusura dei condotti aerei.


 

 

A cura di Dott. Revelli Luca, Istruttore subacqueo FIPSAS, Direttore medico e scientifico Progetto Abissi.