03.08.2012
Piscina e mare, un nemico è in agguato: l'otite del nuotatoree del subacqueo
Con l'arrivo del caldo, l'esigenza e il piacere di rinfrescarsi diventa più che mai gradita. L’orecchio, però, è il vero tallone d’Achille di chi nuota in piscina o al mare e, ancora di più, di chi fa apnea o immersioni con le bombole.

Con l'arrivo del caldo, l'esigenza e il piacere di rinfrescarsi diventa più che mai gradita. L’orecchio, però, è il vero tallone d’Achille di chi nuota in piscina o al mare e, ancora di più, di chi fa apnea o immersioni con le bombole. Ci sono diversi accorgimenti da tenere presenti per prevenire “l’orecchio del nuotatore”. Innanzitutto farsi controllare le orecchie: se ci sono tappi di cerume vanno rimossi prima di andare al mare. Tenere asciutto il condotto uditivo esterno, facendo interruzioni tra una nuotata e l’altra in modo da evitare il ristagno di acqua. Evitare piscine e spiagge sovraffollate, non utilizzare i “tappi” per le orecchie (l’acqua entra comunque e ristagna tra tappo e timpano), evitare di grattarsi le orecchie e usare i cotton-fioc con parsimonia. 

Queste in sintesi le raccomandazioni per prevenire le otiti durante le vacanze al mare proposte dal dottor Luca Revelli, docente di Fisiopatologia chirurgica presso l’Università Cattolica-Policlinico A. Gemelli di Roma e istruttore della Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee, cui segue un più approfondito contributo. 

Esiste un tipo di otite che interessa esclusivamente chi va in acqua. Anche chi “si fa il bagno” solamente. E’ la cosiddetta “otite del nuotatore” (o del subacqueo) ossia l’infiammazione dell’epitelio del condotto uditivo esterno, dovuta a colonizzazione di microrganismi presenti in mare, al lago, nei fiumi e nelle piscine.  
All’inizio si manifesta con prurito all'orecchio e con modesta riduzione dell’udito (ipoacusia). Se il quadro procede si può arrivare a dolore anche molto importante, soprattutto toccando il padiglione auricolare. Nei casi più gravi si accompagna a febbre e a una secrezione giallastra e purulenta, che si raggruma facilmente.

Si tratta di una infezione da batteri o da funghi (miceti) che può colpire anche tutte e due le orecchie. Esistono diversi fattori predisponenti. Tra questi l’umidità all'interno del condotto uditivo esterno (legata al clima umido e a una sudorazione abbondante), l’impiego indicriminato di cotton-fioc (che possono provocare microabrasioni, ottimo terreno di coltura per microrganismi), la presenza di tappi di cerume (che possono sequestrare minime quantità di acqua), uno sviluppo abnorme di funghi e batteri nelle aree balneari (soprattutto nei mari tropicali, particolarmente ricchi di plancton, ma anche in piscine o spiaggie particolarmente affollate).

La diagnosi è abbastanza facile. Per confermarla può essere utile un esame otoscopico che diventa indispensabile soprattutto se si vuole fare diagnosi differenziale con l’otite media acuta (in cui si arrossa solo la membrana timpanica). 
Quando i “colonizzatori” sono batteri, la terapia di scelta è quella antibiotica, generalmente per via generale (per bocca). Solo in casi particolarmente aggressivi può diventare necessaria una terapia per via intramuscolare. Se l’infezione è dovuta a funghi, la terapia è essenzialmente locale, con gocce antimicotiche. A volte ci possono essere sia batteri che funghi: in questi casi le terapie vanno combinate. Poiché il rischio di recidiva è molto alto la terapia dovrebbe durare almenio una settimana facendo attenzione a non bagnare l’orecchio malato. A guarigione completa limitare il contatto con l’acqua del mare o della piscina.

Nei mari tropicali i subacquei delle “settimane blu” conoscono l’importanza dell’igiene dell’orecchio esterno: dopo ogni immersione (o almeno una volta al giorno, prima di andare a dormire) si lavano il condotto uditivo con soluzioni adeguate (acido borico), inattivando tutti i microrganismi contenuti nel plancton.